Pellegrini o pendolari

Pellegrini su questa terra… è una delle visioni del cristiano più affascinanti.

Un pellegrino viaggia. Cambia luoghi. Ammira paesaggi.

Un rischio del cristianesimo occidentale è che il nostro panorama sia drasticamente “urbano”.

E con questo intendo composto da linee geometriche studiate dall’uomo, luci e colori riprodotti in base a strategie di marketing e orizzonti confortevolmente prevedibili.

Istintivamente addomestichiamo ciò che è selvaggio. Prendiamo una foresta e la trasformiamo in giardino, per sentirci più sicuri.

Tutto ciò, però, elimina complessità e bellezza, due aspetti che alimentano la nostra intelligenza. E più che pellegrini in un mondo straniero, tendiamo a diventare pendolari in un pianeta ben conosciuto.

Come Gesù, il pellegrino cerca anche un momento nel deserto, nella natura, distante dall’umanità, per un tempo personale con Dio. La scienza moderna conferma che un tempo appartati nella natura riduce drasticamente i livelli di stress e ci conferisce salute.

La regola del 20-5-3 ci potrebbe essere utile.

==>> Si tratta del risultato di una ricerca proposta di recente da una neuroscienziata della Northeastern University di Boston: 20 minuti + 5 ore + 3 giorni.

20 minuti tre volte la settimana spesi a passeggiare in un parco del quartiere o in un giardino botanico, scientificamente favoriscono le capacità cognitive e mnemoniche, oltre che a farti sentir bene (decresce il livello di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress). Ma, aggiungono nella ricerca, non ci devono essere cellulari e notifiche nelle vicinanze, altrimenti il beneficio per neuroni e memoria diminuisce drasticamente.

Trovo simpatico che questo effetto sia stato definito “fascinazione soft”: è come se istintivamente fossimo attratti, o meglio, affascinati dalla natura, fatemi dire, dal creato. Il salmista descrive questa fascinazione migliaia di anni fa, conquistato da ciò che vede e sente: “Quanto son numerose le tue opere, SIGNORE! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze[1]. Ebbene tale fascinazione aiuta poi a pensare meglio, a creare, a processare informazioni e a eseguire compiti.

5 ore al mese, poi, andrebbero spesi in contesti naturali semi-selvatici, tipo un bosco. Uno studio condotto dal governo finlandese ha dimostrato che le persone che spendono almeno 5 ore al mese in zone boschive, si rilassano di più e si sentono ristorate in maniera più profonda. Dunque, più l’ambiente è selvaggio o, se volete, meno addomesticato dall’uomo, più benefici ne trae l’uomo[2]. E certo ha a che vedere anche con suoni e odori. Allontanarsi dalle città frenetiche, dagli angoli netti, dai forti industriali, dalle notifiche tecnologiche, dagli odori umani, rigenera e aiuta il sonno.

3 giorni all’anno, infine, andrebbero vissuti immersi nella natura, meglio se in montagna, distanti da coperture telefoniche e dal brusio dell’umanità. Questa dose della natura più selvaggia ha l’effetto di un prolungato ritiro di meditazione: infatti, ricerche confermano che il cervello cavalca le onde alfa, le stesse capaci di ripulire il pensiero, aumentare la creatività, domare il burnout (esaurimento nervoso) e semplicemente farti sentire meglio.

Gesù si appartava nella natura. Era decisamente più facile ai suoi tempi, verrebbe da pensare. Occorrerà quindi un po’ più di intenzione da parte nostra per trovare i luoghi adatti, per riappropriarci degli effetti benefici della creazione ideati dal Creatore.

La natura selvaggia ci riposiziona. Scopriamo timori che avevamo dimenticato, avvolti nei nostri sistemi di sicurezza sociali, economici e tecnologici. A costo di sembrare banale, fatemi dire che diventiamo più piccoli. Improvvisamente scostati dal centro dell’universo potremmo essere più propensi a vedere nella maestosità della natura Colui che dall’eternità, di fatto, sta saldamente al centro dell’universo.

Seguire questa regola, potrebbe aiutarci a riscoprirci pellegrini, fragili e dipendenti dal Padre. E forse meno pendolari, indaffarati e dominati da se stessi.

[1] Salmo 104:24 – L’intero salmo è un inno di un cuore affascinato dalla creazione di Dio

[2] Sembra l’opposto di quanto solitamente siamo portati a pensare.

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