L’Italia che ci piace, quella che si adopera senza troppe parole

Saremo un popolo testardo e difficile ma gli italiani hanno un cuore grande. Grandissimo. L’Italia che ci piace è questa, unita nell’agire e ostinata nel ripartire. E questo è un valore che nessuna classe dirigente, nessuna tragedia, nessuna paura, per grazia di Dio, sono riusciti a logorare.

Qualcuno dopo le scosse ha deciso di partire: Marco ha 30 anni e l’esperienza del terremoto a L’Aquila ancora tatuata addosso e da L’Aquila ha deciso di partire. «Semplicemente perché devo» ha scritto sul suo profilo twitter. C’è la foto folta e intensissima nei corridoi dell’ospedale di Rieti che traboccano di gente in fila per donare il sangue: sono arrivati prestissimo e hanno ingolfato gli studi medici. La solidarietà qui in ospedale esonda in una coda fino all’uscita.

Ci sono i profili social che, per una mattina, lasciano sul comodino la bile e provano a mettersi in ordine: rimbalzano i numeri della Protezione Civile, si moltiplicano gli appelli per donare il sangue (nel proprio ospedale, senza recarsi lì sui luoghi del terremoto, con in tasca carta d’identità e codice fiscale), qualcuno pubblica le istruzioni per aprire il wi-fi, a Roma si stanno già raccogliendo i beni di prima necessità e molti dei comuni limitrofi stanno mettendo a disposizione le proprie abitazioni agli sfollati per la notte.

C’è un’Italia che ci piace. C’è un Paese che, di fronte all’umanità che si corrode, scatta immediatamente inventandosi ogni modo possibile per praticare vicinanza; c’è un Paese che coglie il senso dell’emergenza e si adopera senza troppe parole, si imbarca nella solidarietà senza remore e reagisce prestissimo. C’è un Paese bellissimo, qui, che infila le mani nelle macerie, che si sporca la faccia per stare tra i fragili e agisce meglio di tanti sbrodolanti editoriali.

A Rieti già alle 7 di stamattina i gazebo montati in piazza Mazzini 50 giovani volontari stanno raccogliendo coperte, acqua e viveri non deperibili. I furgoni sono già carichi e in attesa del via libera della Protezione Civile. Ad Amatrice il dolore ha già cancellato i confini: in molti urlano i nomi di Sultana e Hamed, due giovani afghane rimaste sotto le macerie. La CEI ha sbloccato in mattinata un milione di euro per coprire le prime emergenze. La Confcommercio sta mettendo a disposizione le strutture per i centri di raccolta e per i campi da installare prima del buio. La Salaria (l’arteria principale per i soccorsi) è lasciata libera per agevolare il passaggio dei mezzi della Croce Rossa e della Protezione Civile. Il sindaco di Amatrice piange coraggiosamente in diretta.

Saremo un popolo testardo e difficile ma gli italiani hanno un cuore grande. Grandissimo. L’Italia che ci piace è questa, unita nell’agire e ostinata nel ripartire, commossa e determinata. E questo è un valore che nessuna classe dirigente, nessuna tragedia, nessuna paura, per grazia di Dio, sono riusciti a logorare.

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