Terremoti e diluvio, ma noi che facciamo?

Mentre siamo alle porte della diabolica festa di Halloween (31 ottobre), un forte terremoto di 6.8 scuote la Grecia, con epicentro l’isola di Zante e ad appena 16 hm di profondità. Il sisma è stato preceduto da una scossa di magnitudo 5 cui ha fatto seguito un micro-sciame sismico di assestamento.

Il terremoto è stato avvertito a Malta, in Albania, in Libia e in Italia (Puglia, Calabria, Basilicata, Campania), tanto che a Leuca, punta del Salento, si è verificato un innalzamento del mare di circa mezzo metro, dato che in un primo momento era stato dato l’allerta tsunami. Se la scossa avesse avuto la stessa intensità di quella che ha causato il recente tsunami in Indonesia, immaginiamo cosa sarebbe accaduto sulle coste pugliesi e calabre! Tuttavia, la terra ha tremato di recente anche in Ecuador (5.6) e in Islanda (4.5 magnitudo), a conferma che Matteo 24,7 (terremoti in ogni luogo) continua ad adempiersi. Ma che dire di Luca 21:25 a proposito del “fragore del mare e dei flutti”? Abbiamo dimenticato il diluvio di acqua abbattutosi fra settembre e ottobre nella nostra penisola? Prima la Calabria, con frane, inondazioni e persino due vittime (la giovane mamma morta col figlio nel tentativo di sfuggire alla marea di acqua e fango che ha investito l’auto su cui viaggiavano), poi la Sardegna, con allagamenti e danni enormi all’agricoltura, poi la Sicilia, con allagamenti nelle province di Catania, Siracusa ed Enna, poi l’Abruzzo, poi domenica scorsa Roma e, ultimamente, di nuovo la Calabria. E le previsioni di novembre non sono rosee. Lo scenario che si presenta davanti ai soccorritori è identico ovunque, e non fa differenza se a causare tanta distruzione sia la pioggia o gli uragani (vedi Florence e Michael in America), oppure i tifoni (vedi Yutu alle Isole Marianne o Willa in Messico): campagne sommerse dall’acqua, raccolti distrutti, bestiame senza foraggio, frane, strade sventrate, sottopassi allagati, ponti crollati, alberi sradicati, scuole chiuse, blackout, comuni evacuati! Orbene, se gli increduli restano impotenti e rassegnati di fronte all’incalzare degli eventi e il nostro governo si trova a fronteggiare una calamità dietro l’altra (es. ponte Morandi a Genova), in seno al cristianesimo professante si avverte una specie di assuefazione o apatia per quanto sta accadendo, come se fosse scontato che tutti i cristiani, al di là delle denominazioni, vivono in fervente attesa del ritorno del Signore che rapirà la sua chiesa (.). Chiediamoci: in ogni contesto cristiano, l’assemblea è a conoscenza di cosa ci aspetta e che cosa imminente debba accadere nella storia del piano di salvezza di Dio? I pastori e i responsabili sono coscienti che la vita del singolo credente e della comunità sono strettamente collegate al ritorno in gloria di Cristo? A che vale professare di sapere che Gesù torna se, con la nostra vita, ci comportiamo come se Cristo dovesse tornare fra cent’anni? Che importanza hanno le profezie riguardanti Israele, laddove Cristo metterà i piedi (Zaccaria 14:4)? C’è un assalto invisibile di spiriti sulla terra che si fa più intenso, man mano si avvicina la venuta del Signore, tanto che orde di dèmoni istigano sempre di più all’odio, all’omicidio, all’invidia, alla gelosia (vedi lo spirito che pervase Saul in 1^ Samuele 18:10), all’idolatria, all’ateismo, alla perversione (il pornostar Rocco Siffredi è atteso con gioia a Palermo, nel 2019, per un’opera teatrale), alle separazioni e al femminicidio (114 donne uccise nel 2017 e 25 ad oggi): ma cosa fa la cristianità? Al contrario, proprio perché i segni si fanno più forti, dovremmo ricercare l’unione e l’intesa spirituale con altri fratelli, unendoci per contrastare efficacemente queste forze del male (Efesini 2:2 e 6:12) e mettendo da parte l’orgoglio personale per rivestirci di quell’umiltà alla quale siamo chiamati. Molti parlano di risveglio, di prosperità, di miracoli, di questo e di quello, ma io scorgo una chiesa moderna e sazia di sé stessa che sfocerà nell’ultima Chiesa, cioè Laodicea, e constato un camuffamento della vera pietà con un apparente sentimento di pietismo (2^ Timoteo 3:5).

Certamente siamo coscienti che non possiamo andare a braccetto con tutti, dato che Gesù ci avverte dei falsi cristi, dei falsi profeti e dei falsi apostoli negli ultimi tempi, ma questo non deve impedirci di avere comunione con altri che, magari, vanno sostenuti e accolti perché, se è vero che l’unione fa la forza, col pari consentimento possiamo muovere a nostro favore la mano di Dio come fu per Gedeone.

Salvatore Di Fede | Notiziecristiane.com