La Federazione delle Chiese Pentecostali ha dato mandato alla propria commissione teologica di preparare un documento sulla famiglia da offrire come base di discussione alle chiese membro con l’obiettivo di formulare una piattaforma condivisa di visione e di concezione. La commissione ha cominciato il suo lavoro nel luglio del 2015 e lo ha concluso nel giugno del 2016. Le trasformazioni sociali, le evoluzioni del diritto sia a livello nazionale che europeo, il cambiamento a livello internazionale di paradigmi culturali consolidati impongono uno sforzo di comprensione attivo e approfondito per dotare le chiese di uno strumento di riflessione adeguato alle sfide che oggi su questo terreno vengono poste.
In questo documento volutamente si evita di affrontare il rapporto tra matrimonio e famiglia; vale a dire che esula dal suo obiettivo formulare un pensiero relativo al divorzio, i matrimoni misti, le unioni civili eterosessuali e altri istituti che di fatto o di diritto regolano la formazione della famiglia. Su tali questioni all’interno della Federazione al momento non vi è accordo unanime.
Nel documento si usa il termine ‘famiglia’ al singolare e non ‘famiglie’ al plurale. La famiglia, spesso definita ‘cellula della società’ e costituita dello stesso tessuto della comunità più ampia, è stata sempre considerata un valore universale; oggi sembra non esserlo più. Il panorama attuale vede il delinearsi di composizioni famigliari come risultato dei mutamenti antropologici culturali e di conseguenza politici delle nostre società occidentali; così la famiglia va assumendo un valore relativo e gli effetti di questa trasformazione vanno a incidere sulla sfera coniugale, su quella della procreazione, su quella della genitorialità, come anche sull’aspetto educativo nonché socio-legislativo: tutti aspetti fondanti e fondamentali della famiglia.
La Federazione delle Chiese Pentecostali riconosce che dalla famiglia fluiscono i benefici della crescita, del rinnovamento e della stabilità sia della chiesa che della società. La solidità della famiglia, infatti, è importante in quanto essa è il luogo primario della trasmissione della vita, della socializzazione, delle relazioni e delle norme.
Fondamenti biblici e teologici
Esistono principi biblici da cui è possibile derivare un modello di famiglia le cui caratteristiche sono identificate nell’unione di un uomo (maschio) e una donna
(femmina) intesa come coppia originaria della famiglia. La coppia è famiglia anche se non ci sono figli. La sterilità di coppia può essere risolta con l’ausilio della scienza eticamente applicata. L’alterazione che questa coppia può subire nel tempo può causare una riformulazione della famiglia che però non cessa di essere fondata sui principi di base. In questa prospettiva e sulla base di una precisa ermeneutica biblica le unioni omosessuali non possono essere accolte come progetti di vita intesi a creare una famiglia.
Nella concezione biblica Dio crea l’umanità <<maschio e femmina>> (Genesi 2:24); in questo modo Egli stabilisce i principi su cui si forma la coppia coniugale, il matrimonio e quindi il modello di famiglia. Il principio è qualcosa da cui si comincia e diventa, quindi, un fondamento. Peraltro, i versi di Matteo 19:4-5, con esplicito richiamo al Genesi, confermano come si costituisce una coppia: uomo e donna, cioè maschio e femmina. In tale dinamismo si configura la famiglia. In tal senso, quando parliamo di modello di famiglia, parliamo di qualcosa ben definito, riconoscibile e chiaramente identificabile, per cui ne è possibile la riproduzione e la rappresentazione. Inoltre, per la coppia cristiana il modello Cristo/Chiesa rimane il paradigma cui ispirarsi.
L’elemento costitutivo della famiglia è la coppia formata da un uomo e da una donna, la coppia per dare vita a una famiglia deve realizzare una propria progettualità autonoma distaccandosi dalla famiglia d’origine. La coppia una volta formata è regolata da equilibri che investono il rapporto di coppia, il rapporto tra genitori e figli (se ce ne sono) e il rapporto dei figli tra loro.
La Bibbia non nasconde mai le criticità della condizione umana, neppure quelle che investono la sfera familiare; anzi, sono le prime ad essere evidenziate subito dopo la “caduta”(Genesi 2:27), come anche le difficoltà relazionali tra l’uomo e la donna, il fratricidio di Caino (Genesi 4:9) e così via. Non sono neppure taciuti i clamorosi fallimenti educativi e famigliari sia dei patriarchi sia dei grandi personaggi.
Il Nuovo Testamento ribadisce i principi della rivelazione biblica riguardo al modello di famiglia in rapporto alla creazione e alla storia del popolo di Dio nelle diverse implicazioni. Su tale orizzonte, il Nuovo Testamento celebra la visione primigenia dell’unità duale della coppia (Genesi 2:22-23; Marco 10-6) al fine di trasmettere un modello di famiglia che valorizzi la reciprocità e la relazione intima della coppia nella sua diversità e complementarietà. In tale dinamismo, la netta differenziazione dei sessi tra uomo e donna nella loro specificità assume valore fondante per la famiglia.
I principi su cui è costituita la famiglia descritti nella Bibbia esprimono concettualmente il valore del dono di sé e dell’ideale evangelico, indicando una realtà costitutiva del rapporto di amore tra un uomo e una donna quale modello base della famiglia. Da un punto di vista biblico, la “coppia” è parola-immagine di amore coniugale (Matteo 19 4-8; Efesini 5:25-27), di relazione e attrazione sessuale intima tra due persone “maschio e femmina”, che formula e traduce l’originaria e costitutiva categoria di uomo e donna (coppia).
L’espressione <<non c’è ne maschio né femmina>> (Galati 3:28), nella prospettiva biblica non è riconducibile alla famiglia, bensì concerne aspetti relativi all’annuncio e alla testimonianza biblica.
Prospettive pastorali
Dall’inizio del cristianesimo la chiesa è l’ambito stabilito da Dio per favorire la maturità cristiana. Il credente è posto dinanzi alla sfida di essere nel mondo pur non essendo del mondo. Si tratta per lui di imparare a vivere in modo responsabile le implicazioni della propria fede a tutti i livelli: escludere un ambito vitale esistenziale quali il matrimonio e la famiglia significherebbe di fatto limitare la signoria di Dio.
Oggi più che mai sulla chiesa risiede la grande responsabilità di promuovere una visione biblica del matrimonio e della famiglia e di incoraggiarne un vissuto onorevole. La predicazione e l’insegnamento devono prevedere forme di catechesi sul senso biblico dell’identità, dell’affettività, della sessualità, del fidanzamento, del matrimonio, della famiglia. La Bibbia è molto realista su tutti questi argomenti e la catechesi dovrebbe esserlo altrettanto. Inoltre, l’esposizione in forma di predicazione di molti episodi biblici permette di essere costantemente sollecitati ad interrogarsi su questi temi. Anche la promozione di conferenze e seminari sul matrimonio e sulla famiglia può dare un grande contributo alla salvaguardia degli stessi.
Il compito della chiesa comunque non si limita solo alla salvaguardia del matrimonio e della famiglia al proprio interno. La comunità cristiana deve impegnarsi a far sì che la visione biblica del matrimonio venga elaborata in termini di contributo all’etica della società. Nelle trasformazioni socio-culturali in corso e in quelle nel diritto della famiglia non deve mancare una proposta cristiana che si fa carico delle questioni e che si confronta con gli orientamenti. Solo così la visione biblica non si limiterà ad essere una proposta per pochi confessanti, ma rivelerà la sua funzione stimolatrice in vista del bene comune.
A tal fine, quindi, la chiesa non può esimersi dall’essere un luogo in cui si coinvolgono tutti i vari gruppi di cui è composta (bambini, giovani, anziani, famiglie, single) in un processo educativo riguardante la famiglia e teso a costruire una visione biblica e realistica della stessa. In considerazione delle problematiche sulla famiglia emergenti in questo momento storico è impellente che la chiesa assuma in maniera più incisiva questo ruolo educativo nei confronti delle famiglie; sarebbe auspicabile che all’interno della chiesa emergessero figure con competenze specifiche in questo ambito da affiancare all’azione pastorale. Queste persone potrebbero essere in collegamento con altre organizzazioni esterne che lavorano in questo ambito e disposte a cooperare con loro costituendo in tal modo un servizio per famiglie in difficoltà. Ciò contribuirà non solo a curare e rafforzare le famiglie all’interno della chiesa, ma potrebbe costituire anche la risposta cristiana alle sfide insorgenti per realizzare un maggiore impatto sulla più ampia comunità sociale. È necessario che la chiesa recuperi un ruolo educativo nella società come nel passato, (si pensi, per esempio, all’istituzione della Scuola Domenicale) investendo in programmi scolastici e progetti educativi validi, riscoprendo così un modo di fare missione nella società contemporanea nella quale è chiamata ad essere “sale” e “luce”.
Davide Ravasio | Notiziecristiane.com
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