Un messaggio speciale per tutti quelli che si sentono addetti ai lavori…

L’emarginato spesso non è colui che è solo, ma colui che si sente solo… capita spesso di vedere, durante il periodo delle festività, persone che diventano buoni per un giorno, o magari iniziative di associazioni, movimenti e missioni che vanno alla stazione per portare qualcosa ai senza tetto… Se guardiamo quello che accade intorno a noi con la prospettiva del bicchiere mezzo vuoto potremmo dire: “Quanta ipocrisia travestita da un falso buonismo… questa gente vive questa situazione non un giorno l’anno ma 365 giorni l’anno”; mentre se guardiamo il bicchiere mezzo pieno potremmo pensare: “Menomale che esistono queste festività (pagane) che sensibilizzano e coinvolgono questi movimenti a fare del bene anche pochi giorno all’anno”.

Comunque, ci poniamo ad analizzare la vicenda dell’emarginato, la nostra analisi sarà sempre distorta e comunque sbagliata, perché è e sarà sempre sbagliata la prospettiva dell’osservatore! Ci preoccupiamo sempre di dare un giudizio di quello che fanno gli altri, senza preoccuparci, in realtà di dare un giudizio su noi stessi; il nostro giudizio è vuoto o quasi come quel bicchiere, perché nei nostri ragionamenti il più delle volte manca l’autocritica, l’umiltà di guardare il nostro modo di agire, di ammettere che probabilmente anche noi quantunque conosciamo il Signore e ci definiamo nuove creature. La verità è che molto spesso siamo tiepidi e siamo uguali a tutta quella gente che fino a un secondo prima aveva finito di criticare perché non avevano dato il loro contributo per come andava dato; in poche parole quello che manca in molti di noi è il timore di Dio.

Quando la smetteremo di essere solo spettatori o peggio ancora di vestire i panni di quei farisei che conoscono la legge a memoria ma non la mettono ad effetto per aiutare l’emarginato o chi ci sta accanto? Vi posso garantire che ci sono persone, spesso credenti e non, che sono fermi nella stazione del loro problema e aspettano un treno che non passa, qualcuno arrivi per dargli una mano, una parola amica, un sostegno, un supporto, un’indicazione per poter risolvere il loro problema.

Avere un figlio che ha problemi di droga, un marito alcolizzato o con il vizio del gioco o della trasgressione sessuale, una moglie poco incline alla serietà ed al mantenimento della famiglia, sono problemi evidenti nella società di oggi, ma forse non davanti i nostri occhi, visto che il più delle volte rimaniamo arroccati nelle nostre posizioni, o in mezzo a delle pagine di una bibbia che non ci rappresenta, quasi a dire i problemi non sono i nostri, non ci riguardano e non c’importa se qualcuno si scandalizza del nostro modo di agire, anzi continuiamo a sbagliare con la nostra impulsività attraverso la visibilità che abbiamo sui social network.

Nel vangelo di Luca (4:14-30) vediamo un Gesù entrare nella sinagoga di Nazareth, con un monito chiaro e deciso: qui non ci sarà miracolo, qui voi non accettate il profeta perché non avete bisogno, siete troppo sicuri. Le persone che Gesù aveva davanti, infatti, erano tanto sicure nella loro fede alimentata dal proprio “Io”, tanto sicure nella loro osservanza dei comandanti, che non avevano bisogno di un’altra salvezza. Un atteggiamento che rivela il dramma dell’osservanza dei comandamenti senza fede: “Io mi salvo da solo perché vado alla sinagoga tutti i sabati, cerco di obbedire i comandamenti”; e che non venga questo a dirmi che sono meglio di me quel lebbroso e quella vedova, quegli emarginati!

Ma la parola di Gesù va in senso contrario. Egli dice: «Guarda se tu non ti senti ai margini, non avrai salvezza! Questa è l’umiltà, la strada della umiltà: sentirsi tanto emarginato» da avere «bisogno della salvezza del Signore. E solo lui salva; non la nostra osservanza dei precetti».

Molte volte il Signore ci chiama a chiudere i libri e uscire dalle chiese, ma noi continuiamo a perseverare nei nostri ragionamenti religiosi, nelle nostre giuste dottrine e facciamo finta di non sentire quello che lui ci dice; ricordiamoci che le “stazioni nella vita“ sono tante e vanno visitate tutti i giorni affinché possa passare, non solo per l’emarginato ma anche per noi, il treno della SPERANZA in GESÙ, per far rinascere in ognuno quel sogno, quell’emozione di una volta, che da smalto al vero significato della vita.

L’emarginato non è più quello che vediamo davanti a noi, ma quello che siamo diventati, quello che vediamo quando siamo davanti allo specchio, oppure, davanti a Dio quando voltiamo le spalle a ciò che il Signore a fatto nella nostra vita. Ognuno che si crede di essere molto religioso o solo perché magari ricopre un ruolo all’interno della chiesa ma non è rinnovato dallo spirito di Dio, se non chiede perdono col cuore, si spoglia della propria armatura e ritorna ai piedi del Signore attraverso la preghiera e con cuore affranto e uno spirito contrito, non sarà mai una nuova creatura e non vedrà mai la faccia di Dio!

Il Signore vuole riportarci al nostro primo amore, vuole trasformare e rinnovare il nostro cuore malato, vuole toglierci l’emarginazione dalla nostra vita e perdonare oggi stesso tutti i nostri peccati così che non ci saranno più ricordati. Vogliamo essere umili e semplici come dei piccoli fanciulli in modo che Gesù il Signore ci scampi dalla morte eterna o vogliamo continuare a pensare che ciò che abbiamo letto vale per gli altri ma non per noi stessi?
Dio ci benedica!

Pietro Proietto | Notiziecristiane.com