Per Londra, i cristiani in fuga non sono degni di asilo

“L’Inghilterra non riesce a dare rifugio ai cristiani e favorisce i musulmani”, è la sintesi di un editoriale pubblicato sul Times a inizio anno. Ed è così, perché la percentuale di cristiani che ottengono lo status di rifugiato dalla Siria è irrisoria rispetto a quelli musulmani. E molti riferiscono di aver subito scherno e discriminazioni.

“L’Inghilterra non riesce a dare rifugio ai cristiani e favorisce i musulmani”, è la sintesi di un editoriale pubblicato sul Times a inizio anno. Il bastione del giornalismo britannico poneva l’accento sulle ripetute omissioni inglesi nel concedere rifugio a cristiani, drusi e yazidi – le minoranze più colpite dall’islam in Medio Oriente.

dati raccontavano che dei 4.850 siriani accettati dal ministero dell’Interno britannico, nel 2017, 4.572 erano musulmani e undici cristiani. Mentre secondo i dati del secondo trimestre del 2018, dei 1.197 siriani a cui è stato concesso il diritto di asilo, 1.047 erano musulmani sunniti e dieci erano cristiani. Il bilancio è di ventuno cristiani “accolti” in due anni. E nel frattempo, sebbene i dati relativi al 2019 ancora non siano stati pubblicati, nella civilissima e multiculturale Gran Bretagna vengono registrati anche casi eclatanti in cui i cristiani vengono respinti alla frontiera.

E il caso Asia Bibi è stato emblematico rispetto a chi detta la politica in materia d’asilo nel Paese della regina. Dopo che la giovane madre cristiana ha subito dieci anni di prigionia nel braccio della morte pakistano per essersi rifiutata di rinnegare Cristo al cospetto di Maometto, c’era la possibilità che il Regno Unito l’accogliesse come rifugiata, ma Theresa May ha rifiutato presto. La reazione immediata, infatti, dei musulmani pakistani che hanno letteralmente invaso le piazze in segno di protesta chiedendo l’impiccagione pubblica e immediata della donna colpevole  di essere cristiana, ha avuto un peso tale da compromettere la decisione politica per uccidere ogni speranza in Asia Bibi.

Che è un po’ lo stesso trattamento che ha ricevuto un uomo proveniente dall’Iran – il Paese che occupa la nona posizione nella lista dei peggiori persecutori dei cristiani. L’iraniano cercava asilo in Gran Bretagna perché si era convertito al cristianesimo abbandonando l’islam, ma il dipartimento britannico per l’immigrazione ha respinto la sua richiesta a marzo. Aveva chiesto lo status di rifugiato già nel 2016, e oggi la sua richiesta è stata definitivamente archiviata, perché per il ministero dell’Interno il cristianesimo non è affatto una religione di pace. Alla commissione aveva provato a spiegare di essersi convertito dopo aver scoperto che il cristianesimo è una “religione di pace al contrario dell’islam”, e s’è visto recapitare una lettera in cui venivano elencati versetti del Levitico, dell’Esodo e del Vangelo volti a dimostrare che non c’è niente di pacifico nella fede in Cristo. Dopo lo scalpore suscitato dalla lettera, il ministero ha preso le distanze dalla suddetta, sebbene ne abbia confermato l’autenticità, giudicandola non in linea con il modo di considerare le richieste di asilo basate sulla persecuzione religiosa.

Diversi avvocati esperti in materia hanno giurato di non aver mai visto niente di simile, ma intanto nel respingere la richiesta di asilo di un uomo che si è convertito dall’islam al cristianesimo e costringendolo, presumibilmente, a fare ritorno in Iran, il governo britannico ne ha siglato la sua condanna a morte.

Pochi giorni dopo una donna, anch’essa iraniana, alla richiesta d’asilo ha ricevuto per risposta una lettera di rifiuto nella quale si può leggere: “nel suo AIR [Asylum Interview Record] lei ha affermato che Gesù è il suo salvatore, ma poi asserisce che non sarebbe stato in grado di salvarla dal regime iraniano. Si ritiene, pertanto, che non ci sia alcuna convinzione sincera nella sua fede in Gesù”. Intervistata dalla BBC Radio 4, la donna ha dichiarato: “quando ero in Iran mi sono convertita al cristianesimo e la mia vita è cambiata, il governo mi stava cercando e sono scappata. (…) Nel mio paese, se qualcuno si converte al cristianesimo viene punito con l’esecuzione capitale”. E ha riferito poi di essere stata derisa ogni volta che rispondeva alle domande rivoltele dal commissario del ministero. L’uomo “ridacchiava, forse mi prendeva in giro quando parlava con me. (…) Mi ha chiesto perché Gesù non mi avesse protetto dal regime o dalle autorità iraniane”.

Qualche settimana prima ad essere costretto al rimpatrio, in Pakistan questa volta, era toccato ad Asher Samson, 41 anni, cristiano residente nel Regno Unito da 15 anni e che aveva studiato teologia. In Pakistan era già stato “picchiato e minacciato dagli estremisti islamici” – un trattamento normale per i cristiani in un paese come il Pakistan che è al quinto posto nella classifica mondiale dei paesi che odiano il cristianesimo.

Sarà o meno un velenoso pregiudizio da parte dell’Home Office nei confronti dei cristiani, sta di fatto che casi come questi si moltiplicano e vanno a sommarsi a tanti altri  di cui avevamo già raccontato da queste colonne. Come quello che lo scorso anno ha coinvolto la suora irachena fuggita dallo Stato islamico e che aveva chiesto all’Home Office di recarsi dalla sorella malata in Gran Bretagna, e a cui è stato negato il visto per ben due volte. Ad un’altra suora il visto era stato negato perché non aveva un personale conto in banca, mentre ad un sacerdote cattolico perché non era sposato.

E se l’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey di Clifton, in tempi non troppo sospetti, affermava che i funzionari inglesi sono “istituzionalmente prevenuti” contro i rifugiati cristiani, tre alti prelati provenienti da Iraq e Siria, nel 2016, che chiedevano il visto per presenziare alla consacrazione della prima cattedrale ortodossa siriaca del Regno Unito, si sono visti replicare, beffardamente, che “non c’era posto in albergo”.

Lo stesso trattamento non è stato riservato ad Ahmed Hassan, cui è stato concesso l’asilo – nonostante non avesse i documenti, e nonostante avesse detto al ministero dell’Interno di essere “stato addestrato come un soldato dell’Isis” –, per poi due anni dopo essere il protagonista di un attentato terroristico in una stazione ferroviaria di Londra, in cui sono rimaste ferite 30 persone. L’Home Office ha inoltre consentito a un religioso musulmano straniero, Hamza Sodagar, di entrare nel paese e tenere una conferenza a Londra, nonostante l’uomo si sia detto favorevole a decapitare gli omosessuali, a bruciarli vivi e a gettarli da un dirupo.

Dalle statistiche pubblicate ogni anno dal ministero dell’Interno, si evince che nel 2018, il 32% dei richiedenti asilo era cittadino di paesi asiatici, il 29% era cittadino di paesi africani, il 26% era cittadino di paesi del Medio Oriente e il 10% proveniva dall’Europa. Tra il 2014 e il 2018, 19.881 persone sono state reinsediate nel Regno Unito, principalmente dalla Siria e dalla regione circostante. Paesi dove la persecuzione ai cristiani impera e dai quali è stato registrato un vero e proprio esodo. Il che lascia presumere, comunque, che le richieste di asilo arrivino massicciamente anche dai cristiani d’Oriente. La domanda resta: perché vengono respinti e così pochi accettati?

Lorenza Formicola | Lanuovabq.it

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