Perché Dio condannò a morte Anania e Saffira?

La storia di Anania e Saffira (Atti 5:1-11)

Il risveglio non garantisce che in una comunità ci sia assenza di peccato. Quando molta gente è convertita ed è trasformata autenticamente, quando molti sono rinnovati e imparano sinceramente a odiare il peccato, altri trovano molto più attraente essere ritenuti santi che esserlo veramente. Il risveglio offre molte tentazioni per il sentimento dell’ipocrisia, sentimento che sarebbe meno forte in contesti secolarizzati o pagani.

Il problema non è tanto nel denaro che Anania e Saffira guadagnarono con la vendita della proprietà, quanto nella menzogna che dissero. Alcuni membri della comunità vendevano le proprietà e donavano tutto il ricavato alla chiesa, per aiutarla nei diversi ministeri, non da ultimo per rispondere ai bisogni dei fratelli e delle sorelle in Cristo. Di fatto, l’uomo chiamato Barnaba si distinse a questo proposito e rappresentò sicuramente un esempio per Anania e Saffira. Ma questi alienarono la proprietà, tennero una parte del ricavato per sé e si vantarono di donare tutto il denaro. Fu questa pretesa di santità e di abnegazione, di generosità e di misericordia a essere considerata offensiva. Se fosse passata inosservata, sarebbe potuta moltiplicarsi. Avrebbe portato in posizione di onore gente la cui condotta non lo meritava. Ma, peggio ancora, si trattava di una sfacciata menzogna contro lo Spirito Santo, come se lo Spirito di Dio non conoscesse la verità, o fosse indifferente. Si trattava allora di un’azione estremamente presuntuosa, che tradiva un atteggiamento così lontano dalla centralità di Dio della fede genuina, al punto da essere idolatra.

Un altro elemento del problema era quello della cospirazione. Non bastò che Anania portasse avanti questa bravata da solo. Egli agì “essendone consapevole anche la moglie”; la menzogna non fu solo passiva ma attiva, rivelando un comune atteggiamento volto a ingannare i credenti e a sfidare Dio. In tempi di risveglio autentico, il giudizio può essere più immediato di quanto non accada in tempi di decadimento. Il peggior giudizio, comunque, è quando Dio si allontana dalla chiesa facendo si che il peccato si moltiplichi; è una condizione che finirà inevitabilmente nel disastro. Ma quando Dio risponde al peccato con severità immediata, si imparano delle lezioni e alla chiesa è risparmiata una strada peggiore. Nel nostro caso, grande timore si sparse non solo sulla chiesa ma anche su tutti coloro che ascoltavano questi fatti.

E’ scritto: “Chi cammina nella rettitudine teme il SIGNORE, ma chi è traviato nelle sue vie lo disprezza” (Prov. 14:2)

D.Carson

Ferrentino Francesco La Manna | Notiziecristiane.com

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