L’adozione di Dio

Nel mondo antico l’adozione era una pratica generalmente riservata ai coniugi benestanti senza prole. I suoi soggetti, non erano dei fanciulli, come avviene ai giorni nostri, bensì dei giovani adulti che si erano dimostrati capaci e adatti a portare in modo degno il nome di famiglia. Nel nostro caso, però, Dio ci adotta a motivo di un amore libero, e non perché il nostro carattere e il nostro curriculum ci rendano degni di portare il Suo nome, anzi, nonostante il fatto che sia vero il contrario. Noi non siamo idonei ad avere un posto nella famiglia di Dio; l’idea che Egli ami ed elevi noi peccatori allo stesso modo in cui ama e ha elevato il Signore Gesù sembra ridicola e insensata – eppure la nostra adozione implica proprio questo, e niente di meno.

L’adozione, per sua stesa natura, è un atto di libera benevolenza nei riguardi della persona adottata. Se diventi padre adottando un figlio, lo fai per tua libera scelta, non per costrizione. Analogamente, Dio ci adotta perché sceglie di farlo. Non aveva nessun dovere in merito. Né aveva bisogno di fare alcunché riguardo ai nostri peccati, se non di punirci come meritavamo, Ma Dio ci ha amati; così, ci ha riscattati, perdonati, fatti figli Suoi, e si è offerto a noi come Padre.
La Sua grazia, però, non si arresta a questo atto iniziale, così come l’amore dei genitori umani che sono in procinto di adottare un figlio non si ferma al completamento degli atti legali necessari all’adozione. La ratifica dello status del bambino come membro della famiglia è soltanto l’inizio. Il vero compito rimane quello di stabilire un rapporto genuinamente filiale fra il figlio adottivo e il genitore. E’ soprattutto genuinamente filiale fra il figlio adottivo e il genitore. E’ soprattutto questo che si vuol vedere. Di conseguenza, ci si prepara a conquistare l’amore del bambino, amandolo. Si cerca di stimolare il suo affetto, mostrandogli affetto. Con Dio è la stessa cosa, sia per la nostra vita in questo mondo sia per l’eternità. Egli ci mostrerà costantemente, in una maniera o nell’altra, ma sempre di più, il Suo amore, così da aumentare continuamente il nostro amore per Lui. La prospettiva che è davanti ai figli adottivi di Dio è un’eternità di amore.

Una volta conobbi una famiglia nella quale il figlio maggiore fu adottato in un periodo che i genitori pensavano di non poter avere dei figli. Quando più avanti nacquero loro dei figli propri, trasferirono su di essi tutto il loro affetto, e il figlio maggiore adottivo finì per essere palesemente trascurato. Era una cosa penosa non soltanto a vedersi, ma anche a provarsi, a giudicare dallo sguardo del ragazzo. Ovviamente, quei genitori dimostrarono di essere un vero fallimento. Ma nella famiglia di Dio le cose stanno diversamente. Come il figlio prodigo della parabola, noi possiamo solo dire: “Padre, ho peccato… non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi” (Luca 15:18-19). Ma Dio ci accoglie come figli e ci ama con lo stesso costante affetto con cui ama eternamente il Suo diletto unigenito. Nella famiglia divina non c’è distinzione di affetto. Siamo tutti amati nella stessa misura in cui è amato Gesù.
Sembra una fiaba – il monarca regnante adotta trovatelli e fanciulli abbandonati per farne dei principi – ma, sia lode a Dio, non è una fiaba: è un fatto concreto e sicuro, che poggia sul fondamento della grazia libera e sovrana. Questo, e nulla meno di questo, è ciò che significa l’adozione. Non c’è da stupirsi che Giovanni esclami:” Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre… !”. Una volta che hai capito l’adozione, anche il tuo cuore esclamerà allo stesso modo.
James Packer
Ferrentino Francesco La Manna

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