Perle antiche in scrigni nuovi

Da diverso tempo a questa parte si parla tanto di “Chiesa in uscita” per dire come la Chiesa debba trovare il coraggio e le modalità concrete per varcare i confini del proprio recinto nel tentativo di raggiungere anche le persone che stanno al di fuori. C’è il rischio che rimanga solo uno slogan con cui riempirsi la bocca senza tradursi in opere concrete, ma è da sempre una necessità ineludibile della Chiesa.

In fondo, era la stessa esigenza di Gesù: “Ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare”. Anche chi non va in chiesa o non frequenta assiduamente, anche chi è ateo o non si dice un buon cristiano, anche chi non rientra nel perimetro della morale cristiana spesso delimitata più dalla nostra visione e dai nostri pregiudizi che non dalle verità bibliche!

Gesù vuole raggiungere tutti, dal primo all’ultimo, perché anche loro sono all’altezza di Dio.

Noi Chiesa dobbiamo imitare il nostro maestro, smetterla di essere autoreferenziali e andare incontro alle persone che solitamente non frequentano i nostri ambienti. Dobbiamo, perché è l’amore di Dio ad imporcelo. Non basta ricevere la grazia di Dio se non diamo un senso alla nostra vita, altrimenti tutta questa grazia non sta in piedi e finisce per disperdersi.

Come cristiani, leggendo i Vangeli ci rendiamo conto che quel senso della vita che ci prefiggiamo é legato alla esigenza di raggiungere un traguardo alto, una pienezza di vita. Non un obiettivo solo passabile, mediocre, un tirare a campare, ma la “vita eterna”. Con tale espressione non si intende puntare solo sull’esistenza ultraterrena, ma su un modo di vivere che abbia già ora le caratteristiche della vita indistruttibile di Dio.

Di fatto, la sfida principale della nostra fede è lasciarci trasformare dalla grazia che riceviamo. Anzi, la grazia più grande che possiamo ricevere è quella di riuscire finalmente a cambiare vita. Se non lo facciamo non saremo ne fedeli a Dio ne a noi stessi.

Vincenzo Lipari

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