SEI INSODDISFATTO? FAI DI GESÙ IL TUO MOTIVO DI VITA!

Chi più, chi meno, di questi tempi, noi esseri umani siamo tutti insoddisfatti di noi stessi, degli altri, della Chiesa, della società e del mondo. Dentro ciascuno ci sono immagini, pensieri, ricordi, fantasie, emozioni, suggestioni. Purtroppo, se guardiamo a questo “nostro mondo interiore”, non soltanto ci distraiamo dalla vita spirituale ma, poiché questo nostro mondo interiore si poggia particolarmente sui sensi, sull’emozioni, noi siamo soggetti a una continua variazione di umore, e la variazione di umore fa male alla vita spirituale. Questa variazione di umore infatti stanca il nostro spirito: a volte preghiamo con fervore, viene un immagine, un ricordo, o anche un disturbo fisico o mentale, e subito non abbiamo più voglia di pregare. Prima di entrare in chiesa, vediamo una persona con la quale dobbiamo fare qualcosa, quell’umore che è sorto in noi manda all’aria l’intensità del culto, la predica e la stessa comunione con Dio. Questi esempi sono una indicazione di una realtà triste: siamo estremamente volubili in tutto quello che siamo e facciamo. La stanchezza dello spirito infatti, provoca facilmente il nervosismo, l’impazienza, la mancanza di carità verso le persone che abbiamo il dovere di aiutare e di amare, l’insoddisfazione. Il nostro temperamento diventa instabile.

Per sfuggire a noi stessi, andiamo verso quelli che chiamiamo divertimenti e distrazioni. Pensiamo, cioè, che la fuga dalla realtà in qualcosa di irreale, o per lo meno non impegnativo, sia la soluzione. Andiamo in vacanza “per svagarci”, per dimenticare gli impegni, le delusioni e la stanchezza del quotidiano. Ci sentiamo liberi e felici perché ci stiamo riposando. Però, appena ritorniamo a casa, tutti i problemi che avevamo lasciato, ritornano creando in noi preoccupazione e forse anche angoscia. Il distacco dagli impegni della vita spirituale, e dagli impegni di ogni giorno, avviene mediante l’insoddisfazione che noi abbiamo di noi stessi, dei nostri doveri verso Dio e verso la nostra vita sulla terra. La tendenza comune è quella di incolpare Dio che non ci ascolta. L’insoddisfazione ci porta a perdere l’interesse per qualsiasi cosa che riguarda la vita di tutti i giorni e la vita spirituale. Quando non c’è nessun interesse, non c’è la gioia di vivere, non troviamo convenienza in nessuna cosa, nessuna utilità, ci sentiamo inutili. L’insoddisfazione abbraccia tutti questi fattori. Una volta che abbiamo incominciato a notare l’inutilità della nostra vita, l’impossibilità a gioire dei valori del Cristianesimo, cominciamo a sentirci stanchi.

Tutto quello che può muovere le emozioni dentro di noi, ci porta alla conclusione di essere insoddisfatti non solo di noi stessi, ma anche degli altri. Qualsiasi cosa che tocca le emozioni e le suggestioni, può provocare col tempo l’insoddisfazione. Cosa dobbiamo fare per evitare di arrivare a questa “ghigliottina”, che taglia la testa alla nostra spiritualità? Non dobbiamo prendere sul serio questi sensi, sentimenti ed emozioni, ma considerarle fattori che ci distaccano dalla vita spirituale.

Rivolgiamoci a Gesù, sia quando facciamo la volontà di Dio, e sia quando non riusciamo a fare bene la volontà di Dio. Se ci sono errori e fragilità, ricorriamo alla misericordia di Dio, preghiamo e siamo vigilanti. Gesù ci aiuterà a superare la crisi prima che arriviamo all’insoddisfazione di noi stessi. Questo porta alla stabilità del buon umore e della serenità. Quando siamo costanti in questo modo di vivere la nostra vita spirituale, arriveremo a questa conclusione: “sono felice di aver incontrato Gesù”. L’insoddisfazione infatti ci porta via via a quel traguardo infernale che è la delusione e la rabbia. Non dobbiamo prendere sul serio quel mondo interiore che si è formato dentro di noi: i pensieri, la mentalità, le attese che non vengono da Dio, le affettività, le emozioni, e le commozioni che non saranno mai soddisfatte, anzi, ci porteranno a una delusione mortale e forse anche alla disperazione.

Qual è la conclusione?

Chi guarda a questo mondo, arriva al punto di dire: “Gesù non mi basta”. Chi invece guarda a Gesù e solo a Gesù come unico motivo di vita, allora dirà come l’apostolo Paolo: “Il mio vivere è Cristo!”

Dio ci benedica, Alessio Sibilla | Notiziecristiane.com

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