La risposta di Erasmo da Rotterdam

“Non naviga infelicemente chi tiene la rotta di mezzo tra due diversi mali”.
Si riassume così il pensiero di Erasmo da Rotterdam nei confronti delle principali posizioni teologiche e dottrinali conosciute nel momento in cui la Riforma protestante si stava propagando insieme a quella tecnica allora d’avanguardia definita stampa a caratteri mobili (XVI secolo).
I due mali sono rappresentanti, nello specifico, nei dogmi e nelle divisioni insite all’interno di due sistemi religiosi, l’uno già dominante –la chiesa cattolica romana- e l’altro destinato a cambiare la storia confessionale del mondo: la Riforma luterana.
Nonostante la stabilità della chiesa cattolica fosse minata da forze centrifughe quali continui fermenti, proteste in contrasto alla corruzione e allo strapotere temporale dei papi, e ordini minori che ne attenuavano la forza centralizzatrice, fu la Riforma e la sua fulminea diffusione in tutta Europa a realizzare quello strappo insanabile tra dogmatismo cattolico e bisogno autentico di trovare il primo evangelo nella sua purezza originaria. Bisogno di cui Erasmo da Rotterdam si fece portavoce in diverse occasioni, dichiarando a più riprese la propria avversità nei confronti di un sistema, quello cattolico, di cui faceva parte, ma di cui non ne condivideva né i disvalori, né l’ingerenza politica ed economica che esercitava su principi e sovrani, né il dogmatismo stantio e opportunista. La fama di Erasmo in tal senso determinò un fitto scambio epistolare con Martin Lutero, il quale si aspettava – a torto – un pieno appoggio nell’elaborazione della dottrina luterana e nella rottura con Roma.
Mentre il mondo religioso aspettava con concitazione una risposta da parte dell’umanista, egli oppose un netto rifiuto alla proposta di schierarsi con la Riforma e interruppe lo scambio epistolare con Lutero dichiarando “Non naviga infelicemente chi tiene la rotta di mezzo tra due diversi mali”, scontentando frattanto protestanti e cattolici.
Cosa indusse Erasmo da Rotterdam a mantenere una posizione neutrale proprio in quel Cinquecento lacerato da contrasti di natura confessionale? Ne riassumo in qualche punto un’interpretazione che non intende indagare in un pensiero distante secoli e difficilmente codificabile, ponendosi, tuttalpiù, come spunto di riflessione personale e di approfondimento in preghiera:
•       L’impossibilità di adeguarsi ad una qualsivoglia dottrina, cattolica o riformista che si faccia portavoce di una verità assoluta, quantunque la Bibbia sia una fonte imprescindibile da cui trarre insegnamenti;
•       l’amore e il rispetto per la propria comunità, pur nelle sue imperfezioni;
•       la diffidenza nei confronti della divisione come soluzione ultima;
•       la consapevolezza dell’inadeguatezza del sapere umano rispetto a quello di Dio e la conseguente ubbidienza a Dio;
•       equilibrio, sobrietà, umiltà, sottomissione mantenendo il fine ultimo della pace;
•       decisa prospettiva a sostegno della Parola contro ogni logica umana, nei suoi risvolti più pratici, quelli dell’amore, del rispetto, della rinuncia sostenendone la conseguente impopolarità.
Il grande insegnamento che possiamo trarre dall’esperienza erasmiana si chiama rinuncia: la rinuncia a noi stessi lascia spazio allo Spirito Santo, la rinuncia alla ragione, seppur nella dottrina che pare più afferente alla Bibbia, la rinuncia a certezze incrollabili ponendo come fondamento della vita la superiorità del pensiero di Dio rispetto al pensiero degli uomini, la rinuncia alla maturità per vivere come bambini tra le braccia del Signore, la rinuncia all’ira nel lasciare spazio all’ira di Dio, la rinuncia al timone consegnandolo a Cristo, l’Unico capitano in grado di direzionarlo perché la nave rimanga sulla rotta verso la destinazione, nella calma e nella tempesta, e infine la rinuncia alla vita, perché Cristo la riempia della sua gioia, dei suoi doni e delle sue meraviglie per sempre.

Una piccola postilla che renda chiare le intenzioni dell’autore: lungi dal giudicare i sistemi religiosi o indurre ad allontanarsene, l’intento è quello di destare un pensiero critico e lungimirante che porti ad una maggiore consapevolezza nel Signore perché sia fatta la Sua volontà. La Parola dice: pregate incessantemente.

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