Siamo chiamati ad essere dei leader-servi che devono “dare”!

Oggi anche in chiesa è arrivata la confusione, più che mai sentiamo rimbombare la parola “Leader” nella nostra testa, sia che si parli di Worship leader o di pastore leader o di fratello leader.

Ma sappiamo bene cosa significa leader? Significa forse un capo che coinvolge i suoi emotivamente e li stimola a ottenere risultati? Beh forse sì, o forse dipende dalla prospettiva da cui guardiamo le cose. Il Leader nella vita quotidiana è una figura che ha in se tutte le caratteristiche di un Capo, con i conseguenti indiscutibili poteri decisionali, e le altrettanto indiscutibili immense responsabilità; ma siamo sicuri che questa figura possa valere anche in chiesa?

Capisco che certi quesiti pongano tanti interrogativi nella nostra mente, perché quantunque i nostri errori e le nostre debolezze cerchiamo di servire il Signore con la massima semplicità possibile, cercando di rispecchiare al massimo il modello biblico, ma a volte le note stonate che percepiamo non vanno proprio giù.

Il predicatore è il capo della chiesa? Certamente no! Perché Gesù Cristo è il capo della chiesa, e in un’assemblea locale, il pastore è solo un servo chiamato alla predicazione. E nello stesso modo credo neanche il Worship leader è un Leader della Preghiera e/o Adorazione se non c’è lo spirito santo che compunge i nostri cuori con la Sua unzione!

In chiese più o meno grandi troviamo realtà in cui un fratello o una sorella è leader della lode, un fratello o una sorella è leader della predicazione, un fratello o una sorella è leader del coro, un fratello e una sorella sono i leader delle pulizie e un fratello e una sorella sono i leader della scuola domenicale. E tutti quelli che stanno con loro sono i monitori delle varie classi.
Insomma, il commento che può farci ad esempio un collega di lavoro che varca per la prima volta la porta una chiesa sorge spontaneo: “Ma come, mi hai portato fuori dalla nostra azienda per infilarci in un’azienda cristiana? Ma non ci bastava il nostro di leader? Perché qui ne troviamo 250 mila?”.

Ma potrebbe andare anche peggio, perché, a volte, nelle chiese piccole troviamo invece il pastore “total” leader!

Ma siamo sicuri che Dio è d’accordo con il nostro modo di pensare e di organizzare la chiesa in questo modo? Beh nella chiesa, a mio avviso, Dio sceglie uomini comuni, semplici, le cose piccole del mondo per svergognare le grandi. Non vedo per quale motivo questi umili e semplici credenti, debbano mettersi un distintivo dicendo: Io sono il leader di questo o quello. Come ci ricordano i percorsi e i ripercorsi storici, simili errori sono stati già stati commessi negli anni scorsi nella chiesa, e sinceramente quando noi cristiani facciamo in questo modo, sembriamo più dei frustrati alla ricerca dei titoli che il mondo non ci da, più che la chiesa umile del Signore che pensa a lodarlo con semplicità e portare il Suo Vangelo per il mondo.

Il pulpito nella chiesa, o luogo di culto dove il pastore predica, è stata un’invenzione umana, che nel corso dell’era cristiana, volontariamente o involontariamente, ha in un certo modo assecondato l’atteggiamento di supremazia, di predominio, di superiorità e autorità assoluta che alcuni ministri attuavano, e purtroppo ancora oggi attuano, nei confronti di altri credenti. Gesù non fece mai questo durante la sua vita terrena! Seppur Egli fosse Dio incarnato, non si ergeva ad atteggiamenti di supremazia verso i discepoli, pur essendo il loro Maestro e Signore, ma nella sua immensa e infinità umiltà, quando insegnava riguardo al regno di Dio, sedeva insieme con loro, al loro fianco.

Sai perché, nel Getsemani, Giuda dovette dare quel segnale ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, affinché riconoscessero Gesù, dicendo «Quello che bacerò, è lui; prendetelo!». Perché Gesù, era uguale a tutti i suoi discepoli. Non aveva un bell’anello d’oro al dito, non aveva un’aquila che volava su di Lui, non aveva un manto dorato. Ecco perché Giuda dà quel segnale su Gesù «Quello che bacerò, è lui; prendetelo!», altrimenti non lo avrebbero riconosciuto. Egli era come un pescatore, anzi, come un falegname. Nella sua modestia, semplicità, abbassamento e umiltà volle mostrare la sua uguaglianza a coloro che erano con Lui.

Vogliamo essere dei leader-servi, come il Signore Gesù. I leader-servi definiti dal Vangelo non sono capi, ma esempi del gregge. I leader-servi provvedono il necessario affinché la chiesa svolga un ministero efficace. I leader-servi gioiscono nel vedere altri crescere e assumere responsabilità di guida. (Mt 11:25-19; Ef 4:11-16; 2Tim 2:2)

I membri  devono condividere con i leader-servi della chiesa le cose imparate e le difficoltà affrontate.

La chiesa gode il privilegio e la gioia del ministero pastorale sotto la guida di Dio. Rendere conto agli altri della propria vita e ministero ci mantiene uniti, umili, integri e ammaestrabili. (Galati 6:6 e 1 Pietro 5:1-2)

Le nostre debolezze e sofferenze possono essere strumenti potenti per la chiesa e per il mondo, quando sono viste e vissute in sottomissione al Vangelo e in questo modo le debolezze sono un megafono per proclamare la grazia di Dio. Al contrario ogni forma di “affermazione di se” e “competizione” sono un falso vanto, che rovina il ministero per il quale siamo stati chiamati. (2Cor 4:7-18)

Tutti noi che abbiamo creduto in Cristo e che lo abbiamo accettato realmente nella nostra vita come nostro personale Salvatore, tutti noi siamo stati costituiti da Dio come suoi evangelisti, con un mandato chiaro e inequivocabile: “Andate e predicate l’evangelo a ogni creatura” ma anche come sacerdoti delle nostre case e come re regnanti nei luoghi celesti in Cristo Gesù; ahimè, purtroppo, la maggior parte di noi, oggi, vive ancora una vita spirituale miserabile al cospetto di Dio, poiché, la causa della nostra mancanza di fede nelle verità e nelle promesse della Parola di Dio, è legata a quello che vediamo o pensiamo. Ogni qualvolta che decidiamo di non seguire la parola di Dio ma di guardare a destra e a sinistra, pensando a quel fratello che fa o dice questo… o a quella sorella che fa o dice quello…  mi fa credere che non siamo ancora arrivati a realizzare appieno questa regalità che il Signore ci ha tramandato in eredità.

Se vogliamo realmente ereditare questa immensa regalità, dobbiamo cambiare prospettiva e passare dal lato di chi serve, dal lato di chi “dà”. Nella Bibbia troviamo tante parole chiave: “Credere” la troviamo 272 volte, “Pregare” 371 volte, “Amore” 714 volte, ma quello che mi ha sorpreso è che la parola “Dare” la troviamo 2162 volte. Quindi, assolutamente non è una casualità se il Signore ci vuol dire che il “dare” determina il nostro essere! Se vogliamo, quindi, servire Cristo, dobbiamo essere servitori di tutti, iniziamo a dare Perdono, amore, aiuto, incoraggiamento, fiducia, sostegno con la preghiera, sapienza e comprensione e vedremo chiaramente la Sua gloria nella nostra vita per oggi e per sempre.

Iniziamo a studiare noi stessi perché fino ad oggi siamo dei servi disutili, iniziamo a spogliarci del vecchio e a portare le nostre debolezze ai piedi della croce, in questo modo l’attitudine sbagliata e superficiale che abbiamo nei riguardi delle verità e delle promesse di Dio nella Sua Parola, sarà cancellata, perché rinnoveremo la nostra mente, in modo che diventi come quella dei piccoli fanciulli e inizieremo a pensare come Cristo, avendo ricevuto da Lui stesso la Sua mente, per predisporre la nostra mente all’azione, come dice Pietro, e con costanza, otterremo ciò che ci è stato promesso da Gesù!

Pietro Proietto | Notiziecristiane.com

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