L’immagine di frate Pio su un albero a Napoli, i suoi estimatori gridano al miracolo, noi gridiamo che Orrore!!

A Napoli in Via Monte Faito nel Rione Berlingieri, ultima strada di Secondigliano, da qualche giorno, un folto viavai di gente arriva per ammirare l’albero che vedete in foto. La macchia che appare sul tronco della grossa quercia viene associata al volto di Frate Pio ed è per questo che tantissimi fedeli a Pio, anche in questo momento, arrivano di continuo per porgere un fiore e per pregarlo. Quella di Secondigliano è una zona di guerra, tristemente nota alle cronache per i numerosi morti ammazzati, forse è anche per questo che una manifestazione del genere viene così accentuata. Che cosa rappresenta, veramente, questo evento per i fedeli di Pio? E’ uno scampolo di luce, una speranza flebile per un territorio martoriato dal degrado, dall’arroganza e della paura o e solo ignoranza?
Con  la notiza dell’albero con su la faccia di Pio, si è potuto constatare, nuovamente, come il cuore di molte persone sia legata a questi eventi, a questi rituali, ad altre persone, defunte e indicate come intercessori e/o cointercessori verso Dio. Questo messaggio è biblicamente errato. Ferisce osservare come molte persone, amici, parenti, conoscenti e sconosciuti, affidano la propria anima, le proprie speranze, le proprie preghiere a  Pio o ad altri uomini e donne. Certo non è possibile distinguere l’adorazione dalla venerazione in loro, se mai possa esistere nella pratica tale differenza.

Uomini che si recano in pellegrinaggio, compiono sforzi, spendono soldi, impegnano la propria vita, la prorpia vita spirituale, affidano i loro sogni, le loro speranze, le loro preghiere, la loro anima. Si rendono devoti ad altri uomini. Questa è la realtà della venerazione, questa è adorazione. Adorazione che Dio vuole per se. Uomini dai nobili principi, dalla vita umile spesa per gli altri devono essere esempio. Ma l’adorazione, l’amore, il cuore va donato esclusivamente a Cristo. E questo è bene e sopratutto possibile. Infatti, Gesù Cristo, è sceso sulla Terra, morto sulla croce, risorto, affinche ognuno di noi, ogni cuore che Lo accetta, ogni persona che lo riceve, possa presentarsi direttamente al Padre e, per mezzo di Cristo, fare ogni richiesta, ogni preghiera, ogni ringraziamento, ogni adorazione, avendo la certezza di essere ascoltati e di essere alla Sua presenza, poichè Lui viene ad abitare in questi cuori.

Dio ci ama e ci brama fino alla gelosia. Rispettiamo chi è stato un esempio ma amiamo, nella pratica nella realtà piuttosto che nella teoria, coLui al quale possiamo e dobbiamo presentarci. Questo è il vangelo, la buona notizia. Possiamo rivolgerci a Lui, avendo la certezza, se facciamo Cristo nostro intercessore, di essere visti attraverso il sangue di Gesù, e quindi graditi e quindi figli. Adoriamo il Figlio, l’unico nome che ci è stato dato e attraverso il quale abbiamo accesso al Padre.

E’ difficile abbandonare certe idee in cui si è radicati, in cui si è cresciuti.  Quello che si deve  fare, invece, è abbracciare Cristo, completamente, morendo con Lui, per rinascere con Lui. Tutti possiamo farlo, c’è  lo Chiede Lui. Gesù che non è una statua, un crocifisso freddo. Gesù è la Parola, è vivo. Gesù ti parla, Gesù bussa al cuore. Gesù vuole vivere nel tuo cuore.

C’è tristezza nei nostri cuori  vedendo al  PC o in TV folle enormi accorrere a vedere un albero con un sedicente ritratto a Napoli o  un cadavere riesumato e restaurato a Pietralcina.  Folle eccitate da chi ha trasformato il cristianesimo, che è fede nella risurrezione e nella vita, in una religione di commercio e di morte. Ho ancora nella mente i risultati di un’inchiesta letta qualche tempo fa, secondo la quale, fra i personaggi “religiosi” più conosciuti ed invocati dagli italiani, Gesù occupa il settimo posto, distanziato dai vari “santi”, Pio, Gennaro, Rita, Antonio, Francesco, Rosalia,… E che dire della notizia secondo la quale la chiesa cattolica polacca aveva chiesto, a suo tempo,  l’espianto del cuore dal cadavere di papa Woytila per portarlo trionfalmente ad essere venerato nella sua patria natia?

Certo, mi rallegra il pensare che la Parola di Dio ha oggi maggiore libertà di essere diffusa. Ma contestualmente continua a gravare sul nostro Paese una densa nebbia dell’errore resa impenetrabile dalla persistente presunzione con cui la chiesa cattolica continua ad ingabbiare quella Parola in uno sconcertante percorso di contraddizioni. Infatti: quando si legge la Parola, si annuncia la Verità, ma poi, quando si sostengono e si incoraggiano tradizioni popolari decisamente pagane, fra le quali spicca il culto dei morti e delle loro reliquie, si annuncia anche tutto il contrario della Verità. Ed il contrario della verità si chiama “errore”, si chiama falsità. Se davvero vogliamo essere testimoni (non certo depositari) della Verità che è Cristo, la cui opera salvifica non può essere nè sostituita nè surrogata, dobbiamo “disperdere” l’errore, senza equivoci e senza compromessi, proclamando e predicando la Parola di Dio perché la sua Voce si levi al di sopra di quella delle chiese e delle religioni degli uomini e perché indichi che al di fuori di Cristo non c’è altro nome che sia stato dato agli uomini per il quale essi possano essere salvati.

(Notizievangeliche.it)

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