Lettera aperta alla Senatrice Cirinnà

Gentile signora Cirinnà, mi perdoni se uso questo termine, e non “onorevole”, titolo che a lei spetterebbe in quanto senatrice della Patria “di m…” secondo il suo cartello; non me la sento. Lei è stata eletta da un partito (il PD), è atea, e crede nella teoria “gender”, tanto da scrivere una legge di quella Patria “di m…” a favore delle unioni al di fuori delle norme sul matrimonio già in vigore, con spiccato accento su quelle omosessuali.

Era nel suo pieno diritto, visto che la fonte della democrazia è rispettare le opinioni di tutti, e quando uno di quei tutti arriva tanto in alto sino a legiferare, quell’opinione non solo deve essere rispettata ma anche eseguita. Ma non è nel suo diritto offendere coloro che hanno una fede differente dalla sua: la sua fede è nel nulla e nel caso, ma altri hanno fedi differenti, chi in Cristo, chi in Buddha, chi in Allah, chi in Geova, e così via. Tutti questi, a suo dire, hanno una vita di “m….” (mi perdoni ancora, io sono vecchio – anche se ho un anno solo più di lei – e certe parole preferisco lasciare alle discussioni da bar).

La informo che, alla data odierna, esistono al mondo più persone che hanno fede in qualcosa che persone che, come lei, hanno fede nel nulla. Né è suo diritto offendere le donne che hanno scelto di affrontare i rischi, lo stress, l’impegno, gli obblighi di essere mogli e madri, che, anche in questo caso, la informo, essere maggioranza su questo pianeta.

Onestamente, trovo imbarazzo (per parte sua) che lei, attraverso i denari da noi versati attraverso il suo stipendio da parlamentare e il conseguente vitalizio che ne conseguirà, trovi il tempo di scendere in piazza e offendere apertamente e con termini non consoni a una persona che riveste ruolo istituzionale almeno tre categorie di essere umani come lei: coloro che rispettano la patria (e i milioni di morti che ne hanno dato origine), hanno una fede (qualsiasi essa sia) e abbiano scelto la famiglia come modello di vita.

Ciò che posso consigliarle, in questo caso, è di dimettersi dal rappresentare una patria di m…, e poter così tornare a professare, liberamente, la sua fede atea, e il suo rifiuto alla famiglia.

Ah… la frase corretta, in romanesco è “Che vita de’ mm….” Almeno quello, lo scriva bene.

Past. Marco Delle Monache (Chiesa Battista della Vera Vite – Montefiascone)