Vale davvero la pena rassegnarsi?

Vale davvero la pena? In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,4). Questo brano rivela tanto,mostra tanto,ci tocca molto da vicino.

Di fronte all’oscurità, abbiamo sempre due alternative, a nostra disposizione. Possiamo maledire l’oscurità, ottenendo l’unico cambiamento di innervosirci; oppure, possiamo accendere qualcosa (una candela, una torcia, oppure anche solo un fiammifero): non spazzeremo via del tutto l’oscurità, ma basterà a non farci vincere e soprattutto,faremo luce intorno a noi.

Questo contrasto tra buio e luce si rivela terribilmente attuale, nel contesto odierno. Bombardati dalle notizie di calamità che si susseguono (dallo tsunami dell’Indonesia al sisma avvenuto Sicilia, passando a chi, per ignoranza o stupidità, confonde una partita di pallone con una guerra civile e razziale – vedi l’incontro Inter – Napoli), siamo forse tentati verso la rassegnazione, verso un pensiero che, facendosi strada, rischia di bloccarci: “non vale la pena”. Perché affannarsi? Perché fare il bene, se tanto non è apprezzato e finisce, anzi con il sembrare del tutto inutile e non rilevante?

Cristo, morendo sulla Croce per noi, ci ricorda che vale sempre la pena. Anche quando non sembra affatto. L’uomo, nonostante tutte le sue ribellioni, rimane così prezioso agli occhi di Dio, da scegliere di farsi bambino, di prendere carne e sangue, per placare la nostalgia provocata da quella frattura “Adamica“ che sembrava insanabile, tra l’uomo e Lui.

Quanta profondità se ci fermiamo un attimo a meditarne il pieno significato: Lui, DIO, viene sulla terra per riprendere quel contatto con la Sua creatura e nella Sua maestosità, affronta e vince la morte stessa, demolisce per sempre l’opera di satana di all’ora e di oggi e da più di 2000 anni or sono, ci tramanda questa eredità – preziosità. Cosicché, il corpo, da prigione platonica dell’anima (e, dunque, orpello di cui disfarsi il prima possibile, per raggiungere la vera libertà), diventa strumento per ricongiungere, come una cerniera, la terra e il cielo, l’uomo e Dio.

San Paolo, forse ci aiuta a comprenderlo meglio, anche nella sua relazione con la Croce:

«È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,20)

In Gesù, Crocifisso e Risorto, ogni cosa trova il proprio posto ed il proprio senso.  Sì, ne valsa davvero la pena ed ancora oggi, e’ l’elemento fondamentale per la costruzione della nostra vita.

Vincenzo Lipari | Notiziecristiane.com
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