L’uomo è più della macchina umana

Tra gli anni 50 e 60 diversi autori della psicologia umana danno luogo a filoni di pensiero in cui rileggono il comportamento umano alla stregua della cibernetica; (Il termine cibernetica (dal greco: κυβερνήτης, kybernḗtēs, ‘pilota di navi’). E’ un ramo della scienza, che si prefigge lo studio e la realizzazione di dispositivi, macchine e robot capaci di simulare le funzioni del cervello umano). Di questo filone Maxwell Maltz, Eric Berne, Nobert Wiener, Gregory Bateson e altri, dando luogo a diverse teorie psicologiche: Teoria di Campo (K. Lewin); teoria della comunicazione (Claude Shannon, ingegnere); Teoria dei giochi (von Neumann, matematico). Si arriva a considerare la Cibernetica quale “arte della processualità”, “disciplina dell’azione umana”.

Luogo dell’azione, quindi è il raggiungimento dello scopo quale sinonimo di autorealizzazione se raggiunto. Ma l’uomo non è solo macchina pensante è qualcosa in più, è dimensione fisica, psicologica e spirituale. Non è principio solo di causa ed effetto ma capacità di trascendenza dalla causa. Capacità utile per superare ogni dolore e sofferenza. Il pericolo dello scopo finalizzato al raggiungimento del traguardo ha portato l’uomo a ingigantire il proprio “Io” facendone addirittura il padrone di se stesso. L’Io dunque “non è padrone in casa propria”, scrive in proposito lo psicoanalista Freud nell’Introduzione alla psicoanalisi (1915-­1917) perché ha perso e/o dimenticato la posizione di privilegio nella creazione perdendo di vista le più semplici regole per il sano vivere. L’uomo si è complicato la vita da solo nel tentativo di raggiungere con fissità e ottusità il proprio scopo della autorealizzazione. Ma la cultura millenaria dell’antropologia cristiana con poche e semplici mosse smaschera il comportamento disagevole dell’uomo, al fine di aiutarlo a recuperare il posto centrale nell’universo per il proprio benessere (P. Riccardi, Ogni vita è una vocazione, per un ritrovato ben-essere, ed. Cittadella 2014). Viviamo troppo prospettati nel futuro? Non preoccupatevi del domani – (Mt 6,24-34). Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

Un monito che invita ad essere nel presente, senza fasciarsi la testa di un domani incerto. Spesso non reagiamo a quello che succede al momento ma alle conseguenze che temiamo per il futuro. Siamo presi dalla frenesia della vita moderna che ci porta ad essere spettatori seduti in un treno mentre guardiamo fuori dal finestrino a velocità sostenuta? Lo sguardo fuggevole non fa apprezzare il paesaggio e tutto appare sbiadito, non focalizzato come lo è la vita per molti. Fermatevi, ascoltate e osservate “Fermatevi e riconoscete che io sono DIO; io sarò esaltato fra le nazioni, sarò esaltato sulla terra” (Salmo 46:10 LND), suggerisce il salmista. Quando ci sentiamo tesi, nervosi, irrequieti è inutile scappare ma concentrarsi intorno e osservare gli oggetti che ci circondano. E’ il passo sufficiente a sedare l’inquietudine perché il comportamento nevrotico porta al vivere o nella dimensione del passato o del futuro (P. Riccardi, Psicoterapia dal vangelo, parole che trasformano. Cittadella editrice 2016). Molte persone senza rendersene conto riattivano dentro di se i fantasmi del passato e restano bloccati in essi. Accusando e incolpando il passato non fa altro che riportarlo in vita continuamente. Seguimi e lascia che i morti seppelliscano i loro morti” (Mt 8,22); Un altro poi gli disse: Signore, permettimi prima di andare e seppellire mio padre. Egli gli disse: Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti. Dare un taglio al passato perché spesso le nostre azioni dipendono dal condizionamento del passato. Un uomo d’affari accusava il suo nervosismo nelle riunioni per questo rischiava di perdere la propria posizione. Senza rendersene conto reagiva alle riunioni allo stesso modo in cui aveva reagito al gruppo di amichetti che lo derideva. Un passato che ritorna. Facciamo troppe cose contemporaneamente? L’uomo moderno cerca di adeguarsi al suo contesto di epocale multitasking desiderando più mete, più scopi più obiettivi contemporaneamente. Lavoriamo, dialoghiamo, studiamo contemporaneamente alla visione del cellulare, al rispondere alle chat, e così via (P. Riccardi, Psicoterapia del cuore e Beatitudini, ed. Cittadella 2018). Una cosa alla volta, diversamente è confusione e nervosismo dal volere fare troppe cose contemporaneamente. Ce lo ricorda Gesù a Betania in casa da Marta, sorella maggiore di Lazzaro e Maria. Marta non vuol certo fare brutta figura nel servire ed è tutta indaffarata, mentre la sorella Maria, sta beatamente seduta ai piedi di Gesù, incantata dalla sua parola. A un dato momento Marta, in qualche modo lo rimprovera: Ma Signore, non ti curi che mia sorella mi abbia lasciato sola a servire? Dille dunque che mi aiuti! Dopotutto, mi do daffare per te! (Lc 10, 38-42).

E Gesù? Difende Maria e rimprovera Marta, richiamandola per ben due volte: Marta, Marta, tutti preoccupi e ti agiti per molte cose. Non è il suo umile e sollecito servire che Gesù rimprovera, ma il suo troppo agitarsi, troppo pre-occuparsi. La psicologia di Gesù ci invita a realizzare l’umano in noi per un sano senso del vivere

Pasquale Riccardi D’Alise

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