Porno e trans: come si adescano i ragazzini on line

«Faccio parte di un numero crescente di genitori i cui figli, dopo l’esposizione a contenuti pornografici online, hanno sperimentato un improvviso e rapido cambiamento di comportamento, culminato in una nuova “identità di genere”.  Il legame del transgenderismo con la pornografia: è innegabile.
Dodici mesi fa, nella mia casella di posta c’era un link a un documento Google di mio figlio di 14 anni.
Ci scriveva che era transgender e che negli ultimi 3 anni ha scoperto di essere… lesbica. Ha parlato della sua “disforia”, ha incluso un collegamento a una fonte per documentarci,  Ha parlato del dolore che stava attraversando e lo ha paragonato all’indossare una maschera con dentro dei rasoi. Ha espresso il suo timore che non lo avremmo accettato e ha chiesto aiuto. Storditi, gli abbiamo detto che noi lo amavamo comunque e l’abbiamo abbracciato. Gli abbiamo chiesto di pazientare mentre trovavamo aiuto e risorse per cercare di capire cosa stesse passando.
Dire che questa rivelazione è stata uno shock è un eufemismo:, tuttavia avevamo notato alcuni comportamenti “strani”.  Era sempre irascibile con noi e suo fratello. Era sempre imbronciato, dormiva molto, mangiava poco e ha cominciato ad andare male a scuola: attribuivamo la cosa all’adolescenza e alla pubertà.
Quando, però, gli abbiamo chiesto da quanto tempo si sentiva in questo modo ha dato risposte brevi e dal suono preconfezionato: aveva trovato informazioni su internet. Quando ci chiedevamo come è possibile improvvisamente diventare o sentirsi femmina, rispondeva: “Lo so e basta”.
Per qualche settimana non abbiamo saputo cosa fare.  Poi abbiamo trovato suoi scritti con idee suicidarie e disegni fatti da amici suoi che lo raffiguravano come una donna. Ha anche iniziato a tagliarsi. Abbiamo rimosso tutti i coltelli da casa e abbiamo preso l’abitudine di controllarlo nel cuore della notte per paura che si facesse del male. Intanto aveva fatto la richiesta per avere un nuovo nome con annessi pronomi femminili e ha iniziato a radersi tutti i peli del corpo.
La cosa più sconcertante per me è stata quando ha iniziato a parlare con voce alta e monotona. Si stava disconnettendo dal suo corpo e la persona davanti a noi non assomigliava per niente al bambino che avevamo cresciuto. Stava diventando qualcos’altro e a detta di tutti non era una situazione salutare. Abbiamo cercato gruppi di sostegno di genitori e professionisti medici.
Dopo settimane di peggioramento della sua salute mentale e fisica, ho preso il laptop fornitogli dalla scuola per assicurarmi che fosse carico e pronto per la giornata. L’ho aperto e ho visto un nome che non riconoscevo. Non ho mai nemmeno pensato che il laptop della scuola potesse avere qualcosa a che fare con ciò che stava sconvolgendo la nostra vita, e presumevo (sbagliando) che il pc della scuola avesse i filtri necessari per bloccare i siti porno ecc. Invece era pieno zeppo di prove del suo viaggio nel lato oscuro di Internet, dove nessun minorenne dovrebbe navigare. Ho trovato il lato pornografico di Deviant Art, Tik Tok, YouTube e Reddit.
Inizialmente, nelle chat lui poneva domande  semplici come: “Perché sono diverso dagli altri ragazzi?”; ma tra le risposte c’era chi diceva “sei trans”, “Forse sei una ragazza”, “Se sei triste, i tagli a volte possono aiutare”; “inizia a saltare i pasti, puoi essere magra e sembrare una ragazza”. Alcuni utenti interagivano con mio figlio più di altri. Queste persone lo hanno invitato in chat room private e in videochiamate.
Ho continuato a setacciare il computer e sono rimasto scioccato nell’apprendere che uno degli amici online era un trans adulto (un maschio che si identificava come donna).
L'”amico” gli ha inviato quelle che ora so essere registrazioni di ipnosi per “aiutarlo a rilassarsi e dormire”: il mantra ripeteva che doveva immaginarsi donna e  atti sessuali come la fellatio e  l’essere penetrato da un uomo. Era un vero e proprio lavaggio del cervello.
Sono andato nel panico e invece di fare screenshot e scaricare tutte queste robe,  ho cancellato tutto. Ho cancellato l’account, la cronologia e ho interrotto tutti gli accessi a Internet. Ma non ho potuto interrompere la connessione con queste persone abbastanza velocemente.
Poi un giorno, dopo una lite a scuola, mio ​​figlio ha cercato di impiccarsi. Fortunatamente, è solo svenuto e ha battuto la testa.  Ad oggi questo è stato il giorno peggiore della mia vita.
Dopo di ciò, nostro figlio ci ha detto che sentiva che tutto il suo malessere e la sua disforia e l’autolesionismo provenivano dalle cose con cui aveva a che fare a scuola e ci ha pregato di non farcelo tornare. Volevamo andare a scuola per discutere dell’accaduto, volevamo far sapere alla scuola che i loro computer non avevano protezioni e i ragazzi  hanno accesso a tutti i contenuti per adulti sul portatile della scuola.
Ma ho scoperto che, in molti  casi  i genitori che non si affrettano ad “affermare” il genere percepito dai figli passano dei guai. Possono essere denunciati e addirittura perdere l’affidamento. Quindi, in forma anonima, ci siamo uniti  ad altri genitori che si trovano in situazioni simili alla nostra.
E infatti, quando abbiamo contattato le forze dell’ordine locali per discutere la possibilità di provare a rintracciare coloro che  avevano preso di mira nostro figlio,  come temevamo, ci hanno guardato con sospetto e hanno detto che non c’era niente che potessero fare se nostro figlio non si fosse fatto avanti personalmente.
Allora, cosa abbiamo fatto?
Abbiamo scelto di “disconnetterci”.  Abbiamo incoraggiato nostro figlio a  vivere nel mondo reale. Abbiamo lavorato e studiato insieme a lui per valutare le fonti dell’informazione. Abbiamo nutrito la sua salute mentale e fisica con lo sport, il sole, il cibo sano, l’arte e la musica. Lo abbiamo amato e abbiamo trovato un meraviglioso terapista che lo ha lasciato parlare.
A poco a poco abbiamo visto cambiamenti e  accenni ad un sorriso e barlumi della sua precedente arguzia, della sua simpatia e del suo eccentrico senso dell’umorismo. Non ci ha più chiesto di usare nomi o pronomi femminili e quando gli abbiamo chiesto perché, ha detto che non gliene importava più niente. Ci ha detto che inizialmente era molto arrabbiato con noi, ma che alla fine ha capito che volevamo solo che rallentasse, si prendesse il suo tempo e ragionasse bene sulle sue azioni e sui suoi pensieri.
Abbiamo discusso molto del porno:  la sua curiosità lo ha portato lì, ma quello che ha visto lo ha spaventato e ha avuto un impatto molto negativo su di lui. Ora, lontano Internet, ha detto che ha capito cosa è il genere e la sessualità. Ha capito che i pensieri hanno potere sul nostro essere, e che i discorsi negativi possono danneggiarci. Ha rivelato che non si sentiva adatto, ma si è chiuso nel suo male invece di aprirsi per superalrlo. Oggi sta ancora lavorando su tutto questo,  ma è sano, felice, si diverte, ama la musica e interagisce con il mondo.
Ci chiamano transfobici, dicono che stiamo facendo del male a nostro figlio. I media dicono che affermare e celebrare un’identità trans è prevenzione del suicidio.
Non sono d’accordo!
Nella nostra esperienza, più nostro figlio si è attaccato all’identità trans, meno funzionale e più autodistruttivo è diventato. 
Dove saremmo se non avessimo disconnesso nostro figlio dalle influenze e dagli influencer di Internet? Dove saremmo se ci fossimo precipitati alla clinica di genere e avessimo seguito i consigli di professionisti affermati? E se avessimo chiesto aiuto alla scuola?
Continueremo a lottare contro la medicalizzazione dei giovani corpi e delle menti in via di sviluppo. Continueremo a denunciare l’influenza inquietante del porno online in ​​cui i predatori trovano e prendono di mira i ragazzini incoraggiandoli a disconnettersi dal loro corpo.
Non ci fermeremo mai.»
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