Nel mettersi in gioco nel lavoro e nelle piccole cose Sara e Amerigo si sentono chiamati da Dio

Ciao siamo Sara ed Amerigo, sposati da 4 anni e per ora non abbiamo figli naturali.

In questo ultimo anno abbiamo però avuto la gioia di accogliere un bambino in affido offrendo l’amore materno e paterno che abbiamo. La quarantena è stata molto faticosa perché ci ha tenuto lontano da questo bambino che amiamo e che sentiamo parte della nostra famiglia. Certo la tecnologia ci è venuta in aiuto e abbiamo escogitato giochi e stratagemmi per sentirci vicini anche a distanza.

In questo periodo di pandemia ci siamo riscoperti moltissimo come coppia. Abbiamo avuto modo di riflettere su noi stessi e soprattutto su come continuare ad improntare la vita con tutte le sue difficoltà. Abbiamo fatto una lunga riflessione e questa ci ha confermati nelle nostre scelte e ci ha portati ad aprirci nuovamente al bene del prossimo e soprattutto a metterci a disposizione.

In questo periodo difficile non vi nascondiamo le nostre paure perché ci sono stati cambiamenti importanti.  Amerigo da alcuni anni lavora come operaio metalmeccanico.  La direzione ha chiesto alcuni volontari perché volevano iniziare la produzione di respiratori polmonari di cui c’era molto bisogno. L’abbiamo vista come una chiamata di DIO perché solo Lui ci conosce nel profondo e mette sul cammino scelte di vita importanti e risponde ai nostri desideri.

Abbiamo riscoperto tantissimo il dono della preghiera prima di andare a letto proprio perché, visto il periodo, sentivamo il bisogno di ringraziare il Signore per la grazia che ci donava ogni giorno, per la gioia di ogni alba e di ogni tramonto. Come moglie ho accompagnato Amerigo in questo ruolo difficile ma allo stesso tempo pieno di mille emozioni: non vi nascondiamo che la sera mentre recitavamo il rosario spesso i nostri occhi si riempivano di lacrime sia per la situazione, sia per tutte quelle vittime che si trovavano sole negli ultimi istanti della loro vita, magari attaccati ad un respiratore che anche Amerigo aveva contribuito a costruire. Per tutti quei familiari che non avevano potuto rivolgere un saluto ai propri cari.

Ad una settimana di distanza arriva una nuova chiamata: mi viene proposto di lavorare come operatore sociosanitario. Da quel momento avevo ben in mente che avremmo dovuto fare dei sacrifici perché, pur vivendo sotto lo stesso tetto, le circostanze ci portavano a mantenere le distanze, ma ancora una volta la cosa che ci ha unito tantissimo è stata la preghiera. Come dipendente sanitaria sono stata sottoposta al tampone. La paura di ammalarsi c’era, ma quello che preoccupava di più era che se io fossi risultata positiva, avrei rischiato di infettare anche Amerigo. Quindi notti insonni ma ancora la preghiera è venuta in nostro aiuto per rasserenare i nostri cuori. Il mio tampone è risultato negativo: mi sono sentita veramente abbracciata dall’amore di DIO

Abbiamo riscoperto anche l’arte della scrittura perché non c’era giorno che non ci scrivessimo un biglietto anche solo per dirci quanto ci amavamo, e questo ci riempiva il cuore di un amore immenso.  Nel nostro piccolo abbiamo riflettuto su quanto anche un GRAZIE, un COME STAI, a volte può fare la differenza. Questa esperienza ci ha confermato sempre di più, o forse ci ha dato la consapevolezza, che noi tutti siamo il volto di DIO, perché uno sguardo, un grazie, un gesto gentile ti fa capire quanto noi siamo un suo mezzo per arrivare agli ultimi.

Dobbiamo sempre ricordarci che non siamo mai soli ma abbiamo sempre Lui che ci accompagna in questa vita terrena.

GRAZIE AMERIGO E SARA.

Ti è piaciuto l'articolo? Sostienici con un "Mi Piace" qui sotto nella nostra pagina Facebook