Tempesta di pioggia in Nepal: casualità?

Foto Ansa

Mentre l’attenzione dell’Europa volge al vicino rinnovo del Consiglio UE, pochi si sono accorti della calamità che ha investito il Nepal a fine marzo: infatti, una fortissima tempesta di pioggia ha investito il sud del paese causando oltre seicento feriti e una trentina di morti, principalmente nel distretto di Bara.

La maggior parte delle vittime si registra per gli alberi sradicati via e le capanne e i numerosi oggetti scagliati in aria e caduti con violenza sulle persone per la furia dei venti. A Katmandu, la capitale, frane e alluvioni si sono abbattute su una vasta area agricola provocando la distruzione di strade, ponti e abitazioni, mentre parecchi sono i dispersi. Eppure il Nepal dovrebbe essere in un certo qual modo “protetto” dalle numerose divinità venerate dagli asiatici, dato che l’80% della popolazione professa la religione induista, e tenuto conto che nella nazione sono sparsi qui e là mastodontici templi e piccoli santuari ciascuno dedicato alle molteplici divinità indù (sono almeno un centinaio): si va dal più popolare e importante dio, cioè Brahma (il creatore), a Vishnu (conservatore della vita), da Shiva, colui che dona potenza trasformatrice, a Ganesh, la divinità con testa d’elefante, da Hanuman, dio con faccia di scimmia, a Kalì, la famosa dea della guerra dotata di tante braccia. Oltre a questo, nel paese si pratica – come avviene in altre parti del continente asiatico – il c.d. “turismo sessuale”, mercato del sesso che incrementa l’economia locale dove molte giovani, dapprima in cerca di lavoro, vi rimangono poi per esercitare la prostituzione.

Se a questa realtà un po’ ovunque diffusa aggiungiamo Pink Mountain, ossia la prima Agenzia Turistica da poco inaugurata, la quale riserva agli omosessuali uomini e donne pacchetti di viaggio “all included” (rito matrimoniale indù, pubblico, cerimonia, abbigliamento eccetera), allora ci rendiamo conto che il sesso libero è una delle principali attività legalizzate nel paese, tant’è che il turismo gay in Nepal muove un giro di affari di circa 670 milioni di dollari l’anno; peraltro, il governo asiatico sta tentando di ricostruire lentamente la sua identità democratica in un contesto dove prevalgono i maoisti, fino a ieri guerriglieri e adesso protagonisti della scena politica, sicchè l’impegno dei dirigenti nepalesi mira oggi a ridisegnare la Costituzione perchè si giunga al riconoscimento ufficiale della libertà di orientamento sessuale, eliminando le discriminazioni e legalizzando matrimoni tra persone dello stesso sesso. Di conseguenza, gay, bisessuali e trans stanno uscendo allo scoperto proprio adesso, dato che si apre ai loro occhi una specie di vero “paradiso di libertà”. Certo, rileggendo bene la storia di Sodoma e Gomorra (Genesi 19,24), epoca in cui nessuno di noi era certamente presente e laddove constatiamo che “tutta la popolazione al completo voleva abusare degli ospiti di Lot” (versi 4 e 5), non possiamo negare che in Nepal sta accadendo qualcosa del genere anche se non sappiamo se a Katmandu son tutti depravati (.). Beninteso che Dio distrusse comunque i sodomiti per lanciare un monito alle generazioni future, fatto sta che questa tempesta ha devastato uomini e cose come a Sodoma, ragion per cui, quanto accaduto il 31 scorso in Nepal rappresenta forse un “avvertimento” per i tempi attuali?.

Pertanto, considerate le contestazioni al recente Convegno Mondiale della Famiglia a Verona, dove il grido di “famiglia allargata” si fa sempre più forte, e alla luce della recentissima elezione a Chicago del primo sindaco-donna apertamente lesbica, lascio al lettore ogni valutazione sui fatti del Nepal.

Salvatore Di Fede | Notiziecristiane.com

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