Le stagioni del cuore

DSK-stagioni1Mi trovavo in un piazzale molto spazioso, in una bella giornata di sole. Tante persone, soprattutto giovani, si trovavano lì dov’ero io in questo grande spazio di musica, danze e libertà.

Ballavamo, ognuno ballava, e si muoveva nella massima libertà, con pudore e rispetto, in letizia e spensieratezza. Io ballando m’innalzavo anche in aria volteggiando e facendo delle cose incredibili con il mio corpo in totale leggerezza, restando in aria anche per periodi prolungati senza alcuna difficoltà, con la massima naturalezza.

Capitava, infatti, che iniziassi a danzare allegramente con un’altra fanciulla e poi all’improvviso, mentre ci tenevamo per le mani danzando per terra, io mi sollevavo in aria con grande gioia e ballavo in aria facendo interminabili piroette. Sotto di me c’erano alcuni amici un po’ preoccupati che potessi cadere e farmi male, e cercavano di tenermi con le loro braccia alzate. Ma io non volevo che mi tenessero e continuavo a ballare in aria facendo acrobazie. Mi faceva sorridere e mi inteneriva comunque la loro sincera preoccupazione perché sapevo che mi volevano bene ed anch’io ne volevo a loro.

Era davvero una bella festa, un sereno incontro conviviale tra persone che si vogliono bene, ed era d’estate. Lo so perché ho visto una ragazza vestita in costume da bagno (intero).

Ad un tratto, mentre per l’ennesima volta mi trovavo a volteggiare in aria, mi accorsi che tutte le persone se ne stavano andando, seguendo tutti la medesima via che conduceva all’uscita da quel cortile dove avevamo fatto festa fino a quel momento. La via dell’uscita si trovava a lato di una piccola scala in legno ed era in salita rispetto al resto del cortile, che invece era pianeggiante. La via dell’uscita dove le persone erano incamminate era come un corridoio, o per meglio dire un tunnel. Il tunnel non era molto lungo. Sia le persone che uscivano che il tunnel erano all’ombra: su di loro non splendeva il sole.

Mentre iniziò il peregrinare verso l’uscita stavo volteggiando velocemente in aria e ad un tratto mi sentii quasi scaraventata verso l’uscita. Ma non fui diretta verso il tunnel, bensì contro la piccola scala a lato. Nella spinta che ricevetti cercai di mettere tutto l’autocontrollo che potei e seppur bruscamente mi fermai illesa. Sotto la scala vidi tante piccole faccine di bambini che mi guardavano meravigliati e con ammirazione per le piroette.

Dei bambini vedevo solo la testa, e gli occhioni colorati e spalancati, ma il resto del corpo era all’ombra sotto gli scalini della scala di legno. Dietro di me e accanto a me, all’altezza dello scalino dove mi ero fermata, c’erano dei bambini più grandicelli, ma di loro non vedevo né il volto né il corpo. So che c’erano perché ho intravisto delle piccole figure scure accanto a me. Il fatto che fossero all’ombra non era un aspetto negativo; in realtà erano come nascosti e infatti alcuno di quelli che passava dal tunnel si interessava di loro.

Non c’era alcuno che entrasse nel cortile, il flusso delle persone era tutto diretto all’uscita dal piazzale. Le persone che uscivano, quando s’inoltravano sotto il tunnel, perdevano colore e diventavano scure. Di loro non vedevo alcun volto, erano tutti grigi e non vidi il volto di alcuno, ma potevo intravedere solo le loro gambe e il torace dalle braccia in giù. Nessuno si fermava. La scala e il tunnel dell’uscita erano proprio uno accanto all’altra. Nessuno salì sulla scala e a dire il vero non so neanche se la vedevano. Tutti percorrevano la stessa via d’uscita, quella del tunnel.

Solo io finii scaraventata contro la scala e mi fermai in mezzo a quei bambini. Io ero finita sugli scalini. I bambini erano nascosti sotto gli scalini.

La scala non era ripida, ma non ne vedevo la fine. So solo che era adiacente il muro di una casa e forse portava al portoncino dell’entrata, ma non lo posso dire con certezza perché io non mi ricordo né di aver salito la scala, né di esservi scesa.

La confusione (per modo di dire) della folla che se ne andava, ad un tratto cessò.

Il cortile rimase deserto.

Mentre le persone stavano uscendo, io mi ritrovavo sulla scala con i bambini e finito il flusso delle persone semplicemente mi rividi fuori del tunnel dall’altra parte, ma senza esservi passata a piedi. Anch’io mi ero avviata ad andarmene, ma evidentemente ero rimasta indietro attardandomi per una qualche ragione che non so o non ricordo e rimasi sola. Sentivo che dovevo andarmene anch’io, qualcosa mi tirava via di lì con forza. Mentre stavo andando verso la bicicletta per tornare a casa, voltandomi vidi che il cortile aveva assunto dei colori meravigliosi. Guardando da fuori del tunnel il cortile era come spostato sulla destra e la via d’uscita sulla sinistra.

Vidi allora che nel cortile dove prima avevamo ballato c’erano degli alberi e tutt’intorno ed anche per terra era ricoperto di foglie dai colori stupendi: rosso, arancione, verde, giallo ed ogni altro colore acceso e meraviglioso propri dell’autunno più meraviglioso che si sia mai potuto vedere quaggiù in terra. A quella vista rimasi a bocca aperta. Sentivo che dovevo andarmene, ma ero trattenuta come da una calamita ad ammirare quello spettacolo. Fu allora che mi venne in mente di fotografare quella meraviglia, perché desideravo poterne condividere il ricordo con coloro che poco prima nel cortile avevano fatto festa insieme con me e lasciare anche a loro, come ricordo di quel gioioso giorno di festa, l’immagine di quei colori stupendi che stavo vedendo io.

Ma mentre ero lì e pensavo di prendere la macchina fotografica, mi accorsi che la luce del sole velocemente cambiava nel cortile. Il cielo non si vedeva, ma vedevo chiaramente la luce dei raggi del sole che scendevano in obliquo (sulla destra rispetto alla mia visuale). La luce cambiava spostandosi sulle fronde degli alberi e sul tappeto di foglie colorate, calando con una velocità veramente innaturale.

Il tempo era accelerato.

Ero consapevole che ad ogni respiro quei colori stupendi perdevano d’intensità  a causa della luce che calava. In ogni caso volevo almeno provarci. Quando fui pronta per scattare guardai verso il cortile e vidi che una coltre nera come la pece avanzava dalla parte sinistra del cortile e nel giro di pochi istanti, realmente un batter d’occhio, tutto diventò nero e in quel nero catrame ogni cosa era divenuta indescrivibile. Non riuscii mai a scattare la foto. Da dove giungeva il muro nero catrame non c’era nulla, ma dietro di sé lasciava il vuoto, il deserto, il niente di niente e in poco tempo sapevo che avrebbe inghiottito anche tutto il paesaggio.

Tornai alla bicicletta per andare a casa. Mentre cercavo di aprire il blocco delle ruote arrivarono tre o quattro ragazzi anch’essi in bicicletta. Le biciclette di tutti erano bianche, anch’io e i ragazzi eravamo vestiti di bianco. Quei ragazzi non erano di quelli della compagnia precedente o almeno non li conoscevo. Non mi ricordo se ci salutammo. Io non volevo farmi notare e rimasi accovacciata accanto alla ruota nel gesto di aprire il lucchetto con la chiave che avevo in tasca, e nel mentre cercavo di ascoltare i loro discorsi per capire da dove venivano.

Il sogno finisce qui.

La spiegazione del sogno è questa:

In estate sarà gioia e spensieratezza.

Verso la fine dell’estate ognuno tornerà a casa sua, la festa finirà.

I bambini saranno protetti sotto “la scala”. Sono sicura che “la scala” rappresenti l’intervento del SIGNORE per salvare “gli innocenti”

L’autunno comincerà come all’improvviso. Sarà stupendo perché tutto ciò che si vedrà
sembrerà meraviglioso. Ma le luci sull’autunno caleranno presto.

All’inizio dell’inverno i colori si cambieranno in buio tenebra, come una coltre di catrame che si presenterà da nord ovest. Allora sarà angoscia e disperazione per tutti.

L’anno a cui si riferisce il sogno è il 2015.

N.B: L’interpretazione è volutamente incompleta perché è un sogno della fine. Chi legge il sogno analizzando il significato di alcuni particolari, comprenderà per sé stesso ciò che lo Spirito Santo intende dirgli personalmente. La cosa certa sono le stagioni, confermate ripetutamente sia dalle letture dell’A.T. per la preghiera di queste ultime settimane, sia da un altro sogno fatto precedente a questo.

La mattina, al risveglio dal sogno, ho posto una domanda specifica al SIGNORE. Pur presagendo la risposta Gli ho chiesto se il sogno riguardasse avvenimenti in là nel tempo oppure contemporanei.

La risposta è stata:

Giacomo 5:7-11 “Pazientata dunque, fratelli, fino alla venuta del Signore. Ecco l’agricoltore attende il prezioso frutto della terra, pazientando per esso, finché riceva [pioggia] prima e tardiva. Siate longanimi anche voi, fortificate i vostri cuori, poiché la venuta del SIGNORE è vicina. Non sospirate gli uni contro gli altri, affinché non siate giudicati! Ecco il Giudice sta dritto alle porte. Prendete a modello, fratelli, del patimento e della pazienza i profeti, i quali hanno parlato nel Nome del SIGNORE. Ecco, diciamo beati coloro che hanno sopportato [1]. Vi è nota la forza di resistenza di Giobbe, e vi è noto il punto culminante del SIGNORE, poiché molto misericordioso è il SIGNORE e compassionevole. (traduzione letterale dal testo greco senza compromessi)

Sia il sogno, che la sua interpretazione che il passo di Giacomo, prego il SIGNORE DI OGNI VITA che possa essere di benedizione e di santificazione per tutti coloro che Temono il Suo Santo Nome e tremano dinanzi alla Sua Parola.

(Eva)

[1] Letteralmente “i restanti” Il passo è scritto così in corsivo anche in greco in quanto è citazione di: Daniele 12:12; Salmo 103(102):8; 111(110):4; Giobbe 1:21ss.

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