La tomba di Gesù pronta al restauro

church-of-the-resurrection-in-jerusalem-israel-000085384387_largeA Gerusalemme il cantiere dovrebbe aprire dopo la Pasqua ortodossa. Previsti 8 mesi di lavori.

Analisi sulle condizioni del Santo Sepolcro, il luogo della sepoltura e della resurrezione di Cristo, sono state volte nella massima discrezione in questi mesi da parte di un gruppo di scienziati greci con la supervisione delle Chiese della Terra santa, custodi dei luoghi sacri. I risultati degli studi sono stati resi noti nei giorni scorsi durante una conferenza stampa ad Atene da Antonia Moropoulou, ingegnere chimico, vice rettore del dipartimento di Affari tecnici dell’università della capitale ellenica.

Intervenire si è reso ormai necessario ed anche in tempi brevi. Da qui la decisione di aprire il cantiere subito dopo la fine delle celebrazioni della Pasqua ortodossa che quest’anno ricorre il primo di maggio. I lavori dovrebbero durare 8 mesi, comprendendo quindi anche le festività natalizie con presumibili disagi dati gli alti afflussi che sempre caratterizzano quel periodo dell’anno.

Grandi afflussi che sono una delle cause del deterioramento del sito (sono milioni i pellegrini e i turisti che ogni anno si accalcano all’interno delle mura della basilica), ma non l’unica. All’azione umana vanno aggiunti i terremoti come quelli del 1931 e del 1934 che ne hanno danneggiato le fondamenta. Ruolo importante lo hanno giocato anche l’umidità dell’area e le candele che, sempre accese, hanno causato notevole stress termico al marmo per il calore prodotto, oltre che sedimentare accumuli di origine oleosa o cinerea. L’edicola che racchiude quello che viene considerato il luogo di sepoltura di Gesù è stata costruita nella versione che conosciamo oggi, intorno al 1810, e fino al 1868 il tetto della chiesa rotonda in cui e’ ospitata (a sua volta inserita nella grande basilica del Santo Sepolcro come in una sorta di matrioska) non copriva il luogo interamente dalle intemperie.

Divenuta sempre più fragile e instabile l’edicola si presenta imbracata da una struttura metallica risalente ancora ai tempi del protettorato britannico nella zona.

I custodi del luogo, sede fra l’altro del patriarcato ortodosso di Gerusalemme, hanno optato per un restauro conservativo, vale a dire che l’edificio verrà smontato e poi ricostruito identico a seguito delle dovute opere di consolidamento e sicurezza. Tutte le lastre di marmo che potranno esser salvate verranno pulite, mentre quelle danneggiate o troppo fragili verranno rimpiazzate.

I lavori verranno finanziati dalle tre principali confessioni cristiane presenti nel sito, ortodossa, cattolica e apostolica armena cui si aggiungeranno partecipazioni private e di enti pubblici quali il governo greco o il Wmf, il fondo mondiale per i monumenti.

Il luogo in cui presumibilmente venne sepolto Cristo fu coperto dalla costruzione di un tempio pagano dedicato a Venere voluto dall’imperatore Adriano nel 135, in sfregio proprio alle credenze dei fedeli cristiani della zona. Fu quindi Costantino a costruirvi la prima basilica nel 325, dopo il consiglio di Nicea. Rasa al suolo più volte venne ricostruita dopo la prima crociata nel 1048 e da allora ha subito modifiche e ampliamenti fino a giungere all’attuale aspetto.

Claudio Geymonat | Riforma.it/

Foto: via istockphoto.com, autore chameleonseye