E se Dio avesse in serbo per te, benedizioni ancora maggiori? Anche in mezzo ai dubbi che ti lacerano, alle paure che ti immobilizzano e al tuo: “Non riesco nemmeno a credere per 24 ore di fila, che Dio voglia usare me”, sappi che non sei il solo a dover fare i conti con questo genere di pensieri… Dubbi, paure, distrazioni e abitudini, ci ostacolano sempre. Ecco perché questa settimana li elimineremo insieme!
Ti dico: “Fai spazio al ‘di più’ che Dio ha preparato per te!”
Sai qual è la colla più forte del mondo? L’abitudine. Niente è in grado di legarci a qualcosa, come riesce a fare l’abitudine. Ci porta a non cambiare nulla della nostra vita, perché la sentiamo come parte di noi, anche se non è mai stata pensata per diventare parte di noi. E spesso paghiamo un prezzo elevato, di cui non sempre ci rendiamo conto.
“Mi piacerebbe cambiare qualcosa nella mia vita”. Ti è capitato di avere questo pensiero di recente, Pietro? Io mi ritrovo spesso a pensare: “Cosa posso cambiare?”, per non fare della mia attuale insoddisfazione, un’abitudine.
Questo vale per tutti gli ambiti della nostra vita, Pietro. Facciamo un esempio molto semplice: hai fatto vari sgarri e quindi sei ingrassato e oggi sei insoddisfatto del tuo corpo. Puoi lamentarti quanto vuoi, dicendo “Cavolo, non sono felice”, ma questo da solo non cambierà nulla.
E solo quando prenderai la decisione consapevole di porvi rimedio, (Ok… allora nel prossimo futuro presterò più attenzione alla mia alimentazione) che creerai l’opportunità per perdere peso.
Sono sicura di non dovertelo spiegare: nel momento in cui realmente ti attiverai per porre fine al tuo circolo vizioso, solo allora ti sentirai più leggero, soddisfatto e felice.
Se continuiamo a mangiare ciò che ci piace “per abitudine”, a un certo punto accetteremo anche di essere insoddisfatti del nostro corpo “per abitudine”… il che è pericoloso.
Posso chiederti cosa per abitudine “continui a mangiare” (e non parlo solo di cibo), anche se non ti fa bene? In quale abitudine sei “intrappolato”?
A volte dimentichiamo che non siamo più “intrappolati“. Nella scrittura leggiamo: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.” (2 Corinzi 5:17)
Oggi è un giorno meraviglioso per dire addio all’insoddisfazione, abbandonando una tua cattiva abitudine e prendendo una decisione consapevole! Pregherò che Dio ti dia la forza di fare questo passo importante!
Di addio alla tua vecchia abitudine e sperimenta una nuova
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Robin Dion Myers, un uomo di 63 anni da oltre trent’anni nel braccio della morte in Alabama (Usa), non morirà inalando azoto puro: la governatrice Kay Ivey ha commutato la condanna a morte in ergastolo senza possibilità di libertà vigilata, rendendo Myers il primo uomo nella storia moderna di quello Stato a ricevere clemenza in un caso di pena capitale. Secondo il Death Penalty Information Center, in Alabama, sono 157 le persone attualmente condannate alla pena capitale; dal 1976 lo Stato ha giustiziato 78 persone, e già sei nel solo 2024.
8 giugno 1972: gli elicotteri americani bombardano un villaggio vietnamita con bombe al Napalm. Kim Phúc aveva soltanto nove anni. Quel giorno fu fotografata mentre scappava nuda, in lacrime, un’immagine che fece il giro del mondo e che ben presto sarebbe diventata un’icona della guerra del Vietnam. Quel villaggio era stato sequestrato dai soldati vietkong, per questo fu bombardato. Le bombe al Napalm contenevano un gas vischioso che si attaccava ai vestiti e al corpo bruciando tutto.
Adorare il Signore è un atto di riconoscimento della Sua grandezza, bontà e santità. In un’epoca in cui spesso ci sentiamo sopraffatti dalle sfide quotidiane, l'adorazione diventa un momento di umiltà, un modo per ricordarci della nostra posizione nei confronti del divino. È un richiamo a fermarci e riflettere su ciò che è veramente importante.
La Corte ha infatti sottolineato che l'assenza di un adeguato sistema di cure palliative può indurre i pazienti a percepire la morte assistita non come una scelta libera, ma come un dovere imposto dalle circostanze, alimentando una "pressione sociale indiretta" che può portare i malati a sentirsi un peso per la società e per i propri cari, come tra l’altro la stessa Consulta aveva già affermato con la sentenza n. 135/2024.
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