Qual è il significato più profondo della parabola degli “ultimi posti”?

La chiave è la natura della cena dello Shabbat.

Sono sicuro che l’umiltà sia sopravvalutata, perché buona parte di essa è contraddittoria. È soprattutto per questo, sospetto, che la Bibbia disprezza l’orgoglio, un obiettivo più a portata di mano. Spesso quando emerge l’umiltà, come in Luca 14, 7-11, appare come mero gesto politico. Oggi la definiremmo “virtue signaling”.

Gesù assiste a uno Shabbat. È la cena del venerdì sera che segna l’inizio dell’osservanza dello Shabbat. Ci sono preghiera, pane benedetto e vino, e gratitudine nei confronti di Lui “che nutre il mondo intero in bontà, con grazia, gentilezza e compassione”.

In questo Shabbat gli ospiti corrono per accaparrarsi i posti d’onore. Gesù racconta loro una parabola (almeno Luca la definisce in questo modo): non scegliete il posto migliore, prendetene uno umile e aspettate di essere chiamati più avanti, dice. Se prendete all’inizio un buon posto, sarete umiliati quando il padrone di casa vi chiederà di spostarvi per lasciare il posto a qualcun altro.

Spiacevole, vero?

Per evitare l’imbarazzo derivante dal fatto che ci venga chiesto di occupare un posto meno importante, iniziate occupando quest’ultimo. In questo caso, il padrone di casa potrebbe chiamarvi a occuparne uno di maggior spicco (e mandare qualcun altro al posto più umile, per la vostra soddisfazione). Allora ne avrete “onore davanti a tutti i commensali”. Urrà!

Onestamente, non sembra molto una parabola. I predicatori in genere la presentano come una lezione su come apparire umili dicendo poco sul fatto di esserlo.

Gesù non fa altro che citare il Libro dei Proverbi 25, 6-7:

“Non fare il vanaglorioso in presenza del re e non occupare il posto dei grandi; poiché è meglio ti sia detto: «Sali qui», anziché essere abbassato davanti al principe che i tuoi occhi hanno visto”. È una parabola che non è affatto una parabola. Ha tutte le caratteristiche del calcolo politico e della lungimiranza umana con un adagio morale affrontato alla fine: “Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.

Gesù ha creato un mercato degli ultimi posti? Gli ospiti lotteranno tra loro – “Via! Sono più umile di te!” – cercando di trovare un posto poco appetibile. Se è questo che accade, allora come ho detto è un gesto politico. È il modo in cui emergere vittoriosi in una dimostrazione sociale di umiltà.

Ma se è una parabola – una storia con un significato nascosto -, allora dobbiamo guardare oltre, andare più a fondo.

Penso che la chiave sia la natura della cena dello Shabbat. Dopo la proverbiale lezione sull’umiltà come gesto politico, Gesù spiega al suo ospite che la prossima volta, allo Shabbat successivo, gli ospiti d’onore dovranno essere poveri, storpi, ciechi e zoppi.

È una lista di invitati interessante. Sono persone (come anche i loro discendenti) a cui la legge levitica (21, 17-23) proibiva espressamente di compiere offerte sacerdotali al tempio al Signore. Nella loro povertà e nella miseria delle loro incapacità fisiche, inoltre, non potevano ricambiare il gesto di chi le aveva invitate. Sembra proprio questo il motivo per invitarle.

La parabola di chi è chiamato a occupare un posto migliore è in realtà profondamente politica, perché Cristo elimina le distinzioni di classe e crea l’economia della salvezza, mettendoci tutti al nostro posto come mendicanti davanti al Signore.

L’invito alla tavola di Gesù è un appello ad essere più umili, perché sappiamo di non poter ripagare il nostro ospite. Non ne abbiamo i mezzi. Siamo tra i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi che supplicano affamati a mani vuote, tese perché il Signore possa riempirle.

La debolezza della nostra fede, il fatto di vedere senza chiarezza, il nostro inciampare lungo il cammino – non c’è motivo per essere chiamati ai posti migliori, ma per la Sua compassione, Gesù sceglie di chiamarci alle vette dell’amore di Suo Padre.

Russell E. Saltzman | it.aleteia.org

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