Sale la tensione tra le due Coree intorno alla ‘guerra dei palloncini’

Alcuni soldati nordcoreani hanno valicato il confine, probabilmente per errore, ha comunicato Seoul. Continuano gli invii di palloncini carichi di spazzatura da Pyongyang, mentre la sorella di Kim Jong Un avverte il lancio di ulteriore materiale propagandistico dal Sud potrebbe provocare “nuove reazioni”. Si intensificano i movimenti militari.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Il reciproco invio di palloncini tra le due Coree sta facendo salire la tensione da una parte all’altra del confine. Questa mattina l’esercito sudcoreano ha comunicato di aver sparato, due giorni fa, dei colpi di avvertimento dopo un’incursione, molto probabilmente accidentale, di soldati nordcoreani in un’area ricoperta di vegetazione lungo la linea di demarcazione coreana che divide la penisola. “Riteniamo che non avessero intenzione di invadere il nostro territorio, considerando che si sono immediatamente spostati verso nord dopo i richiami e i colpi di avvertimento”, ha detto il portavoce del Comando congiunto dei capi di Stato maggiore, Lee Sung-joon.

Nel frattempo, però, continua lo scambio di palloncini iniziato alla fine del mese scorso. Due settimane fa la Corea del Nord ha inviato circa 3.500 palloncini pieni di spazzatura oltre il confine dopo che attivisti di Seoul avevano fatto volare a Nord volantini di propaganda e altro materiale di contrabbando. Vengono lanciati da gruppi di attivisti tra cui militano anche diversi disertori nordcoreani. Il Comitato per la riforma e l’apertura di Joson (un nome con cui ci riferisce alla Corea del Nord) costruisce i propri palloncini con le stampanti 3D. Dotati di GPS, possono arrivare a costare 1.000 dollari, ma non è chiaro l’impatto che questi palloncini moderni abbiano sulla popolazione che risiede a Nord.

I lanci di volantini da parte sudcoreana sono diventati più frequenti a partire da settembre: un tempo era il governo sudcoreano a fare propaganda, ma l’attività nel 2020 è stata vietata per questioni di sicurezza nazionale. Qualche mese fa la Corte costituzionale ha annullato il divieto dicendo che non rispetta il diritto di libertà di espressione, ma il lancio di palloncini è considerato controverso in Corea del Sud: spesso gli abitanti e i militari che si trovano nei pressi del confine se ne sono lamentati, trovandola una provocazione inutile.

È stata sempre Seoul, il 4 giugno, a sospendere un accordo militare siglato nel 2018 che prevedeva la riduzione delle esercitazioni militari sulla linea di demarcazione e la sospensione delle attività di propaganda. Una decisione che porterà con ogni probabilità a un aumento delle tensioni, commentano gli esperti. Due giorni fa la sorella del dittatore Kim Jong Un, Kim Yo Jong, ha detto che Pyongyang potrebbe intraprendere una non meglio specificata “nuova reazione” contro la Corea del Sud se Seoul continuerà a lanciare messaggi di propaganda con gli altoparlanti piazzati vicino alla frontiera. Un’altra attività ripresa solo di recente dopo la rottura del trattato del 2018 che era stato firmato dopo un’intensa attività diplomatica da parte dell’ex presidente sudcoreano Moon Jae-in che, a differenza dell’attuale presidente, Yoon Suk-yeol, era a favore di un riavvicinamento con la Corea del Nord e aveva più volte incontrato Kim Jong Un.

Il deterioramento dei rapporti è iniziato nel 2022: da allora Pyongyang non ha mai smesso di testare armamenti militari. Dopo il lancio fallito di un satellite spia da parte del Nord a maggio, Seoul ha cominciato a condurre esercitazioni aeree vicino alla no fly zone in vigore nei pressi della linea di demarcazione ricevendo il sostegno degli Stati Uniti. Durante un’esercitazione congiunta un bombardiere americano ha sganciato bombe guidate, un episodio che non si verificava da sette anni.

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