Sempre sulla corsia di sorpasso, una vita a 200 all’ora

Un vecchio film di successo, “il sorpasso”, di Dino Riso, (1962) è l’epilogo di una drammaticità di due generazioni, uno studente timido, Roberto e un quarantenne Bruno, immaturo. Trascorrono insieme le ore di ferragosto in macchina ad una velocità sostenuta da sorpassi di ebbrezza e adrenalinica. Giusto per dare un senso alla noia di un ferragosto.

La velocità causa la tragedia dell’incidente alla quale il guidatore, Bruno, l’adulto immaturo muore. Mentre il giovane nega, nell’essere uscito illeso, che nulla è successo. Due generazioni che si confrontano con la noia. Molti oggi vivono a ritmi di vita veloce. La vita sembra un continuo sorpasso di eventi e conoscenza. Siamo costantemente bombardati da innovazioni tecnologiche, mode sul cibo, sull’alimentazione, sui vestiti, sugli atteggiamenti, perfino il linguaggio cambia terminologie “twittare”, “fannullonismo”, “skypare”, “chattare”, app sexting, ecc. Un vero e proprio nuovo lessico del terzo millennio. E che dire della tecnologia. Compri oggi uno smartphone e il giorno dopo lo devi aggiornare con una nuova app (applicazione, software).

Siamo tutti d’accordo che la sfida è il continuo e incessante ritmo veloce che impone uno stress di adattamento notevole. Indipendentemente dal campo di appartenenza, lavorativo o sociale che sia la regola è la formazione continua delle proprie competenze. Le organizzazioni (le learning organitations) segnano tutte lo stesso motto: l’unica certezza è che il domani è già tardi. Si parla di educazione continua, permanente. Una sfida che ci pone in un costante sorpasso dei nostri limiti. Sia in ambito educativo, sanitario, politico il concetto è simile.Sorpassarsi.

Condannati a rendere nuovo tutto, perché il domani è già vecchio. Lo si vede nella scena politica si parla costantemente di rinnovamento di idee e le persone difficilmente trovano orientamento. Rinnovamento reso estremo da nuovi soggetti politici che nascono dalla sera alla mattina da uno stesso ceppo. La moderna società ha la sua regola dello stare al passo con i tempi, ma i tempi già sono vecchi, sorpassati. Lo sforzo è tale che si vive in un costante stress di cambiamento. Il sorpassarsi non è mai naturale se si rischia la morte. Cambiano i ritmi di vita, ad esempio oggi, si dorme due ore in meno rispetto al 19 secolo come dimostra una ricerca della Columbia Univerity (Social Acceleration: A New Theory, modernity; columbia University 2015). Si parla di fast-food, appuntamenti lampo, sesso veloce, breve vacanza, breve sonnellino, relazioni liquide che scorrono veloci e si consumano velocemente. In realtà viviamo in un eterno paradosso; l’ha dove la tecnologia ci libera del tempo rimane il fatto che non lo sappiamo più utilizzare. Lo psicoanalista Erich Fromm (1900-1980) parla di una società malata dove tutti finiscono per scappare dalla libertà (Fuga della libertà, ed. Mondadori 1963). Come recuperare? Come ritagliarsi il tempo della famiglia, della passeggiata in riva al mare, dell’osservare un prato in fiore, fermarsi a cogliere nell’altro lo sguardo emotivo del prossimo? Anche il tempo libero si consuma. Ci si affretta con affanno ad andare in palestra, ad accompagnare i figlie a destra e a sinistra per la piscina, la scuola di musica, il calcetto, il doposcuola e quant’altro in fretta e furia sempre sulla corsia del sorpasso. Spesso i partner si incrociano solo con lo sguardo e ognuno ai propri sorpassi. Benedetto o maledetto tempo? Probabilmente siamo assorbiti da una filosofia di vita che non contempla la preoccupazione, degli affanni. Ci pre-occupiamo troppo di quello che deve ancora accadere. Allora non resta che riflettere alle parole del terapeuta per eccellenza, Gesù, che invita a non preoccuparsi del troppo perché la vita vale più di ogni altra cosa (Matteo 6, 25-27).

Pasquale Riccardi D’Alise | Notiziecristiane.com

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