Lee Cheuk-yan: Prigionieri come Cristo, Gandhi, Martin Luther King e Mandela

Una delle personalità politiche più significative di Hong Kong, si dichiara colpevole, ma senza aver commesso alcun errore. I prigionieri politici sono pionieri della libertà. “Io non voglio vedere Hong Kong governata sulla base di una tale violenza sistematica”.

Hong Kong (AsiaNews) – Riportiamo la dichiarazione di colpevolezza di Lee Cheuk-yan, attivista democratico, già parlamentare al Legco, che ieri è stato condannato aver partecipato a una manifestazione non autorizzata il 31 agosto 2019. Con Lee, sono stati condannati anche il magnate Jimmy Lai e l’ex presidente del Partito democratico Yeung Sum. Secondo molti analisti, con la legge sulla sicurezza nazionale e la riforma elettorale, Pechino sta tentando con ogni mezzo di soffocare ogni opposizione e libertà. Per gentile concessione di Apple Daily (trad. a cura di AsiaNews).

Vostro onore, mi dichiaro colpevole, ma non ho fatto alcun errore affermando il diritto della gente a una marcia pacifica e credo che la storia mi assolverà. Se posso, vorrei dire qualcosa di più sul mio passato, così che vostro onore possa comprendere perché ho deciso di marciare con la gente per il futuro di Hong Kong.

Come cristiano, a Pasqua, quando si legge la Scrittura, mi è stato ricordato come Cristo è andato incontro al suo destino sulla croce, sacrificandosi per l’umanità, riconciliando i peccatori con Dio. Il suo arresto, la sua condanna, la sua sentenza di morte da parte di Pilato [mostrano che], egli era un prigioniero politico che non aveva commesso alcun crimine, se non quello di essere visto come una minaccia da parte della gerarchia ebraica, dato che serviva i poveri e gli oppressi e predicava il vangelo.

Lungo la storia dell’umanità, i diritti di cui gli uomini godono oggi hanno avuto come pionieri dei prigionieri politici da Gandhi a Martin Luther King, a Nelson Mandela. Negli anni ’80 ero presidente del movimento anti-apartheid di Hong Kong e ho sempre avuto presente la determinazione di Nelson Mandela quando durante il suo processo nel 1963 ha detto: “un ideale per cui io sono preparato a morire”. Il suo ideale era l’uguaglianza per i sudafricani neri e per questo ha speso 27 anni in prigione. Ero eccitato quando nel 1994 egli è stato eletto presidente del Sud Africa, dando agli oppressi di tutto il mondo la speranza che la giustizia possa essere ottenuta mediante una continua lotta del popolo.

La sua ispirazione mi ha accompagnato a lungo perché nel 1978 ho cominciato il mio impegno attivo per i diritti del lavoro e per la democrazia. L’ideale della mia vita è il potenziamento dei poveri e il parlare a favore degli oppressi, levarsi per i loro diritti. Ogni volta che gli oppressi affermano i loro diritti e combattono per la loro dignità, mi sento anch’io potenziato e ispirato a continuare la lotta difficile e le sfide che Hong Kong deve fronteggiare. Mi sono domandato cosa sia la mia vita senza questa lotta. La lotta è la mia vita, i non posso immaginare la mia vita senza di essa. Ho combattuto per 43 anni e vostro onore potrà capire il mio profondo dolore e la mia sofferenza nel vedere il modo in cui il Potere dello Stato ha usato la forza bruta contro la popolazione e le sofferenze di molti di Hong Kong che sono stati feriti, imprigionati, o esiliati, come pure sono stato testimone della privazione dei diritti umani di base per la gente e il regresso della democrazia. Ho visto il mio ideale andare in briciole, ma io continuerò a lottare anche se l’oscurità ci circonda. E’ un ideale per cui sono preparato a qualunque sanzione.

Vostro onore potrà dire che la legge è la legge, e io non mostro alcun rimorso nell’aver violato la legge in questo processo sul 31 agosto. Spero che vostro onore comprenda l’acuta importanza che per me hanno la libertà di espressione, di parola e di assemblea. Questa è la sola via attraverso cui il debole e l’oppresso possono avere la possibilità di riportare la giustizia nelle ingiustizie che li colpiscono.

Se vengo privato di ciò, chiamerò questo una violenza sistematica contro il popolo e io non voglio vedere Hong Kong governata sulla base di una tale violenza sistematica. Per questo io farò del mio meglio per affermare i diritti del popolo per una degna e pacifica marcia e per la sua espressione. Vostro onore, lei deve essere appassionato a sostenere la legge e io rispetto il suo ideale. Spero di poter citare la defunta giudice Ruth Bader Ginsburg: “I giudici continuano a pensare e possono cambiare. Io ho sempre speranza che se la corte ha un punto oscuro oggi, domani i suoi occhi saranno aperti”.

Sono stato molto impressionato dalla sua passione per l’uguaglianza di genere e come ella abbia lottato per tutta la vita per questo, raggiungendo anche molti risultati. Il suo messaggio è che i tempi cambiano e i giudici devono cercare di andare al passo coi tempi. Per Hong Kong, il peggio deve ancora arrivare, e abbiamo bisogno che le professioni legali aprano i loro occhi alle sofferenze della gente e riflettano su da quale parte sta la legge, e come cambiare con i tempi, così da far avanzare i diritti e la dignità del popolo.

Mi sottometto umilmente alla sua sentenza e qualunque essa sia, non ho alcun rimpianto per essermi levato per i diritti del popolo.

http://www.asianews.it/notizie-it/Lee-Cheuk-yan:-Prigionieri-come-Cristo,-Gandhi,-Martin-Luther-King-e-Mandela-52818.html

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