Profumo nella Bibbia, quando l’olfatto diventa sacro

Per il compleanno di mia figlia, abbiamo pensato di regalarle (oltre ai pattini), anche uno dei bellissimi giochi di “Scienza e gioco” della Clementoni per creare le essenze, profumi etc.

Lo ha adorato da subito e sfogliando il libretto delle istruzioni mi sono imbattuta nella storia dei profumi, per cui ho pensato di scrivere un articolo con questa storia e i collegamenti con le Sacre Scritture.

L’olfatto è uno dei sensi più interessanti, spesso sentire un certo tipo di profumo rievoca sensazioni e ricordi di quando si era bambini, oppure di momenti ben precisi.

Può capitare in modo inaspettato, quell’odore particolare che ci risveglia un ricordo e in pochi secondi ci  ritroviamo catapultati in un luogo lontano o tra le braccia di una persona che magari ora non c’è più.

L’olfatto è anche al centro della relazione dell’uomo con il divino.

I profumi, sul piano orizzontale, attraggono sensualmente le creature, mentre sul piano verticale mettono in comunicazione aromatica con il sacro.

Ma ora vediamo nello specifico questo tema particolare…

Il profumo è una miscela di sostanze odorose che, opportunamente mescolate e dosate, danno vita ad una piacevole fragranza da vaporizzare sul corpo o negli ambienti.

L’origine del profumo risale a più di 5000 anni fa in Egitto, dove circolavano unguenti, balsami e incensi che non avevano solo lo scopo di profumare, ma anche di guarire e curare il corpo, oltre ad essere un segno di ricchezza e prestigio.

I primi aromi venivano diffusi in bruciatori, da qui l’origine della parola “profumo”, dal latino per-fumum ovvero “attraverso il fumo”.

Dall’Egitto si diffondono in tutto il Mediterraneo conquistando anche la civiltà greca, romana e araba.

Utilizzati soprattutto come oli per proteggere la pelle dai raggi solari, venivano aggiunti aromi vegetali come mirra, aloe, nardo, terebinto per profumare.

In Persia venne poi creata l’acqua di rose e il profumo tratto dalle zagare, ovvero dai fiori delle piante di agrumi.

Il ruolo sacro dei profumi è definito nel Libro dell’Esodo.

Dio, nella legge aveva ordinato di costruire un altare dei profumi e di offrire su di esso del profumo, aggiungendo anche con che cosa doveva essere fatto il profumo.
Infatti il Signore dice a Mosè:

Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia odorosa, del galbano, degli aromi, con incenso puro, in dosi uguali; e ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere, e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io m’incontrerò con te; esso vi sarà cosa santissima” (Es. 30,34-36);

L’utilizzo dei profumi è altrettanto sviluppato sia presso gli Ebrei che, come già accennato, presso gli Egizi.

In tutti i paesi biblici il profumo è utilizzato sotto-forma di PUK, ovvero preparati unguentarii, formati da oli profumati, da polveri a base di henna, ma anche da sacchetti di erbe aromatiche portati fra i vestiti.

Gli uomini stessi, amavano utilizzare vestiti profumati, nella Bibbia c’è un episodio che ci fa capire quanto fosse importante il profumo; Isacco, cieco, viene ingannato da suo figlio Giacobbe che indossa il profumo del fratello Esaù in modo da ottenere la benedizione del padre:

«Giacobbe gli si avvicinò, Isacco lo baciò, aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse scambiandolo per il figlio maggiore Esaù: 

“Ecco l’odore del mio figlio, come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto!” (Genesi 27: 24)»

Nel servizio del Tempio di Gerusalemme l’offerta dei profumi aveva un ruolo importantissimo.

Durante il giorno dell’espiazione, il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il turibolo dell’incenso, o meglio dei profumi da bruciare, una mistura a base d’incenso poiché in quei tempi l’incenso era in forma semiliquida.

Lo stesso monte del Tempio è chiamato har ha-Morià, e questo termine viene fatto risalire alla parola mirra.

Tra questi profumi da bruciare prescritti da Mosè c’è l’onichia, una misteriosa miscela aromatica.

La resina, il laudano e il balsamo erano commerciati nella mezzaluna fertile come si deduce dall’episodio di Giuseppe, figlio di Giacobbe.

Parlando di profumi, il libro a cui ci si ricollega per le numerose citazioni è il Cantico dei Cantici:

“Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni, soffia nel mio giardino si effondano i suoi aromi. Venga il mio diletto nel suo giardino E ne mangi i frutti squisiti” (4:16)

“Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari” (5:1).

Un altro preparato molto utilizzato a base di profumi riguarda l’olio Santo e olii per le unzioni
A Mosè fu insegnato a preparare l’olio per l’unzione:

“Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli; cinnamomo odorifero, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna odorifera, duecentocinquanta; cassia cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario (16,4 g circa) e un hin (5, 83 litri circa) d’olio d’oliva. 

Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere” (Es. 30, 22-25).

Per ottenere l’olio santo o anche diversi olii per unzioni, i profumieri facevano macerare a caldo piante e resine aromatiche nell’olio.

A volte, seguendo il metodo degli Egizi, estraevano il succo di piante particolarmente aromatiche, strizzandole in un panno e facendone stillare il succo in un vaso.

Scavi hanno riportato alla luce mortai per frantumare radici, rizomi o resine aromatiche, fornelli per macerare a caldo e anfore per acque profumate, vasetti e fiale in terracotta, in vetro o in alabastro visibili ancora oggi nei musei archeologici di Haifa e Gerusalemme.

La varietà degli aromi era notevole e l’iniziale impiego di balsami e unguenti a scopo liturgico si trasferì al campo cosmetico.

Nonostante la severità della legge mosaica e le invettive di Geremia e di Ezechiele, le donne della Bibbia seducono sempre dopo una toeletta profumata:

Ruth per piacere a Booz, Giuditta per sedurre Oloferne, Jezabel per placare Iehu.

L’importanza attribuita ai profumi e alla cosmesi, era tale che Giobbe (Giobbe 42:14) a una figlia “mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio”, letteralmente Keren hapuch e cioè “Vaso di belletto”.

Nel libro del Siracide, lo Spirito di Dio si diffonde come un profumo:

“Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, /nella porzione del Signore, sua eredità./ Sono cresciuta come un cedro sul Libano,/ come un cipresso sui monti dell’Ermon./ Sono cresciuta come una palma in Engaddi,/ come le piante di rose in Gerico, come un ulivo maestoso nella pianura;/ sono cresciuta come un 25 platano./ Come cinnamomo e balsamo ho diffuso profumo;/ come mirra scelta ho sparso buon odore;/ come gàlbano, ònice e storàce, come nuvola d’incenso nella tenda./ Come un terebinto ho esteso i miei rami/ e i miei rami sono rami di maestà e di bellezza” (Siracide 24: 1, 23)

Nei Vangeli i profumi compaiono con i Magi:

“Poiché era nato Gesù a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, ecco che dei Magi venuti dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme. Entrando nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre, e, prostrati, lo adorarono; aprendo il loro cofanetto, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt. 2, 11).

In seguito, saranno soprattutto le donne a onorare Gesù con i profumi.

Nella celebre scena della peccatrice che unge di profumi i piedi di Gesù, questi fa osservare a Simone che lui non ha avuto quel gesto di gentilezza nei suoi confronti.

Il vangelo di Giovanni riporta un’altra scena d’unzione.

In questo caso si tratta di Maria di Betania, che versa il profumo sulla testa di Gesù.

Giuda, al quale non importava niente dei poveri, ma teneva la cassa, osserva che quel profumo lo si sarebbe potuto vendere e ricavarne danaro da dare ai poveri, invece di sprecarlo così.

Il suo costo sottolineato da Giuda (300 denari, un anno di salario di un operaio agricolo!) fa pensare che quel nardo (molto apprezzato da ebrei, greci e romani), detto pistiké, “genuino”, fosse proprio il costosissimo neerd, estratto dalla radice di un arbusto che cresce sulle montagne dell’India (nardostachy jatamansi).

Nel successivo episodio della sepoltura, Giuseppe di Arimatea e Nicodèmo si recano a prelevare il corpo di Gesù dal luogo della crocifissione.

Nicodèmo porta “una mistura di mirra e di aloe di circa 100 libbre” per avvolgerlo in fasce con gli aromi e deporlo in un sepolcro nuovo, reperito in un giardino vicino al luogo dove era stato crocifisso.

Potrei continuare ancora a citare versetti biblici che riguardano i profumi e il loro utilizzo, a breve preparerò una seconda parte in modo da completare il quadro parlando anche del significato di ciò che veniva utilizzato.

Spero vi sia piaciuto.

Fatemi sapere se avete alcune curiosità riguardo questo tema.

Un abbraccio, Cristina.

Fonte

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