Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù

Minestra-Esaù-riso-600x502Senza dubbio, l’idea diffusa che Giacobbe, il padre delle dodici tribù di Israele, fosse uno scaltro truffatore che con i suoi stratagemmi derubò suo fratello Esaù della sua primogenitura.

Si racconta che lo fece anche con suo zio Labano, “con i suoi beni e delle sue greggi”, ciò è stata una delle principali leggende popolari a sostegno delle ripetute ondate di antisemitismo degli ultimi tre millenni. Molte persone, basandosi su questo, hanno creduto che gli Ebrei, che sono tutti discendenti di Giacobbe, abbiano ereditato il carattere del loro capostipite e che per questo siano manipolatori disonesti, interessati solo al denaro e al potere.

Esaù, invece, è dipinto come un uomo nobile e un gran lavoratore che, essendo un ingenuo, fu ingannato in un momento di debolezza dall’astuto fratello Giacobbe, che gli sottrasse la sua legittima primogenitura. Esaù fu il padre degli Edomiti, che oggi sono una nazione estinta ma i cui discendenti si sono mescolati con altri discendenti non Israeliti di Abramo dando origine ai popoli arabi.

Tuttavia, esaminando più attentamente la storia di Giacobbe narrata dal capitolo 25 al capitolo 35 del libro della Genesi, si otterrà un quadro molto più positivo del suo vero carattere. Esaù e Giacobbe erano gemelli, ed Esaù era il maggiore. Prima che nascessero Dio aveva detto ai loro genitori: Il maggiore servirà il minore
(Genesi 25:23). In questo piano divino non c’era assolutamente nulla di sbagliato. Nessuna legge divina aveva mai stabilito che il primogenito dovesse ricevere tutta l’eredità o che, nel caso speciale della stirpe divina che si estense da Adamo a Cristo, il figlio maggiore dovesse essere quello che portava avanti la stirpe (Set, Sem, Isacco, Giuda, Davide e molti altri componenti di questa stirpe messianica non furono figli primogeniti).

Al contrario, l’Eterno scelse il componente di ogni famiglia che aveva il cuore maggiormente in armonia con la volontà e il piano di Dio per la redenzione del mondo attraverso il Salvatore. Conoscendo il carattere di Giacobbe e di Esaù prima che nascessero, Dio scelse Giacobbe e lo rivelò chiaramente ai suoi genitori: Esaù non era egli fratello di Giacobbe? Dice l’Eterno; e nondimeno io ho amato Giacobbe, e ho odiato Esaù (Malachia 1:2-3).
Esaù, non appena il suo carattere cominciò a formarsi, si lasciò andare agli appetiti della carne, non curandosi assolutamente della volontà di Dio. Esaù era un esperto cacciatore, un uomo di campagna (Genesi 25:27) e questo sottintende che trascorreva la maggior parte del suo tempo perfezionando la sua abilità di cacciatore e che probabilmente aiutava pochissimo nei doveri famigliari e non era interessato alla grande eredità spirituale della famiglia. Per di più ciò fu dimostrato quando, invece di sposare una donna del proprio popolo, sposò due donne ittite di una nazione Cananea, anche se questo era chiaramente contrario alla volontà di Dio (Genesi 26:43-35).

Giacobbe, invece era tranquillo (Genesi 25:27). E’ importante notare che il termine tranquillo corrisponde alla parola ebraica che di solito è resa perfetto. Giacobbe, quindi, era un uomo giusto, che ubbidiva ai genitori, che cercava di assolvere a tutti i suoi doveri nell’ambito della famiglia e che, e questa è la cosa più importante, era profondamente interessato alla primogenitura spirituale che Dio gli aveva promesso prima che nascesse. Malgrado tutto questo, però, nella sua vecchiaia Isacco ( che ormai aveva più di 100 anni) iniziò ad avere un debole per Esaù, probabilmente per la sua abilità nel cacciare e preparare per lui pranzi succulenti (Genesi 25:28; 27:1-4). Isacco decise di dare a Esaù la benedizione che spettava a Giacobbe (si confronti Genesi 27:29 con Genesi 12:3 e Genesi 25:23). Questa benedizione implicava la promessa profetica di Dio, data in principio ad Abramo e poi a Isacco, secondo cui tutte le nazioni sarebbero state benedette attraverso la loro progenie, che un giorno avrebbe ottenuto il primato universale.

La primogenitura, invece, consisteva chiaramente nel diritto di guidare la famiglia nelle questioni spirituali, come presiedere all’altare dove adoravano Dio insieme a trasmettere alla famiglia la Parola di Dio, con tutte le storie antiche e le promesse misericordiose per il futuro. Qualche tempo prima Esaù, essendo un uomo fornicatore e profano, aveva venduto la sua primogenitura a Giacobbe per una sola pietanza (Ebrei 12:16). Sembra che fosse consuetudine (benché non obbligatorio) che la primogenitura andasse al figlio maggiore, presumendo che la desiderasse e che la meritasse. A quanto pare per Esaù questo diritto non aveva alcun valore, mentre Giacobbe desiderava sinceramente questo privilegio e non c’è nessuno indizio che faccia pensare che il compromesso proposto fosse qualcosa di sbagliato. Per di più, Giacobbe era molto più adatto a svolgere queste funzioni, visto che Esaù sprezzò la primogenitura (Genesi 25:34).

In questo modo Giacobbe acquistò le responsabilità e i privilegi della primogenitura. Tuttavia, per ricevere anche la benedizione paterna che gli spettava, Giacobbe acconsentì a uno stratagemma proposto da sua madre Rebecca per far credere a suo padre, che era cieco, di essere Esaù. Quando Giacobbe si oppose all’inganno proposto dalla madre, Rebecca si appellò al suo diritto di ricevere ubbidienza da parte di suo figlio Giacobbe e si assunse ogni responsabilità (Genesi 27:13).

Rebecca la pagò cara per questo inganno, perché non vide mai più Giacobbe dopo quel giorno. Egli fu costretto a fuggire da Esaù ed ella morì prima che il figlio potesse tornare a casa dopo molti anni. Giacobbe si rese anche colpevole di aver mentito, anche se lo fece per ubbidire a sua madre e per ottenere ciò che gli spettava. Invece che rincorrere a questo rimedio, Giacobbe avrebbe dovuto confidare in Dio per risolvere il problema e prelevare sulla disubbidienza di suo padre alla Parola di Dio.

Ad ogni modo, è molto importante notare che quando durante la notte l’Eterno visitò Giacobbe in sogno ( Genesi 28:12-15) non lo rimproverò, ma gli promise soltanto che sarebbe stato benedetto la sua progenie dopo di lui, confermando così la stessa benedizione pronunciata da suo padre. E’ assurdo pensare che Dio si sia lasciato condizionare da uno stratagemma puramente umano. Giacobbe avrebbe ricevuto la benedizione divina a prescindere da ciò che Isacco o Esaù potessero aver fatto.

Questa promessa cominciò a compiersi durante gli anni trascorsi con lo zio Labano. Il servizio fedele e abile di Giacobbe portò grande prosperità a Labano
(Genesi 30:27-30), anche se Labano lo ingannò ripetutamente, prima riguardo alla moglie promessa (Genesi 29:20, 25) e poi spesso riguardo le retribuzioni promesse (Genesi 31:38-42). Dio benedisse Giacobbe per la sua fedeltà, accrescendo i suoi greggi (Genesi 31:5-13). Giacobbe non era perfetto, ma è chiaro che sicuramente era uno degli uomini più nobili e più pii descritti in tutte le Scritture e lo era immensamente di più del suo fratello maggiore. Tuttavia, se qualcuno dovesse ancora domandarsi perché Dio favorì Giacobbe invece che Esaù, la risposta che Romani 9:13-15 fornisce a questa domanda dovrebbe bastare:
“Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo! Poiché egli dice a Mosè: Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione”.

Ciò che Dio fa è giusto per definizione! E ciò che dice deve essere vero per definizione. E’ assurdo per qualunque uomo dubitare del Suo Creatore.
“Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: Perché mi hai fatta così?” (Romani 9:20). Possiamo sempre essere completamente certi che, le comprendiamo o no, Dio ha sempre delle buone ragioni per ciò che dice o fa. La nostra più grande sapienza e felicità consistono semplicemente nel confidare e nell’ubbidire.
H. Morrison

Francesco La Manna – notiziecristiane.com

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