La piaga della pedofilia tra i testimoni di Geova

Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori ha travolto i testimoni di Geova in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Nuova Zelanda e poi via via in molti altri Paesi sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce, e di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati più di mille pedofili e oltre milleottocento episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura dagli anni Cinquanta a oggi. Numeri che non tengono conto del sommerso, cioè dei casi non venuti a galla. La Commissione Reale Australiana ha dimostrato che i testimoni di Geova gestivano i casi di pedofilia dentro le congregazioni anziché lasciare che se ne occupasse la legge. I documenti della Commissione mostrano che dei presunti responsabili “nessuno è stato denunciato dall’organizzazione alle autorità secolari”. Anzi, su sito ufficiale della Commissione è disponibile un database con i dettagli dei mille pedofili trovati tra i testimoni di Geova australiani, con tanto di genere, numero di vittime abusate, ruolo nella chiesa, eccetera. C’è di tutto, tranne la denuncia alle autorità.

Negli Stati Uniti la pedofilia tra i testimoni di Geova è stata particolarmente sentita e ha spinto la magistratura a emettere condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta in California, dove un tribunale ha obbligato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo la giovane si alzò più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione. Sempre negli Stati Uniti, tra le decine di processi in cui sono coinvolti i testimoni di Geova, ce n’è uno nello Stato del Montana in cui la società religiosa è stata condannata a pagare danni punitivi e compensativi per un totale di trentacinque milioni di dollari.

Che i testimoni di Geova abbiano l’abitudine di insabbiare i casi di pedofilia fu confermata da un’indagine condotta nel 2015 dal Center for Investigative Reporting, che portò alla luce migliaia di documenti prodotti dalla Società Torre di Guardia in cui erano presenti istruzioni per gli anziani dei testimoni di Geova per tenere nascosti, sia alle forze dell’ordine sia agli altri testimoni di Geova, i casi di pedofilia e abusi sessuali avvenuti all’interno della congregazione per ben venticinque anni. Nel 2019 la rivista americana The Atlantic pubblicò un articolo sconcertante in cui rivelava che la Watch Tower, la società legale che guida i testimoni di Geova, possiede quello che forse è il più grande database al mondo di pedofili, con circa ventimila predatori sessuali che si aggiravano nelle oltre diecimila congregazioni americane nel 1997, con una media di due pedofili per ogni congregazione. Un dato spaventoso che ha spinto qualcuno a definire le comunità dei testimoni di Geova come “paradisi per pedofili”.

Indagini sui testimoni di Geova, nel frattempo, sono state aperte anche in Canada, dove la Corte Suprema del Quebec ha approvato una Class Action da sessanta milioni di dollari contro la Watch Tower. Stessa cosa è avvenuta in Nuova Zelanda e nel Regno Unito, dove i testimoni di Geova sono indagati per occultamento dei casi di pedofilia e abusi sessuali. Un caso clamoroso avvenne in Inghilterra nel 2014, dove un “anziano” dei testimoni di Geova, Mark Sewell, fu condannato a quattordici anni di carcere per aver abusato sessualmente di diciassette donne, anche minorenni, tra il 1987 e il 1996. L’uomo fu dichiarato colpevole di otto molestie sessuali e di due stupri, il primo di una donna adulta rimasta purtroppo incinta, e il secondo di una bambina di 12 anni.

Tuttavia, nonostante che in numerosi processi nel mondo la Watch Tower sia stata condannata a pagare risarcimenti cospicui a causa della mala gestione dei casi di pedofilia all’interno delle sue congregazioni, oltre a ricorrere in appello per non pagare le vittime, la Watch Tower ha manifestato in diversi casi di non collaborare neppure con la Giustizia. In Olanda, per esempio, la Watch Tower si è rifiutata di fornire la documentazione richiesta a seguito di indagini sugli abusi sui minori. A seguito di questo comportamento, la professoressa di diritto penale Henny Sackers, affermò: “Sembra quasi una sorta di arrogante disprezzo per l’ordine legale olandese”. Per ottenere i documenti incriminati la polizia olandese dovette fare irruzione nella sede nazionale olandese dei testimoni di Geova. Stessa cosa è avvenuta in Belgio dove la polizia effettuò un raid nella Filiale nazionale.

I testimoni di Geova adottano verso la pedofilia una politica di ispirazione biblica, che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le accuse vengono valutate da un comitato di anziani, e devono essere supportate da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

Un ex anziano della comunità, infatti, racconta: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione”. E questo non è proprio un “bene, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

Sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane e che, per paura, per vergogna, e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia.

Qualche tempo fa, anche Le Iene raccolsero la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha raccontato di essersi rivolto personalmente ai carabinieri per segnalare l’accaduto. Per tutta risposta, è stato dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fedeli.

Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche arrivate dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo, come se non fosse stato normale farlo anche in passato. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati eloquenti: si parla di ventotto pedofili che sono stati nominati anziani e di duecentotrenta riammessi nei ranghi. Di questi, settantotto erano stati disassociati più di una volta per lo stesso reato. Il 12 agosto 2019 gli otto membri del corpo direttivo, l’autorità massima dell’organizzazione, sono stati citati in giudizio per responsabilità dirette legate alle politiche che hanno favorito e coperto abusi sessuali su minori.

Mario Barbato

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