Qual è la cosa più importante per educare bene su Internet?

Probabilmente al giorno d’oggi la sfida più grande di qualsiasi educatore è quella di insegnare a fare un buon uso della tecnologia.

Accanto a possibilità meravigliose, i nuovi strumenti digitali sono così potenti e attraenti che comportano un’infinità di rischi associati all’eccesso del loro utilizzo. Dipendenza, distrazione costante, mettersi in mostra, noia, superficialità, contenuti nocivi, cyberbullismo… la lista dei pericoli è lunga, come sa bene qualsiasi persona che sia un po’ critica.

Credo che di fronte a questa sfida l’atteggiamento principale di una madre o un padre debba essere quella della riflessione. Davanti a una situazione di questo tipo, o si ordinano le idee e si pensa a strategie d’azione astute e intelligenti o non c’è nulla da fare.

Curiosamente, molti educatori indulgono in tre atteggiamenti ben poco riflessivi – per non dire semplicemente sciocchi –, il che ha conseguenze deplorevoli sul processo educativo dei figli, che diventano a poco a poco dei “maleducati digitali”. Vediamo quali sono questi tre atteggiamenti irrazionali da rifuggire.

1. Negazione del problema

È il famoso atteggiamento dello struzzo, che davanti ai problemi seri preferisce nascondere la testa sotto la sabbia e aspettare che il pericolo passi. Nel mondo umano, questa strategia funziona raramente. Negare un problema e guardare dall’altra parte non sembra un atteggiamento educativo responsabile.

I problemi si possono camuffare, ma alla fin fine riappaiono, e più violenti. Pretendere che Internet sia meraviglioso e che i suoi rischi siano irrilevanti è sintomo di una tecno-ingenuità difficilmente scusabile.

In genere questo atteggiamento è accompagnato da frasi tanto benintenzionate quanto false: “È un altro strumento, che bisognerà imparare a usare”; “La gente si è fatta prendere dall’ansia anche per la televisione e i videogiochi, e guardaci, siamo ancora qui”…

Spesso si accusano di “esagerazione” e “tecnofobia” i padri e le madri preoccupati per la deriva a cui l’uso della tecnologia sta portando la nostra società.

2. Lamentela comunitaria

Questo secondo atteggiamento è un classico in alcuni ambienti. Le madri e i padri si riuniscono in gruppo e si lamentano ripetendo queste espressioni: “Quanto è difficile educare!”, “Mia figlia è così presa!”, o “Maledetto il giorno in cui ho comprato un cellulare a mio figlio!”

Anche se l’atteggiamento del lamentoso è più responsabile di quello dello struzzo, non aiuta comunque molto. Sul momento può avere effetti balsamici sui genitori, come ogni terapia di gruppo – pacche sulle spalle e così via –, ma se dalla lamentela non si passa a qualche misura concreta questo atteggiamento non serve a nulla e riflette soltanto debolezza da parte dei genitori.

Per aiutare i figli servono madri e padri forti, determinati.

3. Isterismo saltuario

Il terzo atteggiamento irriflessivo, che si materializza in attacchi sporadici che non durano nel tempo, è quello del tipo: “Dammi subito le tue password, voglio controllare i tuoi profili”; “Ora
mentre ceniamo nessuno guarderà il telefono”; “Ho appena tagliato i fili del wifi, sono stufo”.

L’efficacia di queste misure è praticamente nulla, visto che la madre o il padre isterico non porta avanti nel tempo la sua decisione. Non si rivedono più i profili del figlio. Le abitudini riprendono presto il sopravvento. Il cavo del wifi viene sostituito da un altro e tutto va avanti come prima.

L’attacco isterico può andar bene per vantarsi con gli amici – “Guarda cosa abbiamo fatto in casa, non ci mette in scacco nessuno” – e per produrre aneddoti che tra qualche anno ricorderemo ridendo – “Ricordi quanto papà è impazzito e ha tirato il tuo cellulare nell’acquario?” -, ma non sono efficaci dal punto di vista educativo.

Concludo. Se volete educare bene per quanto riguarda Internet, la prima cosa è fermarsi a pensare.

  • Cosa vi preoccupa della tecnologia?
  • Perché vi preoccupa quell’aspetto e non un altro?
  • Cosa preoccupa altre madri e altri padri?
  • Cosa potete fare?
  • Come aiutare vostra figlia o vostro figlio?

Non ci sono formule perfette. Ogni famiglia ha preoccupazioni e valori diversi. Ogni figlio è diverso.

Logicamente ci saranno misure educative piuttosto generalizzabili, che possono essere utili a tutti, ma le più importanti sono quelle che pensate voi, cercando di capire come potete aiutare i vostri figli. Leggete articoli. Rimanete in silenzio. Riflettete. Ruminate, come le mucche. Parlate con vostro marito, con vostra moglie, con i vostri figli, con i professori a scuola… E dopo aver fatto tutto questo adottate un piano d’azione. Flessibile, ma concreto.

Toglietevi la maschera da struzzo. Uscite dalla schiera di chi piange e degli isterici.

Potete fare decisamente di meglio.

Da: it.aleteia.org