Solo Dio fa crescere

Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere.

1 Corinzi 3:7

Un bagno di umiltà è più che salutare, direi opportuno di tanto in tanto. Sì, perché il lavoro e le responsabilità ci corroborano ma anche ci alimentano e gonfiano nelle nostre umane presunzioni. Buona cosa è ricordare che solo al Signore spetta operare la nostra salvezza, la nostra redenzione e la nostra liberazione poiché Egli è “Colui che può”, mentre a nessun essere umano è attribuita tale capacità o potenzialità. Sulle ali dell’entusiasmo, o solamente perché troppo motivati, a volte non esitiamo a paragonarci a uomini come l’apostolo Paolo, quasi come se fossimo allo stesso livello. Forse non sappiamo che egli, ad esempio, percorse durante il suo ministero circa trecentomila chilometri, tutto per la spinta che aveva a servire Dio. Ciò potrebbe favorire anche un’altra riflessione, ossia perché ci lasciamo facilmente vincere dalla pigrizia solo per raggiungere il locale di culto ove godere della comunione fraterna.

L’apostolo, nello scrivere ai credenti di Corinto, sostiene di non poter parlare loro come a degli “spirituali”, bensì come a dei “carnali”. Questo perché non si possono intraprendere determinati discorsi se l’uditorio vive una vita non condotta dallo Spirito. Chi di noi può reputarsi tale? Siamo presi da mille situazioni contingenti e dalle ansietà della vita, tanto che non si può escludere che siamo “carnali”. Paolo sottolinea l’inutilità della contesa nata tra i corinti circa la loro appartenenza ad un servitore o ad un altro, questo perché ogni persona che Dio chiama non è altro che servo, mentre Egli è Colui che opera, che raggiunge i cuori e convince di peccato guidando al ravvedimento per mezzo dello Spirito. Sicuramente si servirà di parole di uomini, ma “né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna”, poiché è Dio che fa crescere. Di conseguenza, chi vuole servire Dio non porrà il suo nome al di sopra di altri, poiché un solo nome vi è sotto al cielo dinanzi al quale ogni ginocchio si piegherà ed ogni lingua lo confesserà: il nome del Signore Gesù. La chiesa deve adoperarsi affinché Cristo sia innalzato, poiché ogni volta che lo si fa Satana è atterrato e con lui anche la nostra carnalità, ambizione e presunzione.

Se da una parte la preoccupazione di Paolo era sul richiamare e nell’esortare a non porre fede sugli uomini ma su Dio, dall’altra sottolinea come il Suo edificio spirituale è edificato attraverso le nostre persone che apportano alla costruzione chi pietre preziose, chi paglia e chi stoppia. Tuttavia, al di là di ciò che possiamo apportare l’architetto rimane il Signore. Ciò a voler significare che chi esternamente ci osserva deve vedere le sapienti mani di Dio operare su ciascuno di noi. Ciò che deve trasparire è quell’opera meravigliosa che solo Egli può fare. Se volessimo provare a fare un paragone con l’apostolo Paolo, allora dobbiamo considerarci anche noi “servi” di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Chi serve il Signore serve la Sua chiesa, di conseguenza è bandita ogni forma di despotismo. Siamo chiamati ad essere dispensatori della Sua sapienza, della Sua conoscenza e della rivelazione, tutto ciò fatto con spirito di servizio, ricordandoci che dovremo render conto della nostra fedeltà fino alla fine. Se vogliamo servire con fedeltà siamo chiamati a combattere ogni tipo di infedeltà perché se Dio è santo anche noi dobbiamo esserlo e se Egli è fedele siamo chiamati ad esserlo anche noi.

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