Olanda, eutanasia a una donna semi-incosciente di 72 anni: medico scagionato

La paziente aveva subito un’emorragia cerebrale e non aveva richiesto in forma scritta l’eutanasia, come previsto dalla legge. Ma per la procura il medico ha correttamente interpretato dei «gesti fatti con la mano».

Un medico che ha ucciso con l’eutanasia una paziente che non l’aveva richiesta è stato scagionato in Olanda. La procura, dopo un’indagine, ha annunciato di aver fatto cadere tutte le accuse nei confronti del dottore, essendosi «convinta che la donna desiderasse davvero l’eutanasia».

LA SEGNALAZIONE

Il pubblico ministero ha ricevuto nell’aprile 2017 il dossier sulla donna di 72 anni da parte di un Rte. I comitati regionali di revisione dell’eutanasia si occupano di valutare tutti i casi inviati dai medici e di trasmettere alla procura quelli sospettati di non avere rispettato la legge.

NESSUNA RICHIESTA SCRITTA

La paziente soffriva «in modo insopportabile» di cancro al pancreas e il medico ha scelto di praticarle l’iniezione letale dopo che la donna ha subito un’emorragia cerebrale. Secondo il dottore, «la paziente aveva espresso più volte in passato il desiderio di ricevere l’eutanasia». Peccato che la presunta richiesta non fosse mai stata redatta in forma scritta, atto indispensabile previsto dalla legge olandese per accertare la volontà dell’individuo ed evitare abusi.

GESTI DELLA MANO

Il comitato di revisione, conosciuto per l’assenza di rigore quando si tratta di valutare l’aderenza dei casi di morte assistita al dettato della legge, ha giudicato molto dubbio il modo in cui il medico ha interpretato i «segni» dai quali sarebbe trasparita la volontà della paziente.
Secondo la procura, anche se il medico ha violato la legge, visto che la donna «non ha messo per iscritto la sua intenzione», la paziente «poteva muovere la testa» nonostante l’emorragia cerebrale e lo stato di semi-incoscienza. Ed è «con un gesto della mano che lei ha indicato che desiderava ricevere l’eutanasia».

ALTRO CHE AUTODETERMINAZIONE

L’eutanasia legale viene spesso dipinta come una pratica che restituisce dignità ai malati e piena libertà agli individui di decidere come porre fine alla propria vita. Ma già da un paio d’anni in Olanda e Belgio sono emersi casi sconcertanti che dimostrano l’esatto contrario. Quando l’eutanasia diventa legale, e viene stabilito per legge che ci sono vite, quelle colpite dalla malattia, che sono meno degne di essere vissute, gli individui si ritrovano alla mercé di familiari e medici, che possono decidere (loro sì in autonomia) quando porre fine a una esistenza considerata “inutile”.

CHIEDE DI VIVERE, MA VIENE UCCISA

È il caso ad esempio di una donna di oltre 80 anni uccisa in Olanda nonostante avesse fatto intendere in modo chiaro che non voleva l’iniezione letale. Non solo il medico della casa di cura non le ha comunicato che stava per ucciderla, versandole di nascosto un sedativo nel caffè, ma quando la paziente si è svegliata e ha cercato di fermarlo, lui le ha fatto l’iniezione letale con l’aiuto dei familiari che tenevano ferma la donna.

«QUESTO È OMICIDIO»

La stessa cosa è avvenuta in Belgio. A settembre 2017, una donna anziana affetta da demenza e Parkinson è stata uccisa con l’eutanasia su richiesta dei suoi familiari. La donna non aveva mai chiesto, né prima né dopo essere stata colpita dalla patologia, di morire. Non solo quindi non aveva espresso il suo consenso, cardine della legge che celebra l’autodeterminazione del paziente, ma non era stato neanche consultato un secondo medico, come la norma che ha già portato alla morte di oltre 10 mila persone in 16 anni prevede. Il caso ha portato alle dimissioni dalla commissione di controllo dell’eutanasia del dottor Ludo Van Opdenbosch, secondo cui «questa non è eutanasia, è un omicidio». Il caso non è stato neanche passato alla procura belga. Ma visto quanto successo in Olanda, anche se il dossier fosse stato esaminato da un pubblico ministero, difficilmente avrebbe portato a una condanna.

Foto malato da Shutterstock

Leone Grotti | Tempi.it