PARLIAMO DI SALVEZZA PER LA VITA ETERNA

Come scritto nell’ultimo post, il concetto è quello che la vita non può finire.

Questo perché Dio è vita e Dio non può morire. Da Egli sempre nuova vita sarà generata.

Essendo l’uomo creato e portato in vita da Dio ha in se una parte di Esso. Egli contiene quella sostanza, capacità creatrice o alito vitale, che lo rende appunto a immagine di Dio. Essa è quella stessa parte immortale, l’Anima, che desideriamo votare alla Salvezza per l’eternità.

Non è quindi la Salvezza, di per se, guadagnare l’eternità, essa l’eternità, è in relazione a ciò che vivrà comunque dell’uomo dopo la sua morte terrena, mentre la Salvezza rientra in un contesto in cui la perdizione ne è l’esatto opposto.

Ovvero noi vivremo comunque, la domanda è: perduti o salvati.

Gen 2:7 Dio il SIGNORE formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente.

Lo so! Si è monotoni a dire sempre le stesse cose: Dio è trino, l’uomo come Dio è formato anch’esso in tre parti… il corpo, l’anima, lo spirito etc… etc… etc…

Ma per quanto abbiamo sentito cento o mille volte questa storia, al fine, dobbiamo ancora constatare se è proprio così.

Abbiamo già fatto tante verifiche, passando dalla scienza, alla dottrina, alla fede. Quantità di ragionamenti e accurate prove avrebbero dovuto certificarci la verità, anzi lo hanno fatto! Eppure crederci è difficile poiché il futuro, senza fede non è concreto, vive nell’immaginazione e non ci dà prove tangibili.

Si può essere eterni anche nel modo materiale! Ma in altri modi… uno di questi è la memoria.

Memoria storica, memoria somatica (la somiglianza), la memoria può essere artistica, può essere fotografica o un deja vu.

Anche Gesù pronuncia qualcosa in tal senso ma con tutto un altro fondamento… Fate questo in memoria di me.

I Corinzi 11:23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. 26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

È indispensabile entrare nel concetto che in noi convivono ben tre forme di vita e che almeno due di queste le conosciamo poco, o nulla.

Talvolta le viviamo come riflesso del nostro essere interiore, spesso subendole inconsciamente o ricercandole in una dimensione in cui sono quasi introvabili, nel mondo materiale.

Se riuscissimo ad entrare nel concetto che l’anima e lo spirito pur appartenendoci (siamo sempre noi) vanno vissute in quanto tali, l’anima per l’anima e lo spirito per lo spirito, potremmo riuscire, forse, a fare in modo che interagiscano l’un l’altra piuttosto che viversi inconsapevolmente o addirittura subirsi.

Per esempio, le sofferenze dell’anima e dello spirito possono trasformarsi in malattie fisiche. Oppure disagi fisici o cattive abitudini possono trasformarsi in malesseri dell’anima o dello spirito.

Dov’è dunque la chiave che ci permette di conoscerci a pieno, per essere conformi a quell’immagine che abbiamo detto essere quella di Dio? La chiave per adattarsi e disporsi a ricevere la Grazia divina che porta con se la pace del Signore, che è appunto la Salvezza dal tormento eterno.

Insorge in me una domanda: “Salvarsi, da cosa?, da chi?” Già che siamo immortali… dalla sofferenza eterna ovviamente!

Il primo catenaccio si apre con l’accettazione di Cristo nella nostra vita.

“Religioso!” Diranno alcuni, “non fa per me” diranno altri… “Credo nella scienza” affermeranno altri ancora, ed altri mille pensieri che ritengo in fondo, (fino ad un certo punto), tutti validi.

Partiamo da un presupposto: per chi crede pensare all’idea di Dio non è un freno, ma per chi non crede, dovendo immaginare un dio, può pensare che un dio possa essere immensità, potenza, religione, dottrina ma anche scienza, intelletto e conoscenza, tutto è niente o il primo e l’ultimo dei numeri, contemporaneamente dentro e fuori dal tempo e cose del genere. Dovendolo immaginare dico!

Insomma da non credente (e non lo sono) penserei che un dio sia e debba contenere il tutto.

In questo contesto accettare Cristo nella propria vita non ci chiude, ma semmai ci apre ad ogni possibile verità, ed è per ciò che alcune affermazioni bibliche diventano (se possibile) ancora più vere… “Io sono la via, la verità è la vita” o “nessuno viene al padre se non per mezzo di me”

Ma torniamo all’idea della Salvezza e delle nostre diverse “essenze”

Rinnegare la carne ci è impossibile, è così evidente, così fortemente concreta, che proprio non si può. Anche l’idea dell’anima tuttavia è difficile da sopire, così coinvolta con l’intelletto, con la psiche, con i sentimenti, così a fior di pelle che spesso dobbiamo farci i conti. Rimorsi, amore o gioia puntualmente scuotono il nostro interiore, ma se non è un male fisico, qualcos’altro dovrà essere?

Riconoscere lo spirito, viceversa, è più impegnativo. Pur non essendo silente è posto lontano dalla nostra vita materiale,  in contatto con l’anima si! ma in totale opposizione alla carne che è il recettore più facile da ascoltare.

Lo spirito non è invadente e sopratutto non è un conquistatore. La sua estasi è il contatto divino, da cui trae gioia che comunica all’anima. Aborrisce totalmente il possesso e non si nutre di “cose” come la carne.

Egli comunica con lo Spirito Santo che sa e istruisce sulla volontà e sulla conoscenza del Padre.

Egli non ha bisogno di Salvezza poiché è l’alito divino che tornerà al Padre. Cosa resterà allora di noi dopo che sarà terminato il mondo della materia? Nulla?

Che ne sarà dell’Io, dell’Anima, del nostro essere quando non avrà una sede dove stare?

In quale maniera perdurerà il nostro essere indistruttibile, eterno. Perché abbiamo detto che è stato creato a immagine di Dio attraverso il suo Spirito. Quale sarà il suo stato se non avrà conosciuto (e conoscersi vuol dire relazionarsi) la gioia che è nella pace divina che abbiamo detto essere la salvezza?

Come sarà l’anima mia nell’eterno tempo se avrò conosciuto solo la gratificazione della carne, della materia, ma né l’una, né l’altra esisteranno più?

Una seconda chiave apre un’altra porta.

Allontanandoci dalla carne, dal peccato, dalla goduria materiale smetteremo di trattenere l’anima nostra a terra, lasciando che essa venga attratta lentamente ma potentemente dall’opera benefica dello spirito nostro condotto dallo Spirito Santo.

Comprensione, rivelazione, faranno si che il cibo della carne ci sembri sempre più indigesto lasciandoci allontanare dolcemente da ciò che è impuro.

Compiremo senza dubbio quelle ” buone opere ” che non sono accaparramento di Salvezza ma disposizione corretta per riceverla.

Ecco a quel punto l’anima nostra non porterà per l’eternità i pesi di una vita condotta in maniera non corretta, nel momento del giudizio e della verità non si sentirà dire..” Amico come sei entrato qui?”…

Mt 22:1 Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:

2 «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio. 3 Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire. 4 Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: “Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze”. 5 Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio; 6 altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero. 7 Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città. 8 Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. 9 Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. 10 E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali. 11 Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. 12 E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa. 13 Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”.

Le note bibliche sono tratte da NUOVA RIVEDUTA 2003 (STUDI SCOFIELD)

Francesco Blaganò | Notiziecristiane.com

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