Sordità psicologica all’ascolto di Dio

Senza ombra di dubbio, il problema dell’uomo del terzo millennio è l’iper-informazione della cultura digitale che sta modificando i nostri comportamenti. Siamo sempre più orientati con gli occhi sullo smartphone, sempre più attenti a percepire il bip della notifica di qualche messaggio postato o ricevuto che sia. Conseguenzialmente, al comportamento di iper vigilanza si associa sempre un modo di pensare, di essere di cui la cultura digitale sta influenzando oltre misura (vedi articolo di P. Riccardi: Dall’Identità all’autolesionismo del 30 settembre). E’ un dato di fatto che siamo condizionati sempre più dalla cultura del digitale, ma contemporaneamente, come professionisti, come genitori, come operatori pastorali, abbiamo l’obbligo di capire tale influenza, non solo sul mondo degli adulti ma soprattutto sul mondo dei teenager che sono, per natura bio-fisio-psicologica in fase evolutiva. Abbiamo la maturità di capire il progresso per non essere sopraffatto da esso. Meglio gestire l’internet che essere in balia della sua dipendenza. In linea di massima l’iper-inforamzione diventa, se non ben modulata il “rumorio mentale”, che impedisce l’apertura al proprio intimo, al proprio cuore, strada maestra per la trascendenza. “Ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi”. (Luca 17:21) Alcune traduzioni rendono questo versetto con: “Il regno di Dio è dentro di voi”.

Chi vive interiormente è capace di stordire ogni genere di rumori per vivere quello che lo psichiatra, V. Frankl afferma circa la presenza di Dio nell’inconscio (V. Frankl, Dio nell’inconscio ed Morcelliana, 2000), represso, nascosto nei rumori della iper-informazione tecnologica. Compito del cristiano è discernere, separare il rumore dal silenzio per sentire il cuore, e non basta. Il cristiano deve sapere affidarsi al processo psicologico del capire l’inganno che è insito dento ognuno di noi, lo stesso Gesù dice: “Dal di dentro, dal cuore degli uomini, vengono i ragionamenti dannosi: fornicazioni, furti, assassinii, adultèri, concupiscenze, atti di malvagità”. (Marco 7,20-22). Al cristiano di oggi compete una conoscenza dei propri processi interiori per resistere alle tentazioni, sull’esempio di Gesù (Luca 4,1-13) dalle iper-informazioni che promettono una vita fatta di successo, di immagini, di narcisismo digitale. Nella società moderna, la cultura del rumore produce superficialità relazionale dove il concetto Dio diventa la parola senza senso, senza significato, senza valore.

Nella società del rumore anche la preghiera diventa un rituale senza Dio. È inutile pretendere dall’esterno la serenità che ci apre al mistero e alla grazia

Le persone vogliono cambiare ma trasformarsi (P. Riccardi, Parole che trasformano, psicoterapia dal vangelo. Ed. Cittadella Assisi, 2016) Nell’episodio del tale che chiede a Gesù cosa deve faro per seguirlo, si nota come il tale chiede il cambiamento dove gesù replica che non basta, difatti si conclude con l’invito alla trasformazione; vendere tutto: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni (Marco 10, 21-24). Si allude al cambiamento senza trasformazione del tale. Senza una trasformazione del cuore non vi può essere gioia e grazia.

Disabituati a fare silenzio e ascolto. Senza trasformazione non si giunge al cuore. I sacerdoti, i predicatori, i pastori predicano e i fedeli sono attenti ma non ascoltano il proprio cuore e alla fine di ognuno predica, ognuno finisce per essere sempre quello che è stato. E la storia si ripete in un continuo di insoddisfazione del vivere, mettendo in atto quello che lo psicoanalista Freud ha descritto come £coazione a ripetere.

Pasquale Riccardi | Notiziecristiane.com

Ti è piaciuto l'articolo? Sostienici con un "Mi Piace" qui sotto nella nostra pagina Facebook per restare informato...