Ricordiamo le “vittime di religione”

Oggi viene celebrata per la prima volta la giornata mondiale a difesa della libertà religiosa e di coscienza.

(ve/gc) Il 22 agosto è stata la “Giornata internazionale in memoria delle vittime di atti di violenza basati sulla religione o sul credo”. La nuova giornata è stata istituita lo scorso maggio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con uno scopo ben preciso: la violenza e gli atti di terrorismo in nome della religione o delle convinzioni personali nei confronti di appartenenti a diverse religioni, comprese quelle di minoranza, sono sempre da condannare fermamente.

La violenza in nome della religione è sempre da condannare fermamente

Mettere un freno ai soprusi

La scelta di istituire questa Giornata nasce dalla consapevolezza che vi sono “continui atti di intolleranza e violenza basati sulla religione o sulle convinzioni personali. Inoltre, il numero e l’intensità di tali incidenti, spesso di natura criminale e internazionale, sono in aumento”. A conferma di quest’affermazione il rapporto pubblicato lo scorso luglio dal Pew Forum, l’autorevole centro di ricerca statunitense, mostra come – nel decennio che va dal 2007 al 2017 – a livello mondiale ci sia stata una drammatica erosione del diritto fondamentale alla libertà religiosa.

La violenza non è mai giustificata

Con l’istituzione di questa Giornata gli Stati membri riaffermano la condanna di tutti gli atti, i metodi e le pratiche terroristiche ed estremiste in tutte le forme e manifestazioni, ovunque e da chiunque siano commessi, indipendentemente dalla motivazione. Ribadiscono inoltre che terrorismo ed estremismo violento non possono e non devono essere associati ad alcuna religione, nazionalità, civiltà o gruppo etnico.

No all’odio religioso

“Il dibattito aperto, costruttivo e rispettoso delle idee, il dialogo interreligioso e interculturale, a livello locale, nazionale, regionale e internazionale, possono svolgere un ruolo positivo nella lotta contro l’odio religioso, l’incitamento e la violenza” si legge sul sito delle Nazioni Unite.

Il dibattito aperto può svolgere un ruolo positivo nella lotta contro l’odio religioso

La libertà di religione o di credo, la libertà di opinione e di espressione, il diritto di riunione pacifica e il diritto alla libertà di associazione sono sanciti dagli articoli 18, 19 e 20 della Dichiarazione universale dei diritti umani e non solo sono “interdipendenti, ma si rafforzano a vicenda”. Il rispetto di questi diritti svolge un ruolo importante nella lotta contro ogni forma di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione o sul credo”. Inoltre, l’esercizio del diritto alla libertà di opinione e di espressione e il pieno rispetto della libertà di cercare, ricevere e trasmettere informazioni possono svolgere “un ruolo positivo nel rafforzamento della democrazia e nella lotta contro l’intolleranza religiosa”.

Ricordiamo le “vittime di religione”

No all’impunità

“In questo giorno – ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres -riaffermiamo il nostro sostegno incrollabile alle vittime di violenza basata sulla religione e sulle convinzioni personali. E dimostriamo tale sostegno facendo tutto il possibile per prevenire tali attacchi e chiedendo che i responsabili siano perseguiti”.

Voceevangelica.ch

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