Quando le istituzioni entrano in crisi

Non c’è ombra di dubbio sui fatti accaduti circa le aggressioni al personale sanitario.

In Campania Negli ultimi mesi, in Campania ai danni di una dottoressa, medico chirurgo, all’ospedale Don Bosco di Napoli; una dottoressa di medicina generale a Benevento; un vigilantes presso Villa Betania. Altre ed ancora che non vale la pena ricordare. Ci si interroga a livello di governo e istituzioni per l’adozione di provvedimenti a tutela del personale. Poiché la cronaca evidenzia sempre più fatti allora è doveroso riflettere quanto stia diventano uno stile, un pregiudizio, un modo di considerare superficiali e non adeguate le istituzioni promotore di salute. Senz’altro non si può consentire che un luogo, culto della salute, diventi scenario di guerriglia compromettendo l’equilibrio del personale e di altri utenti spettatori. Bisogna attuare una riflessione che comprenda i bisogni degli operatori come quelli degli utenti. I fatti di aggressività e violenza vanno puniti con adeguate misure legislative e giuridiche. Ma come operatore della sanità, con spirito cristiano, voglio riflettere sui turni degli operatori, sulla carenza del personale, sulle continue emergenze che si trovano a dovere affrontare gli operatori. Si parla di Livelli essenziali di assistenza (LEA) quali prestazioni e servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) deve fornire. Attraverso le ultime modifiche dei LEA (DPCM 12 gennaio 2017) si sottolineano tre livelli: Prevenzione collettiva e sanità pubblica, che comprende una serie di attività quali: sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali; tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati; sorveglianza, prevenzione e tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; salute animale e igiene urbana veterinaria; sicurezza alimentare – tutela della salute dei consumatori; sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening; sorveglianza e prevenzione nutrizionale; attività medico legali per finalità pubbliche. Assistenza distrettuale, che comprende attività e i servizi sanitari e socio-sanitari, così articolati: assistenza sanitaria di base; emergenza sanitaria territoriale; assistenza farmaceutica; assistenza integrativa; assistenza specialistica ambulatoriale; assistenza protesica; assistenza termale; assistenza sociosanitaria domiciliare e territoriale; assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale. Assistenza ospedaliera, articolata nelle seguenti attività: pronto soccorso; ricovero ordinario per acuti; day surgery; day hospital; riabilitazione e lungodegenza post acuzie; attività trasfusionali; attività di trapianto di cellule, organi e tessuti; centri antiveleni (CAV).

Il materiale di riflessione è enorme. Ma per semplificare le cose dobbiamo ammettere che la stragrande maggioranza delle incivili aggressioni avviene nei pronto soccorsi, non a caso nasce la riforma e la riorganizzazione del pronto soccorso (vedi Riccardi P. https://www.notiziecristiane.com/arriva-la-riforma-del-pronto-soccorso-davvero-luomo-al-centro?).

Di fronte a delle ripetute aggressioni al personale medico e sanitario bisogna interrogarsi sul prodotto finale, l’utente che riceve la prestazione. Un utente sfiduciato, forse, dalle risposte di chi opera in situazioni di emergenza continua di turni con conseguenza sullo stress psicofisico. Oggi si parla di stress lavoro-correlato dovuto alla percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste dell’ambiente lavorativo sono pressanti a tal punto da non consentire le richieste dell’utenza. Quante strutture nelle Asl, nei distretti e negli ospedali, sono operative per studiare lo stress lavoro correlato? Si specifica che un operatore per un risposta efficace ed efficiente deve operare al meglio delle condizioni psicofisiche e ambientali. Lo stile di aggressioni, da psicologo e psicoterapeuta, nonché da cristiano vanno lette anche nella sfiducia verso le istituzioni e non verso l’arte terapeutica del medico e/o del sanitario. Una sfiducia che parte dalla paura di non avere risposte adeguate. Una paura che nasce dal timore di non essere soccorso.

L’uomo per natura ha paura e quando vive un momento di fragilità, tipico di chi è in uno stato di vulnerabilità psicofisica, diventa terrore il quale, quest’ultimo, non supporta logica di ragionamento. Ancora una volta la terapeutica di Gesù ci insegna che il terrore e la paura si acquietano nel senso dell’’affidarsi con fiducia. Emblema è la paura dei discepoli, che paurosi della tempesta, presi dal terrore si affidano al signore:

22 Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca …24 La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». 28 Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Matteo 14,22-33.

Un sano senso di sinergia tra adeguate condizioni di lavoro consente risposte degne di aumento di fiducia.

Pasquale Riccardi D’Alise | Notiziecristiane.com

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