Aggressioni e violenze abortiste contro i pro life. Anche l’Italia in pericolo

L’aborto, al netto di tutte le considerazioni possibili (etiche, giuridiche, politiche, persino filosofiche) è una violenza fatta all’essere umano. E questo deve essere il punto di partenza obbligato per ogni successiva riflessione circa le cause, il contesto, le circostanze (attenuanti o aggravanti), gli effetti psicologici sulla madre e tutto il resto.

Eppure, fin dai primi dibattiti sul tema, negli anni ’60 del secolo scorso, fu presentato dai suoi fautori come una possibilità, una “libertà” accordata – magari abtorto collo – alle donne, ai medici e alla società. Insomma come una sorta di allargamento delle maglie della legge (penale), in vista di un bene particolare da ottenere o di un male (come l’aborto clandestino o la nascita di un figlio con Sindrome di Down) da evitare.

Non stupisce quindi che tra i primi Stati che lo hanno legalizzato ci siano gli Stati Uniti, il paese del Primo emendamento e della statua della libertà. La realtà però smentisce brutalmente le costruzioni ideologiche mal fondate. E non è un caso se oggi, la violenza dei pro choice si sviluppa proprio nell’America delle libertà, dei diritti (a geometria variabile) e della democrazia.

Il 3 maggio scorso, infatti, si è avuta la fuga di notizie circa la bozza pro life della Corte Suprema. Bozza, che è in verità un documento organico di quasi 100 pagine, dovuto alla perizia, alla competenza e al coraggio del giudice Samuel Alito.

Da allora, in un solo mese, i portali statunitensi che seguono attentamente il progresso della causa della vita hanno segnalato decine e decine di episodi di violenza, di intolleranza, di minaccia e di odio ai danni dei difensori dell’embrione, delle chiese, delle parrocchie e dei centri culturali pro life.

Riportare l’intera lista delle violenze sarebbe forse tedioso per il lettore, ma ne abbiamo contati decine, escludendo ovviamente ciò che accade in Rete: in quel contesto le minacce patite dai pro life e il cosiddetto hate speech è una litania senza sosta. Seppur non denunciata dai media collusi col potere.

Uno degli ultimi casi, ma forse non l’ultimo vista la frequenza quotidiana delle violenze, è quello di una innocua chiesetta battista del Mississipi. Le foto la mostrano completamente imbrattata di scritte, insulti e slogan in favore dell’aborto. Le violenze dei pro choice si sono manifestate più o meno ovunque. Dalla Bible belt siano agli Stati più liberal. Da Washington all’Oregon, dall’Indiana al Michigan, dalla Virginia al Texas, dal Colorado alla California.

Chiese (cattoliche e protestanti) imbrattate o danneggiate, sedi pro life incendiate e distrutte, aggressioni fisiche ai danni di chi manifesta in difesa dell’essere umano, insulti per strada, minacce di morte, manifestazioni violente davanti ai luoghi simbolo della resistenza pro life, come la casa del giudice Alito e così via.

L’appoggio dei poteri forti, delle multinazionali e dello stesso presidente Joe Biden, rende così sicuri gli abortisti che ormai rivendicano le violenze come se nulla fosse.  Per esempio, come scrive Lifenews, «Rachel O’Leary Carmona, direttrice esecutiva della Women’s March, ha avvertito che gli attivisti per l’aborto saranno “ingovernabili” fino a quando il governo non legalizzerà l’aborto su richiesta».

In pratica non rispetteranno la legge e la convivenza civile. Altri gruppi hanno indicato le chiese come oggetto preferito della loro (mortifera) indignazione. Con le conseguenze che abbiamo visto.

C’è da chiedersi conclusivamente una cosa, anzi due. Molte di queste violenze sono nate in risposta ad una semplice bozza, o parere, di quel che potrebbe essere la decisione della Corte Suprema. Cosa avverrebbe dunque se la Corte, con coraggio e dignità, davvero abolisse la sentenza “Roe vs Wade” e tornasse a difendere la vita umana nascente?

E cosa accadrebbe anche in Italia se, su analoghe questioni bioetiche (l’eutanasia per esempio o il ddl Zan) si decidesse di non andare nel senso delle multinazionali e dei media da essi finanziati? Forse un assaggio lo abbiamo già avuto, quando lo scorso marzo – dopo delle innocue affissioni contro l’aborto e a favore della salute delle donne e dei nascituri – la sede nazionale di Pro Vita & Famiglia è stata brutalmente assaltata e vandalizzata, per ben due volte, da collettivi femministi.

Il linguaggio dell’odio, della violenza, del razzismo ideologico più becero è tutto dalla parte dei liberal. Noi, in qualunque caso, continueremo a difendere la vita umana: dal concepimento fino alla morte naturale.

https://www.provitaefamiglia.it/blog/aggressioni-e-violenze-abortiste-contro-i-pro-life-anche-litalia-in-pericolo

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