La necessità della chiesa locale – parte 3

Metafore, comandamenti e pronomi plurali

Nota editoriale: questa è l’ultima parte di una serie di tre post pubblicati.

L’idea di professare una vita cristiana di isolamento dalla chiesa locale è alquanto estranea al Nuovo Testamento. È incredibile come tante persone possano leggere il Nuovo Testamento e non capirlo.

La necessità di una partecipazione attiva alla chiesa locale di tutti i veri credenti vale per ogni parte del mondo ed è resa ben chiara dalle metafore, dai comandamenti e dai pronomi plurali utilizzati dalla Scrittura.

Metafore

Per prima cosa, consideriamo le metafore.

La chiesa locale è definita come un edificio in Efesini 2:20 e in 1Pietro 2:5.

Un edificio è una struttura composta da materiali specifici. Se separi un materiale dall’edificio stesso, quel materiale non fa più parte della struttura conosciuta come edificio. Questa metafora ci dimostra che la Scrittura presuppone che i credenti siano uniti ad una chiesa locale in modo da esserne regolarmente coinvolti. In assenza del materiale che lo compone, non può esistere un edificio.

Una seconda metafora della chiesa locale è il corpo.

Paolo parla dei membri della chiesa come delle membra di un corpo in 1Corinzi 12:12-31. Per definizione, qualsiasi parte del corpo venga rimossa dal esso non fa più parte del corpo. Dunque, questa metafora presuppone che i credenti siano parti attive del corpo di Cristo nella chiesa locale.

La metafora finale è quella della sposa.

Paolo utilizza un’analogia di un marito e una moglie parlando di Cristo e della chiesa in Efesini 5. Non vogliamo abusare troppo di questa metafora implicando che Cristo sia poligamo, avendo molte “spose” rappresentate dalle chiese locali. Piuttosto, dobbiamo considerare tutti i santi di ogni tempo come la Sposa, e capire che la Sposa è attualmente rappresentata dalle chiese visibili, locali del Nuovo Testamento. Quindi, è impossibile essere “parte della Sposa” e tenersi volontariamente al di fuori dalla manifestazione locale della Sposa che è la chiesa locale. Qui alcuni vorranno elencare delle eccezioni. Sicuramente possiamo trovare diversi scenari in cui qualcuno può essere un vero credente, eppure trovarsi al di fuori della chiesa locale. Questa, però, è l’eccezione, non la regola. Infatti, si tratta di un’eccezione piuttosto rara se crediamo nel Nuovo Testamento.

Comandamenti

Per proseguire, ci sono numerosi comandamenti nel Nuovo Testamento a cui è impossibile obbedire al di fuori della chiesa locale, visibile. Ad esempio, i tanti “gli uni gli altri” della Scrittura non possono essere compiuti in isolamento. Si può provare a prendere alcuni comandamenti, come “amatevi gli uni gli altri” e applicarli individualmente ma, quando presi nel contesto dei vari “gli uni gli altri” del Nuovo Testamento, vediamo che è alquanto impossibile, inconcepibile, obbedire a questi comandamenti in qualunque posto al di fuori della vita della chiesa locale. Prendete ad esempio 1Corinzi 11:33: “Quando vi riunite per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri”. Questo può essere fatto solo all’interno della chiesa locale.

Altri esempi di “gli uni gli altri” abbondano. Le esortazioni a sopportarsi “gli uni gli altri con amore” (Ef 4:2), a portare “i pesi gli uni degli altri” (Ga 6:2), a fare “attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere” (Eb 10:24), e a confessare “i vostri peccati gli uni agli altri” (Gm 5:16) non possono essere giustamente intese né correttamente eseguite al di fuori della chiesa locale.

Seppur vero che esistano applicazioni di questi comandamenti per tutti i cristiani, tentare di applicarli tutti solo alla chiesa “universale” li rende essenzialmente insignificanti. “Come posso portare realisticamente il peso di tutti i cristiani di ogni luogo? Non sono in grado. Piuttosto, posso scegliere solo quelli che voglio sostenere.” Questo, però, non è lo spirito del comandamento. Dobbiamo portare i pesi delle persone della nostra chiesa locale in modo da praticare l’umiltà, la gentilezza, e la pazienza. Se dovessi applicare questo comandamento a tutti i cristiani, non ci proverei affatto, o mi caricherei addosso un peso eccessivo, continuando comunque a non soddisfarlo.

Questi comandamenti, insieme a molti altri, si trovano nella Scrittura perché la partecipazione attiva alla chiesa locale è richiesta a tutti i credenti. “Essere chiesa” significa partecipare regolarmente agli incontri della chiesa locale per adempiere a questi comandamenti. Non sto suggerendo che “essere chiesa” consista solo in questo. C’è sicuramente di più! Ma questo è il minimo.

Pronomi plurali

Per finire, i pronomi plurali del Nuovo Testamento ci dimostrano che il nostro rapporto personale con Gesù non consiste in un rapporto privato. Questo rapporto dev’essere vissuto nel contesto della chiesa locale. Lasciate che vi dia alcuni esempi di questa pluralità nel libro di Ebrei:

  • 4:14 – “Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo.”
  • 4:16 – “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.”
  • 6:1 – “Perciò, lasciando l’insegnamento elementare intorno a Cristo, tendiamo a quello superiore e non stiamo a porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio…”
  • 10:24 – “Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere…”
  • 12:1 – “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta…”
  • 13:15 – “Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome.”

L’autore di Ebrei ci dimostra in modo esplicito che non esistono cavalieri solitari nel cristianesimo. Sappiamo che queste esortazioni devono essere praticare in parte nel contesto della chiesa locale perché, nel versetto 10:25, ci dice di non smettere di riunirci.

Ebrei non è l’unico libro che presenta pronomi plurali. Nel Nuovo Testamento sono così frequenti che potreste non averli notati. Ad esempio, Filippesi 1:6 dice: “E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”.

Forse, se non ve lo dicessi io, non lo notereste affatto: Paolo non sta parlando ad un cristiano individuale, ma alla chiesa locale di Filippi. Togliendovi gli occhiali del cristianesimo americano, inizierete a vedere pronomi plurali ovunque. Non possiamo comprendere il cristianesimo del Nuovo Testamento senza la chiesa locale.

Gesù non è un politico che prova ad essere eletto. Non ci lancia dolci promesse pur di farci votare per Lui. Al contrario, la Sua promessa è inattaccabile ed irrevocabile. Possiamo fidarci, si sta avverando anche in questo preciso istante. Egli sta edificando la Sua chiesa, e il motivo per cui sappiamo che questo è vero è che possiamo vedere le chiese locali, visibili che continuano a portare il Suo vessillo in tutto il mondo.  La chiesa locale è una componente necessaria della vita cristiana.

La chiesa locale è ancora importante.

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