LO SCHIAFFO INGIUSTO DATO A GESÙ

Il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove i Giudei si radunano sempre, e non ho detto niente in segreto. Perché interroghi me? Interroga coloro che hanno udito ciò che ho detto; ecco, essi sanno le cose che ho detto”. Egli aveva appena detto queste parole, che una delle guardie che gli stava vicino diede a Gesù uno schiaffo, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?” Gesù gli rispose: “Se ho parlato male, mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti”?

Se c’è una cosa nella storia dell’umanità che di certo appare tra le più ingiuste ed inique, questa riguarda il trattamento che Gesù ricevette e subì dagli uomini; dalle ‘autorità umane e religiose’.

Sull’umanità grava questo peso e questa pena: di essersi comportata iniquamente verso il Signore della Gloria.

Non c’è molto da gloriarsi in ciò che produce la società umana. Ed il culmine del male da essa (da tutti noi) prodotto si vede, infatti, nell’ingiusto trattamento riservato a Gesù, da quelle che dovrebbero essere le “autorità” (costituite poi da chi (?) e per esercitare autorità in nome di chi (?) e su chi (?)).

In questa breve scena tratta dal Vangelo di Giovanni ritroviamo la stessa identica scena e situazione in cui si trova ancora oggi purtroppo l’umanità.

Un’autorità umana-religiosa interroga Gesù. Gli chiede conto della sua dottrina. Come se questo ‘sommo sacerdote’ non la conoscesse!

La conosceva si. L’aveva udita tante volte, visto che di certo si sarà voluto accertare della dottrina di Gesù quando Lui avrà insegnato nella sede istituzionale principale del tempo: il tempio. Di certo non sarà passata inosservata agli occhi e alle orecchie del sommo sacerdote quella volta in cui Gesù cacciò tutti fuori dal tempio e gettò a terra i banchi dei venditori di colombi e dei cambiamonete (Giovanni 2: 13 – 22)!

E, allora, perché ora interrogava Gesù?

Immagino che ciò dipenda dal fatto che egli (il ‘sommo sacerdote’) si credesse un’autorità suprema; immagino dipenda dal fatto che egli si credesse il ‘giudice’ in grado di stare in una posizione più elevata rispetto all’ “imputato”!

Insomma, doveva fare la sua parte il ‘sommo sacerdote’: ritenersi ed essere ritenuto “sommo”.

Ed è proprio in questo frangente e contesto che si produsse (e si produce ancora) la più grande ignominia che getta onta anziché onore sulla storia dell’umanità (sulla nostra storia): l’uomo che si erge a giudice, quando dovrebbe essere, lui, messo sul banco degli imputati!

Il ‘sommo sacerdote’ conosceva la dottrina di Gesù, ma stava girando la parte (finta) di non saperla; stava girando la parte di chi vuol dare l’immagine che “se non si fa quello che dice lui saranno guai”!

Eh si, perché la nostra società vive di etichette.

L’etichetta portata dal ‘sommo sacerdote’ non gli consentiva rivolgersi a Gesù con l’atteggiamento di chi voglia davvero comprendere e capire qualcosa, cioè con umiltà. No, il ‘sommo sacerdote’ doveva far vedere che lui già sapeva tutto; anzi forse nemmeno; lui magari non sapeva, però non si poneva questa questione dall’alto della sua posizione: quello che più gli interessava (a cui di più ci teneva, per onorare l’etichetta) era di far vedere a tutti che lui non era lì per imparare, ma solo per giudicare.

In effetti in tutto ciò vi sono delle contraddizioni.

La prima, dicevamo, fu (ed è) quella per cui colui che oggi riconosciamo con facilità (?) essere l’imputato (il ‘sommo sacerdote’) sedette in qualità di giudice;

la seconda fu la palese ipocrisia del ‘sommo sacerdote’ di fare una domanda alla quale lui aveva già la risposta: chiese a Gesù di spiegargli la sua dottrina, quando, dalla risposta di Gesù, si capisce che egli la conosceva perfettamente (“Io ho parlato al mondo apertamente”).

Si Gesù ha parlato al mondo apertamente.

Tutti (se vogliono) possono conoscere quello che ha detto e insegnato Gesù, tutti: dai colti agli ignoranti (scolasticamente o educativamente parlando).

L’ipocrisia e l’etichetta fecero dunque porre al ‘sommo sacerdote’ quella domanda: “Potresti spiegarmi la tua dottrina Gesù”?

Ma come, hai avuto tante occasioni per udirla e, ora, vieni a chiedere? E, soprattutto, ora vuoi giudicarmi e fai finta che invece ti interessa conoscerla. Chi davvero vuole conoscere non si pone in atteggiamento di maestro!

E, poi, Gesù dice “…ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove i Giudei si radunano sempre, e non ho detto niente in segreto”.

In altre parole, Gesù ha sempre insegnato nella istituzione principale religiosa del tempo e ora il sommo sacerdote dice di …”voler conoscere la dottrina di Gesù”?!

Non è questa una palese contraddizione? E dov’era lui, il ‘sommo sacerdote’ mentre Gesù insegnava?

Nascosto.

Nascosto?!

E perché e da chi?

Nascosto dal popolo.

E perché?

Probabilmente per non dare a vedere magari che forse era interessato o per non doversi scontrare pubblicamente con Gesù, visto che tutti gli avversari di Gesù furono messi fuori gioco dalle sue illuminanti risposte, che smascheravano le ipocrisie dei capi e degli insegnanti religiosi.

Interessato, non penso; altrimenti avrebbe fatto come Nicodemo e sarebbe, magari, anche lui andato a trovarlo di notte (Giovanni cap. 3). Invece non lo fece.

Del resto ora l’interrogatorio che il ‘sommo sacerdote’ fa a Gesù non è pubblico. Il ‘sommo sacerdote’ ha fatto arrestare Gesù. e anziché andare lui ad udirlo se l’è fatto portare dalle guardie. Ma l’intento del ‘sommo sacerdote’ non è quello di ascoltare veramente Gesù, ma quello di sperare di trovare una falla, un errore nelle parole di Gesù per trovare un cavillo per il quale poterlo condannare. Questo era (ed è) il suo intento!  

Perché interroghi me? Interroga coloro che hanno udito ciò che ho detto; ecco, essi sanno le cose che ho detto”.

Ora è Gesù che interroga il sommo sacerdote. E gli fa una giusta domanda e osservazione. Nelle parole di Gesù c’è la giustizia che vuole smascherare l’ipocrisia.

In altre parole è come se Gesù dice: “Se davvero volevi sapere ciò che ho insegnato non ci sarebbe stato bisogno di fare questo “processo”. Le prove le avevi già (di ciò che ho detto e insegnato).

Eh si, perché Gesù ha parlato apertamente, al mondo: a tutti.

Spesso, infatti, ha detto (e dice): “Chi ha orecchi da udire, oda” (Matteo 11: 15; 13: 9, 43; Marco 4: 9, 23; Luca 8: 8; 14: 35)!

Ma il ‘sommo sacerdote’ non aveva orecchi per udire? Si, orecchie fisiche si, ma davvero spirituali no. Quindi, quando Gesù parlava, lui non udiva (spiritualmente). Oppure si è turato le orecchie per non udire.

Infatti se avesse veramente udito (Romani 10: 17) si sarebbe convertito ed ora non avrebbe fatto la farsa del processo, come se volesse fare vedere che gli interessava la verità.

Egli aveva appena detto queste parole, che una delle guardie che gli stava vicino diede a Gesù uno schiaffo, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?

Dopo che Gesù si rivolse al ‘sommo sacerdote’ (dicendogli “Perché interroghi me? Interroga coloro che hanno udito ciò che ho detto; ecco, essi sanno le cose che ho detto”) una delle guardie…che doveva preservare l’incolumità del ‘sommo sacerdote’ diede uno schiaffo a Gesù.

La guardia probabilmente fece questo gesto per essere approvato dal ‘sommo sacerdote’. Del resto era al ‘sommo sacerdote’ che serviva la guardia. E’ da lui che era pagata. Spesso quando si vogliono persone che sappiano usare la violenza e che non ragionino tanto e siano dalla tua parte, basta pagarle.

Se non aveva capito (o meglio non aveva voluto capire nulla il ‘sommo sacerdote’ di ciò che aveva insegnato Gesù), cosa poteva capire la ‘guardia’?!

Ma Gesù ha detto che aveva parlato a tutti, a tutto il mondo apertamente, ossia chiaramente. Insomma, in modo tale che tutti (anche una guardia, addestrata ed abituata ad essere rozza) potessero capirlo. Che tutti potessero capire la Verità e la giustizia di Dio.

Allora perché la guardia schiaffeggiò Gesù?

Ai piedi della croce vediamo che un centurione riconobbe in Gesù il Figlio di Dio (Matteo 27: 54). Allora? Allora chi davvero apre il cuore all’amore della Verità non può giocare la parte di chi ‘condanna Gesù’, ma si pone dalla parte di chi ne riconosce l’Autorità (quanto a Verità e Giustizia).

Già, perché quella guardia schiaffeggiò Gesù?

Perché per dimostrare la sua fedeltà al ‘sommo sacerdote’ si rivolse a Gesù come stava facendo il ‘sommo sacerdote’: non per ascoltarlo veramente, ma pensando di poterlo giudicare!

Cosa disse (e dice) Gesù alla guardia che lo percosse (lo percuote)?

Gesù gli rispose: “Se ho parlato male, mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti”?

Io credo che queste parole equivalsero (ed equivalgono) per quella guardia come al Giudizio di Dio per e sulla sua vita.

Credo che se dopo quei fatti e dopo quel gesto (lo schiaffo ingiusto) quella guardia non si sarà pentita e convertita (togliendosi dal servizio del ‘sommo sacerdote’ per poter servire il Vero Sommo Sacerdote) le parole pronunciate da Gesù per lui (“Se ho parlato male, mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti”?) saranno quelle che lo giudicheranno e condanneranno davanti a Dio nell’ultimo giorno, il giorno del giudizio.

Se quella guardia, invece, riflettendo sulle parole di Gesù per lui e divenendo consapevole di essere stato il protagonista di uno dei gesti più assurdi e più ingiusti che si sono registrati nella storia dell’umanità si sarà convertita, allora possiamo ben sperare per lui.

Ma ahimé, resta il fatto che ancora tanti…si rendono protagonisti di gesti assurdi e ingiusti simili a quello compiuto dalla guardia comandata dal ‘sommo sacerdote’.

Pensiamo al gesto iniquo (compiuto in uno dei ‘tribunali degli uomini ‘) per non doverci trovare nel giorno del giusto giudizio di Dio (Romani 3: 19) con a bocca chiusa dinanzi alla giusta sentenza del Signore (sul nostro conto a causa del peso di una simile e possibile infamia e iniquità, ovvero quella di “aver dato uno schiaffo a Gesù” pensando di fare un ‘buon servizio’ a qualcuno!):

“Se ho parlato male, mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti”?

  1. S. Chissà quanti rivedendosi nell’errore della guardia che, servendo il ‘sommo sacerdote’, ha dato lo schiaffo a Gesù vorrebbero ammettere e confessare questo loro grande errore.

Se vuoi parlarne ti invito a dialogare insieme (Enzo 340 / 3094547) .

Enzo Maniaci | Notiziecristiane.com