L’infedeltà tra inganno e ipocrisi

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti (Luigi Pirandello).

In quest’affermazione del drammaturgo, Luigi Pirandello, vi si scorge un fondo di verità e realtà circa le relazioni e le persone. La nostra vita quotidiana scorre all’insegna della relazione. E’ un dato, accertato e convalidato da molteplici esperti di comunicazione che la rottura della relazione nasce a partire dalla scoperta di una infedeltà. Particolarmente visibile tra tra partner (coppie). Si scopre l’infedele partner quando ad esempio messaggia, in chat e social, di nascosto e impropriamente. Quando un partner dice bugie, quando un figlio non è veritiero, un amico non è leale ecc. Non è un mistero che le relazioni sono fragili e instabili. Fuggevoli e liquide afferma la figura più autorevole della sociologia moderna, Zygmunt Bauman. Le relazioni umane sono diventate liquide (Bauman Z., Amore liquido… 2006 ed. Laterza) e secondo i dati ISTAT, 2015-17 circa l’analisi delle relazioni, cresce il numero di rapporti mentre, contemporaneamente, aumentano le crisi relazionali.

E’ stato lo psicologo Carl Rogers, negli anni 60, che ha sperimentato l’importanza della congruenza nelle relazioni, affermando che l’essere congruente in una relazione ne favorisce il positivo cambiamento nell’altro. La congruenza è la corrispondenza fra il pensare, il sentire emotivo ed il comportarsi che si completa nel ciclo della apertura all’altro. Non dimentichiamo che l’essenza dell’uomo è la relazione. L’essere congruente vuol dire “essere disponibile ai propri sentimenti, essere perciò capace di viverli, di essere in rapporto con loro e di comunicarli, se è opportuno” (Carl Rogers). Da psicologo e psicoterapeuta, nonché da Cristiano mi chiedo cpsa possa nascondersi dietro la incongruenza? Dietro l’infedeltà? A mio avviso emerge l’ipocrisia dell’essere. Ma che cosa significa esattamente “ipocrisia”? La parola deriva dal greco “ipòcrisis” e significa “simulazione” e l’ipocrisia ha proprio a che vedere col tema della simulazione, della falsità. In ambito psicosociale l’ipocrisia è una specie di malattia sociale, che nasconde dietro sembianze amichevoli una volontà opposta al bene. Nella psicoterapeutica di Gesù (Riccardi P., Psicoterapia del cuore e Beatitudini Ed. Cittadella Assisi, 2018) insiste in modo particolare sull’ipocrisia quale modo di essere negativo (Riccardi. P Parole che trasformano. Psicoterapia dal vangelo Ed. Cittadella Assisi 2016). E’ particolarmente severo contro gli ipocriti e porta molti esempi di ipocrisia. Giunge fino al punto di dire che l’ipocrisia conduce alla dannazione: «lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti» (Mt 24,51). Chiama gli ipocriti “serpenti” e “razza di vipere” «Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?» (Mt 23, 33). Gesù dà tanta importanza all’ipocrisia in quanto alimento di negatività e falsità che chiama addirittura “lievito” «Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. (Lc 12,1). Gesù ci mette in guardia tutt’oggi, ancora prima del tempo dei social, della ipocrisia perché la persona ipocrita non mira al bene ma al suo proprio tornaconto psicologico. Si cuce addosso una maschera sociale per rendersi prima gradito e accettato completamente, per poi prevalere e ottenere vantaggi personali fino a imporre in ultima analisi ciò che desidera. In fondo l’ipocrita non si interessa al prossimo e sta alla larga dal provare empatia e se la dovesse provare la utilizza come sfruttamento. Spesso è proprio attraverso il Web che cresce l’ipocrisia dell’essere. Quanti profili sono falsi? Quante persone postano immagini di se non veritiere? Quante persone usano frasi d’amore e poi al proprio caro dimenticano perfino una piccola attenzione di carezza. Se partissimo da un’antropologia che affermi il principio dell’amare il prossimo non si potrebbe essere ipocriti perché in ultima analisi l’ipocrisia è il tradimento fatto a se stessi e con questo cadrebbe il comandamento per eccellenza dell’amare il prossimo come se stessi.

Pasquale Riccardi (D’Alise)

Ti è piaciuto l'articolo? Sostienici con un "Mi Piace" qui sotto nella nostra pagina Facebook per restare informato...