LA COMPRESSA CHE SCONFIGGE L’EPATITE C

pillolahazreUnico neo, però, sarebbe il costo eccessivo: la cura, che dovrebbe durare intorno ai tre mesi, avrebbe un costo di circa 84mila dollari.

Nuovi orizzonti nella lotta all’epatite C. La cura risiederebbe in una pillola che contiene la molecola sofosbuvir ma che sta già facendo molto discutere per il prezzo notevole. Approvata venerdì sera dalla Food and Drug Administration (Fda), la compressa costerebbe circa 84mila dollari per terapia. Mille dollari al giorno, per l’esattezza, per un periodo di quasi tre mesi. Una cura che non tutti potranno permettersi, dunque, ma che potrebbe rappresentare un notevole risparmio almeno di tempo rispetto alle terapie attuali.

Malattia infettiva del fegato, la cui causa è da rintracciare nel virus Hcv, l’epatite C conta circa 150 milioni di malati cronici e colpisce ogni anno dai tre ai quattro milioni di persone al mondo e se non curata in tempo può causare la cirrosi epatica o il cancro. Le cure al momento note e utilizzate sono a base di ribavirina o iniezioni di interferone. Quella convalidata nei giorni scorsi, invece, potrebbe costituire una vera svolta storica. «Una rivoluzione nella terapia di questa malattia che causa nel nostro Paese 10.000 morti l’anno – commenta Antonio Gasbarrini, professore di gastroenterologia all’Università Cattolica di Roma. Un grande passo avanti perché il farmaco costituisce «il primo antivirale con azione diretta che unisce una grande efficacia a bassi effetti collaterali – continua lo studioso – e che potrà essere utilizzato anche nei malati più gravi per diminuire la progressione della malattia». E se c’è chi punta il dito contro il costo eccessivo della cura che non la renderebbe accessibile a tutti, gli esperti tengono a spiegare che la compressa potrebbe addirittura avere un’efficacia doppia rispetto a quella dei farmaci attualmente in commercio, passando da un 45 a un 80-95 per cento. La pillola, infatti, sarebbe in grado non solo di debellare la malattia ma anche di diminuire il progredire della patologia, e quindi, la mortalità.

Fonte: http://cocotown.altervista.org/

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