Sì al cambio di genere in Italia? La sentenza choc arriva da Lucca

Non è ancora ricominciato l’angoscioso dibattito sul ddl Zan che nuovamente, a suon di sentenze, si cerca di imporre ciò che in Parlamento non riesce a passare, ovvero l’ideologia LGBT e tutto il suo carrozzone di riforme e provvedimenti nefasti.

Nel caso specifico, ci riferiamo alla sentenza di pochi giorni fa del tribunale di Lucca, con cui un ragazzino è stato autorizzato a cambiare nome e genere sui suoi documenti, in assenza dell’operazione di riassegnazione del sesso biologico. La decisione è stata motivata così, dai magistrati lucchesi “Il ricorso alla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali risulta autorizzabile in funzione di garanzia del diritto alla salute, ossia laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico”.

Prima dell’autorizzazione del tribunale, il ragazzo è stato sottoposto a diverse perizie mediche per attestare la necessità del cambio di sesso, con il consenso dei genitori, essendo minorenne. Anzi, ironia della sorte, nel caso specifico, il ragazzino in questione, avrebbe la stessa età (16 anni) di Keira Bell, come ha ricordato anche il senatore Simone Pillon, commentando la sentenza. Keira è la ragazzina che, dopo una cura ormonale per mutare le sue sembianze da femminili a maschili, che le avrebbe causato gravi danni fisici, si è trasformata nella principale testimone del processo condotto dall’Alta Corte britannica contro la clinica Tavistock e il Portman NHS Foundation Trust.

Una causa che, occorre sottolineare, la giovane donna ha vinto pienamente. Anzi, durante e dopo il processo, rivolgendosi agli psicologi che all’epoca autorizzarono le cure, ora che di anni ne ha 23, ha affermato: “Non si possono prendere decisioni simili a 16 anni, e così in fretta, i ragazzi a quell’età devono essere ascoltati, e non immediatamente assecondati”.

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