SETE DI POTERE O CUPIDIGIA? UN COCKTAIL DIABOLICO!

L’uomo, categoria tassonomica appartenente al regno animale è ritenuto l’essere  maggiormente malestroso  e distruttore dei propri simili, dell’ambiente in cui coabita e di conseguenza di se stesso. 

Laddove  le testimonianze storiche e libri di storia   dovrebbero indirizzare gli umani a  imparare dai propri errori, (mentre il saggio apprende dagli sbagli altrui) l’umanità persiste nei falli e pur di raggiungere i personali obbiettivi, calpesta e perseguita i propri simili  inasprendo  il proprio potere sino alla rovina di chiunque possa intralciare la sua corsa. 

Da sempre, la sete di potere  e di danaro si consumano in reciprocità  perverse di corruzione e concussione. L’ intenso  desiderio unisce le  relazioni  convenienti per gli illeciti profitti a vantaggio di persone,  che  pur apparendo perbene per la posizione sociale, sono ladri della peggior specie. Da consumati attori riescono a camuffarsi  fra i politici,  nobili e religiosi, in poche parole, si mescolano o fanno parte  dell’elite. Siamo giunti a un punto di non ritorno dove la voracità mostra il proprio volto più perfido, ignorando e sopprimendo la sofferenza, la privazione, il pianto, disconoscendone i  limiti sociali e umani.   

L’avidità perpetrata predomina anche  sulla dottrina giuridica, eludendo le disposizioni legislative  con arroganza e sfida secondo le proprie concupiscenze,  specie nella classe politica, impegnata  ad arrogarsi privilegi e benefici a proprio uso e abuso fino all’inutile e al voluttuario, mentre la degenerazione sprofonda sempre più in basso sino ai confini infernali.  Potere e denaro  sono una struttura del peccato miscelata che  rende impotenti gli onesti ottemperanti dei diritti umani eretti nelle  legalità  nei principi morali di rettitudine, di  giustizia.  

Direttamente o indirettamente tutti i governi mondiali politici  si rivolgono al popolo  prospettando e promettendo soluzioni innovative, peraltro tradite o mai attuate, un sistema politico appoggiato ancora oggi  e condiviso  da appartenenti alla chiesa cristiana, i quali dovrebbero punzecchiare la coscienza del bene sino all’amore universale che ha forma di virtù. Ogni essere vivente sa  che rubare è male, corrompere o lasciarsi comprare è disonesto. Nel mondo attuale la perdita del senso etico e della consapevolezza del peccato, forniscono  giustificazioni fuorvianti  nelle azioni di trasgressione, infatti  infrangere diviene  una semplice violazione,  “… ma solo se mi scoprono, mi denunciano e mi condannano.” Altrimenti non è niente.  

La corruzione è a portata di mano, tant’è che  “il peccato” per ogni persona che ha autorità non smuove l’interiorità mentale e spirituale anzi, a volte, ci si sente  giustificati dal fatto che tutti rubano e ancor più ci si sente esonerati da responsabilità, poiché, spesso accade che  parte  della appropriazione indebita venga devoluta in beneficenza. Dio può mai benedire e compiacersi di tale  offerta? 

 DAL POTERE DELLA PERSECUZIONE ALL’ INQUISIZIONE 

Storicamente le persecuzioni avvengono in tempi di crisi, quando il potere oligarchico comincia a traballare. Durante il dominio dell’ impero romano del III° secolo d.C. le persecuzioni  e i massacri dei cristiani non si arrestarono.  Dalle Sacre Scritture apprendiamo che l’oggetto di soppressione  venne esercitato anche dai religiosi ebraici del tempo: in mezzo ai farisei, infatti, il primo a subire la più cruenta persecuzione fu lo stesso Gesù Cristo e dopo di Lui, la più antica comunità di Gerusalemme. Nei successivi due secoli e mezzo il cristianesimo rimase sempre formalmente una religione illecita punibile con le massime pene: i suoi fedeli venivano accusati, in particolare, di empietà in quanto si rifiutavano di compiere i sacrifici, obbligatori per legge, agli dei della religione romana ufficiale.  

Nel 313 d.C. con l’ Editto di Milano, Costantino concesse a tutti i cittadini, quindi anche ai cristiani, la libertà di venerare le proprie divinità, ponendo fine alle persecuzioni, che tuttavia furono consumate lo stesso. Le stime sul numero complessivo di cristiani uccisi si basano principalmente su fonti agiografiche del tempo e si ritiene comunque che le vittime siano state migliaia. 

Nel 338 l’accrescere  delle ostilità tra il secondo impero persiano e l’impero romano, degenerarono  in persecuzioni nei confronti dei cristiani da parte dei persiani. I cristiani furono definiti come potenziali traditori perché amici di una Roma ormai cristianizzata dopo Costantino e nei decenni successivi migliaia di loro, denominati oggi martiri persiani, persero la vita. 

Tra il III e IV secolo i missionari cristiani  unitamente ad  Ulfila  un vescovo ariano e missionario Goto, convertirono i barbari  alla dottrina cristologica ariana, degno di nota è che i Goti vedevano il cristianesimo come un attacco alla loro religione e cultura. Il re visigoto Atanarico condottiero delle tribù dei Visigoti  avviò tra il 369 e il 381 una persecuzione dei cristiani.      

Nel 429 i Vandali, anch’essi ariani, conquistarono, l’Africa Romana, perseguitando i cristiani non ariani. Durante il regno di Unnerico, re dei Vandali  e Ariani, scatenò  dal 477 al 484, una feroce persecuzione  e ne causò la morte di 4.966 martiri. 

In seguito all’espansione degli Arabi, i cristiani assunsero nelle terre islamiche, per mezzo dello status “dhimmi” (patto speciale di protezione, concesso al suddito in territorio islamico)  il permesso di praticare la propria fede, ma tale libertà li espose nel corso dei secoli  a diverse discriminazioni : martiri e persecuzioni religiose e giuridiche. 

I primi scontri tra cristiani avvennero nel IV secolo, quando si diffusero posizioni dottrinali, poi rifiutate come eretiche dalla Chiesa cattolica, come l’Arianesimo, dottrina condannata nel concilio di Nicea nel 325. 

Durante il Medioevo avvennero diversi episodi repressivi rivolti verso movimenti cosiddetti eretici, tra cui  i Valdesi e gli Hussiti  appartenenti ad un movimento cristiano riformatore e rivoluzionario  sorto in Boemia  nel xv secolo,  i Dolciniani fondato da fra Dolcino predicatore millenarista italiano.  Noto e ritenuto  importante il movimento ereticale cristiano dei Catari, attivo dal X al XIV  secolo medievale, il quale volle dare atto di separazione dalla Chiesa e da un lungo passato di coercizione violenta in materia di fede.  Sono ancora profonde le tracce lasciate dai tribunali della fede nel costume degli italiani e come affermano studiosi e teologi la nostra ignoranza religiosa è enorme rispetto ad altre culture. Fin dal XVI secolo, la lettura della Bibbia è stata perseguita e vietata: la sua interpretazione spettava soltanto al corpo ecclesiastico.    

 ROMA E LA BIBBIA 

Sotto questo titolo la rivista settimanale “The Truth” (La Verità), pubblicava il 3 novembre del 1911 a Gerusalemme, un articolo che citava un documento conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi (foglio B – n.1088 – volume II – pagina 641-650), in esso vi sono scritti consigli che vennero dati al Papa Giulio III  all’epoca della sua elezione alla santa sede nell’anno 1550. 

Il documento contempla i seguenti suggerimenti: 

“Fra tutti i consigli che possiamo avere e presentare alla Sua Santità ne riserviamo il più importante in ultimo;  

Dobbiamo tenere gli occhi bene aperti ed intervenire con tutta la potenza nostra nell’affare che abbiamo da considerare”. 

“La lettura del Vangelo non deve essere permessa che il meno possibile specialmente nelle lingue moderne , e nei paesi sottomessi alla nostra autorità. Il pochissimo che viene  letto generalmente alla messa, dovrebbe bastare e devesi proibire a chiunque di leggerne di più.” 

Finché il popolo si contenterà di quel poco, i vostri interessi prospereranno; ma nel momento che se  ne vorrà leggere di più, i vostri interessi cominceranno a soffrire.” 

“Ecco il libro che più di nessun altro provocò contro di noi le ribellioni, le tempeste che hanno arrischiato perderci.  

Difatti, se alcuno esamina accuratamente l’insegnamento della Bibbia e la paragona a quanto succede nelle nostre chiese, troverà ben presto le contraddizioni, e vedrà che il nostro insegnamento spesso si scarta da quello della Bibbia e più spesso è in opposizione ad essa.” 

“Se il popolo si rende conto di questo, ci provocherà senza requie finché  tutto venga svelato ed allora diventeremo l’oggetto della derisione e dell’odio universale. E’ necessario dunque che la Bibbia  venga tolta e strappata dalle mani del popolo però con una gran prudenza per non provocare tumulti.” 

Meditiamo su ciò che non troviamo scritto nella Bibbia, ossia nella Parola di Dio divinamente rivelata, ma  frutto di invenzioni, scelte e di dogmi approvati dalla chiesa cattolica romana nel corso dei secoli: 

Nel 431 viene inventato e introdotto il culto della Madonna, nella chiesa romana. 

Nel 593  viene inventato e introdotto il PURGATORIO. 

Nel 609  viene introdotto il culto degli angeli e dei santi. 

Nel 610  viene inventato e introdotto il titolo del PAPA. 

Nel 787  vengono imposte i culti delle immagini e delle reliquie. 

Nel 835  viene proclamata la festa di tutti i santi. 

Nel 995  viene stravolto il significato di “Santo” per come insegnato nella Bibbia. 

Nel 1074  viene imposto il CELIBATO obbligatorio  DEI PRETI. 

Nel 1090 viene imposto il ROSARIO: preso in prestito in uso dalla religione musulmana. 

Nel 1184 viene perpetrata l’Inquisizione: per il totale controllo e egemonia del potere papale-vaticano per eliminare dal nascere i vari risvegli di rinnovamento spirituali in fermento in seno al Cristianesimo: per il ritorno alla semplice Fede della Chiesa-comunità, del primo secolo di vita, della nascente Chiesa ai tempi degli Apostoli. 

Nel 1190  vengono inventate e introdotte la vendita delle  INDULGENZE: perdono dei peccati tramite  compenso di denaro. 

Nel 1213  viene imposta la CONFESSIONE AURICOLARE DEI CREDENTI AI PRETI. 

Nel 1215 la transustanziazione nel rito eucaristico, introdotta da papa Innocenzo III, il pane che diventa CARNE UMANA, E DEL VINO CHE DIVENTA SANGUE REALE: nel rito dell’eucaristia. 

Nel 1229 viene messa all’indice perfino la BIBBIA: coloro che venivano trovati con una copia della Bibbia  venivano arrestati e accusati come eretici, imprigionati, torturati e condizionati messi alle strette: con l’intento di scoraggiare la lettura della Bibbia per il futuro, e chi gli resisteva non smettendo di leggere la Bibbia veniva  perfino ucciso, per dare un esempio al resto della popolazione. 

Nel 1311 viene imposto il BATTESIMO ai neonati. 

Nel 1415 lo scemamento della coppa “bevetene tutti” disse Gesù Cristo. 

Nel 1439  viene reso dogma l’inesistente PURGATORIO 

Nel 1854  viene inventata l’Immacolata Concezione di Maria, nata senza peccato e madre di Dio   

Nel 1870  viene imposta l’assurdità dell’ INFALLIBILITÀ PAPALE. 

Ma il nodo cruciale sta sicuramente nei sacramenti istituiti da Gesù, quelli veri!  

“I sacramenti sono segni esteriori della grazia interiore, istituiti da Cristo per la nostra santificazione” (tratto dalla Catholic Encyclopedia). La Chiesa Cattolica Romana insegna che sebbene Dio faccia grazia all’uomo senza simboli esteriori (i sacramenti), Egli ha scelto anche di fargli grazia mediante simboli visibili. Poiché Dio ha fatto questo, l’uomo è stolto a non far uso di questi mezzi provveduti da Dio per raggiungere la santificazione. La Chiesa Cattolica Romana crede che tutti i suoi 7 sacramenti siano stati istituiti dallo stesso Cristo.  

I sette sacramenti cattolico-romani, che entrarono in vigore dal 1547che sono i seguenti: 

1) il Battesimo, che secondo l’insegnamento della Chiesa Cattolica Romana rimuove il peccato originale infondendo contemporaneamente la grazia santificante; 

2) la Penitenza, in cui si confessano i propri peccati a un sacerdote; 

3) l’Eucaristia, considerata l’accoglienza e la consumazione del corpo e del sangue di Cristo veri e propri; 

4) la Confermazione, un’accoglienza formale nella chiesa insieme a un’unzione speciale dello Spirito Santo; 

5) l’Unzione degli infermi o Estrema Unzione, applicata a un moribondo per il rafforzamento spirituale e fisico in preparazione al cielo. Quando è unita alla confessione e all’Eucaristia, essa rientra nei “conforti religiosi”; 

6) l’Ordine Sacro, il procedimento mediante cui alcuni uomini sono ordinati al clero; 

7) il Matrimonio, che fornisce una grazia speciale a una coppia. 

Di seguito ci sono i versetti comunemente citati a sostegno delle credenze cattolico-romane rispetto ai sacramenti: “Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te mediante l’imposizione delle mie mani” (2 Timoteo 1:6). “Gesù rispose: ‘In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio’” (Giovanni 3:5). “Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo” (Tito 3:5). “Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola” (Efesini 5:25-26). “A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti” (Giovanni 20:23). “La preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati” (Giacomo 5:15). “Quindi imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo” (Atti 8:17). “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda” (Giovanni 6:54-55). 

Considerando i precedenti versetti, potrebbe sembrare che i sacramenti possano comunicare di per se stessi qualche beneficio (come la vita eterna, il perdono dei peccati, la presenza dello Spirito Santo o la Sua potenza o qualche dono spirituale per il servizio, ecc.). Tuttavia, quando sono presi nel contesto della Scrittura nel suo insieme, non esiste alcun fondamento per credere che Dio abbia mai voluto che questi passi fossero presi a sostegno di riti come mezzi per comunicare la grazia santificante. In altri termini, il concetto stesso di “sacramenti” che comunicano la grazia salvifica nelle persone è antiscritturale. 

Ci sono due dei sacramenti principali di cui è detto specificamente dalla Chiesa cattolica Romana che è necessario prendere per ottenere la vita eterna: il battesimo e la comunione. A causa della dottrina cattolico-romana secondo cui il battesimo è necessario per la salvezza, i cattolici sostengono che sia importante battezzare i bambini. Ma mai nella Scrittura riuscirai a trovare nemmeno un singolo esempio o un comando di farlo. Alcuni cattolici romani utilizzano Atti 16:33 come un possibile esempio perché vi è detto che furono battezzati il carceriere di Filippi “con tutti i suoi”. Ma prendendo questo versetto nel suo contesto, notiamo due cose: 

1) Quando il carceriere chiese a Paolo che cosa dovesse fare per essere salvato, Paolo NON disse: “Credi in Gesù, sii battezzato e prendi la comunione “. Invece gli disse: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia” (v. 31). Perciò, vediamo che è la fede l’ingrediente necessario per la salvezza. Era sottinteso che chi credeva fosse battezzato, ma il battesimo non era necessario per la salvezza. Se lo fosse stato, Paolo vi avrebbe dato più peso nei suoi viaggi missionari (1 Corinzi 1:14-18).

2) Vediamo che “i suoi” non avrebbero potuto includere bambini o neonati, in quanto al versetto 34 è detto che il carceriere “si rallegrava con tutta la sua famiglia di aver creduto in Dio”. I bambini e i neonati non possono esercitare fede in Dio in quel modo. 

Continuamente in tutta la Scrittura, è la fede, non la fede PIÙ il battesimo, ad essere considerata il mezzo mediante cui si riceve la salvezza (Giovanni 1:12; 3:14-16; Efesini 2:8-9; Romani 3:19-26; 4; 10:9-13; ecc.). 

Passando alla comunione, la Chiesa Cattolica Romana dice chiaramente di interpretare letteralmente Giovanni 6:53 quando Gesù dice: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi”. Il problema è che la dottrina cattolica secondo cui qui Gesù stia parlando letteralmente non è in armonia con il contesto del passo in cui Gesù afferma ripetutamente l’importanza della fede in Lui e della Sua imminente morte espiatrice per i loro peccati (cfr. Giovanni 6:29, 35, 40, 47 e come questi passi siano in armonia con l’intero messaggio del Vangelo di Giovanni così come è dichiarato in Giovanni 20:31). 

Quando si esaminano gli altri sacramenti nel loro contesto, si scopre che la dottrina secondo cui essi comunicano la “grazia santificante” non è in armonia con il contesto del resto della Bibbia. Certo, tutti i cristiani dovrebbero essere battezzati, ma il battesimo non infonde in noi la grazia. Certo, tutti i cristiani dovrebbero partecipare alla Cena del Signore, ma farlo non conferisce la grazia santificante. Certo, dovremmo confessare i nostri peccati, non a un sacerdote, quanto piuttosto a Dio (1°Giovanni 1:9). Fare un programma formale di addestramento e un’accoglienza formale nella chiesa è una buona cosa, ma non conferisce la grazia salvifica. Essere approvato come un conduttore ecclesiale è una cosa che fa onore, ma non sfocia nella grazia. Il matrimonio è un avvenimento meraviglioso e benedetto nella vita di una coppia, ma non è il mezzo che Dio usa per farci grazia. Pregare per e con una persona che sta morendo e stare insieme a lei è una cosa santa, ma non aggiunge grazia al tuo conto. 

Tutta la grazia di cui avremo mai bisogno si riceve al momento in cui una persona si affida a Gesù, per fede, come Salvatore (Efesini 2:8-9). La grazia salvifica che viene accordata al momento della fede genuina è l’unica grazia salvifica che la Parola di Dio ci inviti a ricevere. Questa grazia si riceve per fede, non osservando dei riti. Perciò, sebbene i sette sacramenti siano delle “buone cose da fare”, quando sono compresi nel loro contesto biblico si comprende che il concetto secondo cui essi “conferiscono la grazia santificante” è completamente antiscritturale. 

La verità che rende libero l’uomo, non è un sistema di pensiero ma un uomo concreto, Gesù di Nazareth. Gesù è la “Verità” poiché rivelazione dell’amore del Padre, comunicato all’umanità con la Crocifissione, la Risurrezione  e con il dono dello Spirito Santo, ossia  l’amore sublime ed universale per l’umanità. L’invito  di Gesù rivolto all’essere umano è la  manifestazione  d’amore che se accolto, libera l’uomo dalle sue schiavitù che lo rende figlio di Dio.  

“Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: “Voi diverrete liberi”?» Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. Giovanni 8:31-36 

LELLA  FRANCESE 

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