Unione europea sempre più Lgbt. Ora impone anche cosa è reato

Ieri il Parlamento Europea ha approvato un testo in cui la violenza di genere viene considerata come una nuova forma di reato comunitario, secondo quanto prescritto dal primo paragrafo dell’articolo 83 del TFUE (il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea).

Con questo articolo, infatti, il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno facoltà di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in sfere di criminalità particolarmente gravi che presentano una dimensione transnazionale. Praticamente l’Unione Europea può definire degli “standard minimi” dal punto di vista penale per alcuni reati a cui gli Stati Membri devono poi adeguarsi.

Tra i reati gravissimi ci sono infatti terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata.

Nel testo votato ieri, dunque, si aggiunge a questa lista anche la violenza di genere, il tutto “grazie” al voto favorevole di 427 deputati europei, contro 119 contrari e 140 astenuti.

Un vero e proprio cavallo di Troia, poiché con la scusa di un tema importante e drammatico come la lotta alla violenza contro le donne si arriva a imporre l’agenda e le priorità Lgbt, dunque il pensiero unico che vede nell’identità di genere un nuovo mantra. Da qui l’imposizione di leggi ad hoc che avranno come conseguenza un’istruzione gender per i ragazzi e un vero e proprio bavaglio arcobaleno a tutti i dissidenti dell’agenda Lgbt in Europa, siccome chiunque la pensi diversamente verrà tacciato di un “crimine grave” imposto direttamente dall’Europa.

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