Ricchezza e povertà

Oggi il mondo ruota intorno all’idea di promuovere la ricchezza. Da un certo punto di vista, non è che sia sbagliato star bene o avere un certo benessere. Il concetto di ricchezza, naturalmente, si incontra e molto spesso si scontra con quello di donare e contribuire.

Gesù non ha mai detto che è sbagliato avere cose o ricchezze, ma piuttosto di non diventare materialistici, o per meglio dire, di far in modo che le ricchezze non “abbiano” noi. Dio ci ha chiamati ad amare il prossimo e usare ciò che è in nostro possesso, non ad amare le cose e usare il prossimo.

Al giovane ricco, che aveva seguito i dieci comandamenti alla perfezione fin dalla nascita, Gesù ravvisò una sola mancanza per raggiungere la “perfezione”: vendi ciò che hai e dallo ai poveri e seguimi. In questo comando in se non leggiamo il divieto di possedere cose, quanto il problema che stava nel cuore di quel giovane: amava ciò che possedeva più del Signore che pure desiderava servire con il cuore. La risposta del giovane fu la tristezza: ritornò indietro, con il capo curvo, non riuscendo a vincere quella sua debolezza. Lo stesso Apostolo Paolo scrive a Timoteo una cosa molto interessante:

I Timoteo 6:17Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo;

Il punto dunque non è l’essere ricco o il non esserlo. Non è questo che fa la differenza. Il punto è non insuperbire e evitare di riporre la propria confidanza nella ricchezza. Proprio questo verso sancisce come dio provvede le cose affinché noi ne godiamo, e le compartecipiamo, sia perché Dio possa riconoscere la nostra opera buona, sia perché tale è il comando del Signore:

Proverbi 19:17Chi ha pietà del povero presta al SIGNORE, che gli contraccambierà l’opera buona.

Ebrei 13:16Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.

Ma il nostro godere dei beni che riceviamo viene sempre subordinato alla nostra disponibilità a compartecipare ciò che abbiamo proprio perché riconosciamo da un lato la provvidenza del Signore e perché non abbiamo amore per le ricchezze quanto per Dio e per la Sua opera:

Luca 12:15-2115 Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita». 16 E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 “Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 19 e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti'”. 20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” 21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio».

Gesù stesso esortò (tutti) a non accumulare, o fare tesori sulla Terra. Sono tesori caduchi che lasciano il tempo che trovano. Ma questo verbo fatevi, nella sua espressione originale nasconde un duplice significato: ha un senso attivo ma anche uno passivo. Cioè significa anche che l’oggetto del nostro accumulo possiede noi, oltre che noi possediamo ciò che accumuliamo. Questa piccola riflessione è illuminante per capire cosa Dio pensa riguardo la materia del nostro dibattere di oggi.

Matteo 6:19«Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano;

Quindi, concludendo, possiamo affermare che non ci sia nulla di sbagliato nel possedere, o nell’avere una benedizione finanziaria da parte di Dio. Ma questa benedizione viene elargita perché sia noi che l’opera sua ne goda. E, attenzione, non è una regola di approvazione divina. In I Timoteo 6:17 abbiamo già visto le raccomandazione apostoliche per chi è ricco. Ma è logico comprendere che non sono i ricchi in quanto ricchi ad essere benedetti in modo speciale da Dio, o esser loro soltanto approvati da Dio. Paolo stesso viveva per fede e per il suo lavoro. Come Gesù stesso non badava ad accumulare ricchezze materiali. Attenzione che erroneamente si attribuisce alla ricchezza materiale un senso di approvazione divina. Questo concetto, a lungo andare, conduce a quella frangia di evangelici che professano l’evangelo della prosperità. Tutto questo non viene dalla Parola. Dio garantisce ai Suoi figli il necessario e in questo senso li fa sempre prosperare, ma non è detto che essi debbano avere yacht e macchine di lusso o ville con piscina, o che, peggio, avere queste cose significhi essere particolarmente benedetti dal Signore! Come abbiamo notato fino ad ora anzi queste cose costituiscono un laccio pericoloso che può allontanarci da Dio:

Matteo 19:24E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».

Marco 10:25È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».

Luca 18:25Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».

Queste tre ammonizioni, che giungono da tre vangeli, confermano in pieno proprio questa ultima tesi. E Matteo, questa espressione, la fa precedere da un “E ripeto…” come se volesse sgomberare il campo da qualsiasi dubbio. Un ricco, proprio per il fatto di essere ricco, vive in costante pericolo di spostare la grazia di Dio e mettere la propria abilità al centro di ogni cosa, di distogliere il suo sguardo dal Signore e riporlo nei propri mezzi, di insuperbirsi credendo che la propria vita valga più di quella di tanti poveri. Nella Bibbia troviamo molti esempi di ottimi fratelli ricchi, (Abramo, Davide, Giuseppe di Arimatea, Barnaba), ma torniamo a sottolineare che il rischio di arenarsi cresce in proporzione proprio alla propria ricchezza, (perdonando il gioco di parole).

I Timoteo 6:9-109 Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. 10 Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.

Se il verso 9 conferma ciò che abbiamo detto, il 10 riassume un poco tutto l’articolo: non è il denaro o i soldi la radice di tutti i mali. Piuttosto è l’amore per esso che diventa un laccio per noi tutti. Dio ci guardi e provveda il necessario, affinché avendo troppo non insuperbiamo, ne avendo troppo poco non finiamo con il rinnegarlo.

Gabriele Paolini | notiziecristiane.com – Accademia Jeshua Europa

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