ONU, criminalizzare la blasfemia e l’apostasia significa mettere in pericolo la libertà di parola

(NEV) – Criminalizzare concetti come la blasfemia e l’apostasia significa mettere in pericolo la libertà di parola e, soprattutto, rendere precari i diritti delle minoranze.

E’ quanto ha affermato Heiner Bielefeld, relatore speciale delle Nazioni Unite sulle questioni della libertà religiosa, in un rapporto presentato mercoledì 6 marzo al Consiglio per i diritti umani dell’ONU. Secondo Bielefeld, nel mondo non dovrebbero esistere leggi che puniscano l’apostasia, la blasfemia e il proselitismo, perché la definizione di questi concetti è molto ampia, tanto da poter mascherare facilmente un intento punitivo verso le minoranze e i diritti delle persone, tra i quali quello di cambiare appartenenza religiosa o quello di esprimere liberamente il proprio pensiero. Secondo attivisti per i diritti umani, questi rischi sono una realtà dove leggi sulla blasfemia sono in vigore, come per esempio in Arabia Saudita e Pakistan, dove la legge è ampiamente usata contro cristiani, ahmadis e sciiti.

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