Ritorno al futuro: rivisitazione e recupero della dottrina rivoluzionaria della grazia

La tragica esposizione di una realtà evangelica, che, di fatto, si rivela non evangelica, ci pone seri interrogativi: questo poliedrico movimento evangelico è veramente autenticamente evangelico? Ha le carte in regola per denunciare le aberrazioni teologiche del liberalismo e le abnormi posizioni teologiche sovrastrutturali del Cattolicesimo? Personalmente nutro non poche perplessità, se non addirittura seri dubbi sulla sua pretesa evangelicità o, per meglio dire, della sua evangelicalità. Proprio perché questo poliedrico movimento cristiano è figlio della Riforma e di movimenti revivalistici, ha in qualche modo adulterato la tenera e delicata educazione riformistica, che richiede un indefesso impegno etico -spirituale controcorrente e antilegalistico che non è antinomismo, contro una spiritualità cristianizzata, ma non autenticamente cristiana. Oggi, l’evangelismo contemporaneo, è, in generale, una brutta parodia dell’evangelismo storico, è un evangelismo di facciata, mercenario e arrivista, in cui prevale il profitto e l’autoglorificazione. E’ un evangelismo senza la croce, è la proiezione esteriore dei desideri della propria anima, è una concretizzazione dell’amore del proprio cuore. La coscienza che l’uomo ha di Dio, è la coscienza che l’uomo ha di sé, l’uomo cristiano è “homo homini deus est”. Urge necessariamente una attenta, sentita, voluta, ricercata rivisitazione dell’evangelismo delle origini, di cui la riforma si è fatta paladina.

Mi sono divertito nel vedere un film spassoso, fantastico e onirico, degli anni novanta, “Ritorno al Futuro”, che pone in risalto in maniera favolistica il mutamento della storia , che ha determinato gli eventi che vengono vissuti allo stato attuale. Credo fortemente , fortissimamente, sia necessario ritornare al passato e cogliere gli aspetti, teologicamente, eticamente spiritualmente fondanti l’evangelismo contemporaneo. Bisogna recuperare i temi biblico -etico- spirituali, che sono stati insabbiati.

Questo significa che la grazia, di cui parlavano i Padri Riformatori e, prima di loro, Agostino e Paolo, debba riacquistare la sua vitale, potente dinamicità di pensiero rivoluzionario, ponendo il cuore dell’uomo di deporre la sua folle pretesa di essere un adoratore di se stesso sotto la croce di Cristo e ricominciare ad essere un povero adoratore dell’eterno , il Sommo Fattore del Creato, che è da sempre Dio. Le chiese odierne sono chiamate a fare penitenza e confessare il loro peccato di idolatria, quello di avere costruito un moderno “vitello d’oro”, identificato nell’assolutezza dottrinale, nello spersonalizzante formalismo religioso e nella odiosa prassi legalistica della fede a buon mercato.

E’ necessario che esse si reimpossessano della “Sana Dottrina” della grazia, che costa la vita stessa. “… E’ grazia a caro prezzo, è il tesoro nascosto nel campo, per amore del qual l’uomo va e vende tutto ciò che ha, gioendo; la perla preziosa, per il cui acquisto il commerciante dà tutti i suoi beni, la signoria di Cristo, per la quale l’uomo si cava l’occhio, che lo scandalizza, la chiamata di Gesù Cristo, che spinge il discepolo a lasciare le sue reti e a seguirlo. Grazia a caro prezzo è l’evangelo che si deve sempre chiedere, la porta sulla quale si deve sempre picchiare”.

“E a caro prezzo perché ci chiama a seguire, è grazia perché chi chiama a seguire è Gesù Cristo”, è a caro prezzo, perché l’uomo l’acquista al prezzo della propria vita, è grazia, perché è proprio in questo modo gli dona la vita; è cara, perché condanna il peccato, è Grazia, perché giustifica il peccatore”.

La grazia ha un costo altissimo: a Dio è costata la vita del Figlio. E’ grazia a caro prezzo, che comporta la sequela di Gesù senza condizione. Credo che le Chiese debbano riscoprire il messaggio degli Evangeli e non rimanere inerti nell’accettare pedissequamente e, forse, in maniera utile il messaggio paolino, che è in realtà una profetica riappropriazione concettuale del messaggio di Gesù, codificato nel messaggio propriamente evangelico. Si è debitori a Paolo per una corretta formulazione dogmatica della salvezza per grazia mediante la fede. Ma questo concetto dinamico e rivoluzionario è stato trasformato in un accademico retorico, stagnante dogma cristiano, su cui speculare intorno al mistero dell’azione di salvezza operata da Dio per mezzo di Gesù Cristo. La vita dei credenti, in generale, scorre linearmente senza che vi sia stata nel corso della loro esistenza quella crisi salutare, causata dall’irrompere del Regno di Dio, di cui Cristo è rappresentante, annunciatore, realizzatore.

La trasmissione della teologia della grazia, oggi, è una esatta formulazione magica. Frequenti sono le frasi stereotipate, tipo, ” Accetta Gesù nel tuo cuore e sarai felice”, oppure, “Gesù ha pagato tutto per te, e tu non devi fare niente”, e così via. “Se accetti Gesù nel tuo cuore ti benedirà nel corpo, nelle finanze e negli affetti”…

La grazia trasmessa così sembra proprio una formula magica del Mago Otelma.

Se vogliamo, al contrario, cogliere una parola di Gesù, che Paolo poi traduce nel concetto teologico della salvezza per grazia mediante la fede, è la seguente: “… Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

Gesù esige che l’uomo si sbarazzi dell’idolatria del proprio cuore, o, se volete, detronizzare l’Io divinizzato per intronizzare Gesù come vero Dio. Vi è nelle chiese uno stile di vita religioso, verniciato di Cristianesimo. E’ tragico arrivare alla fine della propria esistenza, semmai possa avere l’arguta riflessione di ciò, e tragicamente ammettere che non ha vissuto la vita autenticamente cristiana. Le parole del filosofo americano Henri David Thoreau (1817-1862) , tratte da “Walden”, vita dei boschi (1854), sono eloquenti:

“… Andai per i boschi, perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non è vita e per non trovarmi in punta di morte ad affermare che non ero vissuto”.

“Chi salverà la propria vita, dice Gesù, la perderà e chi la perderà per amore mio, la salverà: questo è il profondo senso della saggezza, il succhiare il midollo della vita, sarà terribile per un cristiano, che afferma di essere cristiano, ma non ha seguito Gesù, accorgersi alla fine della propria vita di non avere vissuto.

Paolo Brancè | Notiziecristiane.com

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