Un silenzio assordante

In questo tempo di crisi, in cui il mondo è più che mai sopraffatto da parole, comunicazioni, notizie di ogni genere, mi rendo conto che il silenzio è diventato un lusso.

Spesso sento di grandi flash mob in cui si esorta ad uscire da un balcone e comunicare al mondo circostante i propri sentimenti. Spesso leggiamo di esortazioni, da parte di autorità ecclesiali a stringerci in preghiera a Dio, tutti insieme, il motto è “ce la faremo”.

Così in questi giorni mi sono chiesto: ma per quale ragione Dio dovrebbe rispondere?

Qual è la logica secondo la quale Dio dovrebbe rispondere ad un’umanità generica, la stessa umanità che si vanta della propria autonomia decisionale, in tutto ciò che riguarda il bene e il male, il vivere e il morire, la fame e l’abbondanza, la salute e la crisi?

Dovrebbe Dio rispondere ad un’umanità che, con ogni mezzo e senza lesinare riserva, tenta di affermare la propria indipendenza, secondo il principio di una sovranità temporale che nessuno ha il diritto di mettere in dubbio?

Che diritto abbiamo nel chiedere risposte? Noi che fino a qualche mese fa, vivevamo come se non vi fosse un domani, pieni di noi stessi, pieni delle nostre convinzioni, sopraffatti dallo stress di una vita frenetica che ci concedeva a mala pena il tempo di poterci fermare a mangiare un tramezzino durante la pausa pranzo, magari accanto a qualcuno che guardandoci assaporare il nostro spuntino non aveva la possibilità di fare la medesima cosa.

Noi uomini moderni, il cui telefono suona all’impazzata, ricevendo comunicazioni e resoconti quotidiani sulle borse internazionali, statistiche e quel telefono intasato da chat dove ci si da il buon giorno anche quando un buon giorno non è. Quei social colmi di influenzer, che ci indicano e consigliano su come poter essere più apprezzati e alla moda. Noi, bombardati dal frastuono della vita, fino a qualche mese fa eravamo padroni di questo rumore, anzi abbiamo forzato la mano, battendo ancora di più sulle casse altisonanti della vita, rimarcandone il totale controllo, sicuri che il nostro rumore avrebbe cambiato, in meglio, le sorti del mondo.

Quindi che diritto abbiamo oggi di chiedere risposte a Dio?

L’umanità prega a gran voce un Dio che non conosce! 

 Tendono la lingua, che è il loro arco, per scoccare menzogne; sono diventati potenti nel paese, ma non per agire con fedeltà; poiché passano di malvagità in malvagità e non conoscono me”, dice il Signore. (Geremia 9:3)

Solo oggi il mondo, inteso come il complesso dei caratteri e dei rapporti distintivi della personalità, le classi sociali, tutte le categorie intellettuali, politiche e religiose, ed al complesso di persone della stessa specie o di specie diverse, si è accorta della propria impotenza. Sovrastati da un nemico che senza rumore ha stravolto le normali attività quotidiane, limitando al minimo i nostri spostamenti e rendendoci consci della nostra impotenza e piccolezza, oggi, questo mondo si riscopre all’improvviso bisognoso d’aiuto, cerca un aiuto esterno, l’umanità si raduna e riscopre nel suo vocabolario il nome di Dio.

Prima di questa fase storica, l’umanità ha teso la propria lingua, scoccando menzogne, abusando del proprio simile, in azioni e pensieri, cercando di prevaricare con tutti i mezzi possibili sul più debole, sfruttando il creato per propri tornaconti, non considerando minimamente il Creatore, quel Dio che oggi tanto invoca.

Le parole di Geremia dovrebbero irrompere come un fiume in piena nelle nostre vite e in quelle del mondo tutto, mostrandoci come in quel contesto, oggi come allora, i Giudei non avevano minimamente compreso e conosciuto Dio. Non avevano un rapporto con Dio, abbandonatoLo si unirono ad altre divinità, divenendo uomini dai sentimenti malvagi, capaci solo di azioni malvage, pensando di fare il bene fecero il male, applicandolo ad ogni livello provocarono solo desolazione.

Ed oggi l’umana natura non è mutata, la stessa umanità che non conosce Dio, si ferma, e nel frastuono causato da un nemico silente, grida e chiede protezione a  quel Dio che fino al giorno prima ha rifiutato, perché  ha creduto nella sua propria autosufficenza. La natura dell’uomo oggi viene messa a nudo, e mi chiedo se vi è davvero la consepevolezza, o è frutto di una necessità collettiva che cercando di svincolarsi dalle proprie responsabilità individuali, cerca di fare fronte comune alla situazione e si raduna, gridando e invocando quel Dio del quale non sa nulla.

Tutto questo sembra davvero un’esposizione drammatica di come l’uomo è davvero mal messo, e di come continui a non comprendere il suo lento e inesorabile tracollo.

E noi cristiani?  Abbiamo compreso qualcosa, o siamo coinvolti anche noi in questo assordante frastuono?

Quello che come figlio di Dio sto imparando da questo periodo, non è l’ovvietà di vivere in un mondo che disconosce Dio, che lo cerca a comando e che non sa nulla di Lui, ma di come io sia, più di quanto me ne renda conto, coinvolto nel frastuono del mondo.

Forse vogliamo celarlo a noi stessi, ma se siamo onesti, spesso siamo più caciaroni di quanto il mondo stesso lo sia. Cerchiamo Dio anche noi spesso a comando, imponendo Lui il nostro metro di misura per il risolvimento delle soluzioni, il Suo silenzio non lo accettiamo, quindi alimentiamo il frastuono del mondo per tirare l’attenzione su noi, come se Dio non sappia, come se Dio non veda, come se Dio abbia bisogno del nostro rumore.

Cari fratelli e sorelle in Cristo, io non vorrei trovarmi nella condizione di quelli che hanno detto: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti? Allora dichiarerò loro: Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori” (Matteo 7:22-23)

Il silenzio ti fa paura? 

È risaputo che l’uomo ha l’atavico bisogno di avere risposte immediate, l’attesa, la pazienza e persino il silenzio rispetto ad una situazione più o meno difficile, lo rende irrequieto, insicuro e nervoso.

Certo, oggi questa frenesia è esponenzialmente aumentata, siamo sempre alla ricerca di risposte, e purtroppo lo facciamo ponendoci le domande sbagliate, quindi cerchiamo nei posti sbagliati. Ricerchiamo ovunque qualcuno che parli, che esponga le proprie teorie, tentando spesso di farle coincidere con il nostro pensiero pur di provare a colmare quel senso di bisogno che abbiamo. Soprattutto oggi che siamo  di fronte alla crisi del covid-19, l’essere umano sta tentando con ogni mezzo di aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di non rimanere in silenzio e ascoltare forse senza avere risposte immediate.

Tutti coloro i quali leggeranno quest’articolo, avranno sicuramente letto più e più volte la storia di Giobbe. In quel libro la cosa che mi colpisce più di ogni altra cosa è l’assordante silenzio di Dio che si contrappone a tre amici che non lesinano istruzioni e forniscono soluzioni; vediamo come Giobbe però ricorda ai suoi consiglieri che:

Ecco, questi non sono che gli estremi lembi della sua azione. Non ce ne giunga all’orecchio che un breve sussurro. Ma il tuono delle sue potenti opere chi può comprenderlo?“ (Giobbe 26: 14).

In questa risposta Giobbe ricorda ai suoi cari amici che ciò che può essere detto e compreso dall’uomo non è che un pallido bagliore della potenza di Dio.

Qualcuno scrisse che “solo con la fine di tutto si cessa di essere uomini”, che grande affermazione, che grande maltrattamento alle nostre convinzioni e certezze. Il nostro rumore spesso è volto a sopperire alla mancanza di consapevolezza della nostra totale ininfluenza sulle leggi di Dio, che regolano e muovono il mondo.

Cerchiamo di affermaci come uomini, come cristiani, come mariti e mogli, come genitori, fratelli e sorelle, uomini e donne di successo, rumoreggiando alla vita la nostra presenza, elevandoci a direttori d’orchestra della vita, dobbiamo sempre e comunque essere rumorosamente noi, e solo attraverso noi, l’affermazione di noi.

“ Sta in silenzio davanti al Signore, e aspettalo…; “ (Salmo 37:7a)

Cari fratelli e sorelle, il silenzio è un mezzo potente, dal silenzio risuonano le potenti parole di Dio alle nostre preoccupazioni, l’attesa silenziosa e paziente esalta la voce di Dio che si spande e raggiunge il nostro cuore.

In questo tempo di estrema incertezza, quante volte ti sei seduto in silenzio davanti al Signore e lo hai aspettato?

Hai cercato gli amici di Giobbe, pieni di risposte, spesso inutili, o hai riconosciuto che il silenzio di Dio è più potente di ogni altra parola, affermazione o consiglio?

Forse sei stato l’amico di Giobbe lì pronto a fare baccano, lesinare consigli o addirittura essere coinvolto in discussioni controproduttive al fine di affermare te stesso e non Dio?

O forse hai timore di stare in silenzio davanti alla presenza di Dio?

Tutta la terra faccia silenzio in Sua presenza” (Abacuc) 2:20 ;

 “…ogni creatura faccia silenzio in presenza del Signore” (Zaccaria 2:13)

 

È il Signore stesso a esortarci a stare in silenzio, a stare alla Sua presenza in silenzio, a non gridare la nostra disperazione ad altri idoli, ma a rimetterci al Suo silenzio assordante. Tutti facciano silenzio davanti al RE, al Sovrano dell’universo, Egli è il sovrano anche su questi eventi che oggi sembrano motivo di rumore, motivo di sfoggio di misere soluzioni umane.

Rendiamoci conto però che non basta stare in silenzio, Egli ci chiede di stare in “silenzio in Sua presenza, in presenza del Signore”.

Se hai paura di non poterti affermare come uomo e donna che sta in silenzio, ma devi per forza urlare al mondo la tua opinione, allora evidentemente non hai ben compreso l’importanza che ha la ricerca silenziosa della Sua presenza.

La Sua presenza è il fulcro della tua stessa esistenza, se vivi, soffri e gioisci, ti ammali e guarisci tutto questo avviene e accade al silenzio della Sua presenza.

Fermati, in questo tempo che hai a disposizione, alla Sua presenza e fai silenzio, ascolta il silenzio senza paura, ascolta il suono della Sua presenza, invocala piuttosto di scapparne via, comprenderai davvero la grandezza di un qualcosa che è ben più grande di un misero e passeggero flash mob, di cui all’indomani nessuno più darà peso.

Il peso del silenzio di Dio è eterno, perché se è vero che “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” è altrettanto vero che in Cristo e con Cristo tu potrai stare in silenzio alla presenza di Dio, e non solo il tempo di un applauso o di una canzone proveniente da un balcone.

Cosa farai quando tutto sarà finito? 

Non è difficile imbattersi in affermazioni del tipo “questa è la volta buona che comprenderemo qualcosa”, “il mondo non sarà più come prima, sicuramente abbiamo imparato la lezione”, “vedrai che tutto andrà bene, e non succederà più”.

Oggi, vediamo come la politica e l’economia internazionale ha toccato rapidamente il momento più critico degli ultimi decenni.

Ma io non sono molto sicuro che davvero abbiamo imparato, come collettività, la lezione, non ho questa fiducia così profonda nell’uomo da portarmi a dire, “abbiamo imparato la lezione”.

L’Ecclesiaste ci ricorda “Non rimane memoria delle cose d’altri tempi; così di quanto succederà in seguito non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi” (Ecclesiaste 1:11).

Il punto centrale di tutto ciò che accade oggi, non è se il mondo avrà imparato qualcosa, ma se e cosa hai imparato tu da quanto oggi ti trovi a vivere?

Che uomo o donna ne uscirà da questo tempo di forzata permanenza in casa?

Che marito e moglie, membro di chiesa, responsabile di chiesa, responsabile giovani o gruppo lode, uscirà da questo periodo? Ti scorderai tutto, come un battito di ciglia?

Il mio auspicio è quello che da questo tempo, non il mondo, ma io e tu membri di chiesa, abbiamo imparato cosa sia davvero vivere alla presenza silenziosa di Dio attraverso la preghiera.

Lutero affermava: “Nessuno riesce a credere quanto sia potente la preghiera, e cosa sia capace di compiere, tranne quelli che l’hanno appreso per esperienza. È una questione importante quando in tempo di necessità ci aggrappiamo alla preghiera. So che quando ho pregato seriamente sono stato ampiamente ascoltato, e ho ottenuto più di quanto avevo chiesto. A dire la verità, Dio qualche volta ha ritardato, ma alla fine è giunto”.

Cosa hai fatto in questo tempo? Cosa hai imparato? Hai imparato a pregare e a stare alla presenza di Dio? Hai ricercato Dio?

Vedi, possiamo far finta di aver fatto questo, alla fine di tutto, sarà palese a chiunque e soprattutto a noi stessi che abbiamo mentito. Lo capirai dal fatto che tornerai a fare la stessa vita di prima, le stesse cose di prima, anzi con più affanno per il domani perché vuoi recuperare il tempo perduto.

“Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio” (1 Co 10:31).

Non vi è nulla di più ordinario e abitudinario del mangiare e bere, ma anche questo deve essere fatto per la gloria di Dio, come anche qualsiasi altra cosa deve essere fatta per la gloria di Dio. Potremo dare gloria a Dio solo se avremo contemplato la silenziosa presenza di Dio, ricercato il Suo nome e goduto della Sua gloria.

Nell’Antico Testamento la parola “gloria” veniva usata per riferirsi a re di particolare importanza ed è collegata a dignità, autorità, potenza e responsabilità.

Quando la Bibbia ci dice che andremo di “gloria in gloria” (2Co 3:18), vuol dire che andremo da un campo di responsabilità piccolo ad uno più grande.

Come il virus del covid-19 che non ha colpito di colpo tutto il mondo, ma ha avuto un epicentro, un focolaio, così come non si comincia dal grado di generale, ma si parte dall’essere soldato semplice, e si sale di rango così saremo trasformati di “gloria in gloria”, dalle cose piccole a quelle più grandi.

Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del Signore è quello che sussiste” (Proverbi 19:21)

 

Ecco, forse attraverso tutto questo processo la cosa da imparare, oltre al grande insegnamento che si ha alla presenza del silenzio di Dio, dovrà essere proprio quello che Dio fa a modo Suo, e l’uomo non può fare altro che gloriarsi della presenza di Dio e della verità che in Esso è racchiusa.

Vivi il futuro dimostrando che Egli è più prezioso della tua vita stessa, vivi sapendo che Dio non ricompenserà mai alcun tuo sforzo, passato o esercitato in questo periodo che hai gridato al mondo la tua esistenza, perché non ti sarà permesso di rendere la Croce un evento insignificante.

La grande vittoria sarà quella di uscire di casa, sapendo che hai imparato che tutto prende e ha senso portando gloria in tutto a Dio, tralasciando da quel momento in avanti ogni cosa umanamente attraente e “ogni volta che andrai tra gli uomini ne ritornerai meno uomo di prima”.

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