Rapper oltraggia Gesù Cristo: la provocazione blasfema per farsi pubblicità| Proteste?

Ormai da giorni nella città di Milano ci si può imbattere in muri su cui campeggia un manifesto a dir poco di cattivo gusto, in cui il famoso rapper “scimmiotta” Gesù Cristo scadendo in una blasfemia che appare tanto triste quanto banale.

C’è da capire quale messaggio si voglia comunicare, e da affrontare una riflessione profonda sulla condizione di una società in cui gli unici ad essere insultati – o talvolta ancora peggio perseguitati – sono, sempre e comunque, i cristiani.

Il rapper in questione è Gue Pequeno, abbigliato con una corona di spine in testa e uno sguardo serioso e ostico, insieme ai tatuaggi ben in vista che spuntano dalla canottiera. Sopra di lui la scritta che richiama una sorta di commistione tra il suo nome e quello di Cristo, GVESVS, con le v al posto delle s, nello stile tanto della musica anni ottanta quanto delle iscrizioni nel periodo fascista.

La pubblicità blasfema per il nuovo disco del rapper

Si tratta della pubblicità per il suo nuovo disco che uscirà a breve, e che però non fa altro che cavalcare un messaggio trito e ritrito per fare scandalo, quello cioè della blasfemia contro i cristiani, offendendo quindi una intera comunità religiosa, come purtroppo accade molto spesso nel nostro Paese, luogo in cui vi si trova il centro della cristianità nel mondo, la Santa Sede, e il maggior numero di reliquie che mostrano come nella nostra terra abbiano preso vita gran parte degli eventi più importanti degli ultimi duemila anni di storia della cristianità.

Il manifesto è ovviamente una provocazione, che potremmo definire artistica più che altro, di certo difficilmente potrebbe essere una sorta di atto di fede cristiana. Tuttavia, si tratta di una scelta talmente vista che, come scrive anche il quotidiano della Cei Avvenire, risulta francamente ai limiti della banalità. Di conseguenza, un cristiano potrebbe tranquillamente ingnorare il tutto e passare avanti, per non dare il seguito promozionale che l’iniziativa vorrebbe suscitare.

Eppure visto che ad essere tirati in ballo sono i cristiani è anche giusto che si entri nel merito della vicenda. D’altronde, se da giorni la città di Milano, un tempo casa del Cardinale Borromeo o del Vescovo Ambrogio, vede le proprie mura tappezzate di questa immagine, qualcosa vorrà pur dire. Si tratta infatti del segno di un tempo in cui per parlare di fede e di valori autentici, del senso più vero e profondo della vita e della morte, della figura di Gesù Cristo e della sofferenza che ha vissuto nella Croce per la Redenzione dell’intera umanità, sembra che si debba per forza irriderla, sbeffeggiarla o farsene gioco.

 Un triste segno dei nostri tempi e della loro superficialità

Il Cristo coronato di spine di Gue Pequeno ne è un triste segnale, persino meno scabroso delle continue bestemmie nelle canzoni dei rapper, delle carnevalate di Achille Lauro a Sanremo coronato di spine nere e con dipinte addosso le fattezze del Cuore Immacolato di Gesù, delle imbarazzanti parole pronunciate ogni giorno dall’influencer Fedez contro il cristianesimo, al punto da paragonare le Sacre Scritture un libro di fantasia “al pari di Harry Potter”, il tutto in una videoconferenza in cui l’ospite principale è un personaggio come Mauro Biglino, famoso per credere negli alieni e nel fatto che la Bibbia non parlerebbe di Dio.

C’è un ché di deprimente e decadente in tutto ciò, che non solamente manca di rispetto a una religione, a una comunità mondiale di credenti sparsi in tutto il pianeta, e una storia di civiltà senza cui l’Occidente interno non esisterebbe così come esiste oggi. Manca di rispetto soprattutto a un Uomo, che per i cristiani è Figlio di Dio, che è morto in croce perché “scandalizzava” l’impero del suo tempo, ma per i cristiani perché ha donato la Luce in un mondo preda del buio, ha offerto la Salvezza a ogni uomo e donna di ogni tempo come Agnello immolato di Dio.

Eppure tutto ciò non sembra toccare la superficialità e l’ignoranza di chi oggi non vuole sentire e sapere nulla della vita, del mondo materiale e spirituale, della fede in Dio e del cammino della storia in cui la Parola di Dio si compie ogni giorno, fino alla fine dei tempi. Oggi viviamo un tempo in cui gli idoli sono il denaro, il successo e l’apparenza, e nessuno sembra rendersi veramente conto che tutto ciò non porta da nessuna parte, né collettivamente ma nemmeno individualmente.

 

Il bisogno di una riflessione sull’oggi che vada oltre il banale

Forse sarebbe bene che i rapper, e la cultura in generale, oggi cominciassero a riflettere seriamente su questi argomenti. Come sembrerebbe avere fatto Marracash nel suo ultimo album, citato dallo stesso quotidiano dei vescovi come esempio virtuoso di una riflessione un tantino più ampia delle solite banalità che non portano a nulla se non a farci precipitare tutti più in basso, a livello di società e cultura.

“Oggi che possiamo rivendicare di essere bianchi, neri, gialli, verdi / O di essere cis, gay, bi, trans o non avere un genere / Non possiamo ancora essere poveri / Perché tutto è inclusivo a parte i posti esclusivi, no? / Oggi che tutti lottiamo così tanto per difendere le nostre identità / Abbiamo perso di vista quella collettiva / L’abbiamo frammentata / Noi, loro e gli altri / Persone”, sono le parole contenute nei versi di Marracash citate da Avvenire, che forse aiutano ad aprire un po’ gli occhi sulla realtà che tutti vedono ma fanno finta di non vedere.

Tanto basta poi soffermarsi un secondo sul fatto che, ovviamente, ad essere irrisa è sempre e solo la religione cristiana, l’unica che oggi si può colpire. Viviamo in un mondo dove si difende fino al parossismo ogni comunità, stigmatizzando in maniera patologica gesti anche superflui o di nessun contenuto reale. L’unica diffamazione che oggi è ammessa è quella contro i cristiani, colpevoli forse di essere troppo buoni, e su nessun altro. Forse anche su questo, una domanda bisognerebbe pure farsela.

https://www.lalucedimaria.it/rapper-oltraggia-gesu-cristo-la-provocazione-blasfema-per-farsi-pubblicita-proteste/

 

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