Siria. «Mio figlio poteva morire nella scuola colpita a Damasco. I ribelli vogliono uccidere i cristiani» [Video]

siria-damasco-scuola-ribelli«Oggi nessuno ha mandato i suoi ragazzi nelle scuole cristiane. Anch’io non ho mandato i miei figli ma dobbiamo continuare a vivere: la forza della vita è più forte di quella della morte, l’amore è più forte dell’odio». Samaan Daoud, cristiano di Damasco, racconta così a tempi.it la paura della gente dopo che i ribelli hanno sparato ieri colpi di mortaio dalla periferia colpendo tre scuole e due chiese nel quartiere cristiano della capitale, uccidendo in tutto nove persone tra cui cinque bambini.

«MIO FIGLIO POTEVA MORIRE». «Anche mio figlio poteva essere ucciso – continua Samaan – Mia moglie è corsa a prenderlo dopo che insieme ai suoi compagni allo scoppiare dei mortai è scappato nei rifugi con grande paura. E mentre andava a prenderlo è caduto un altro colpo vicino alla scuola delle suore di Lourdes, proprio quella che è stata colpita anche un mese fa».
Anche il figlio più grande di Samaan ha rischiato la vita poco tempo fa: «Lui va in un’altra scuola e per tornare a casa deve passare dalla piazza centrale di Bab Touma, che si trova nel centro storico. Mentre stava per entrare in piazza, è caduto un colpo di mortaio. Ci siamo spaventati moltissimo ma questa volta è andata bene. Non sappiamo però come andrà la prossima».

La scuola colpita a Damasco dai colpi di mortaio dei ribelli
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 «CE L’HANNO CON I CRISTIANI». Ad attaccare scuole e uccidere i bambini sono stati i ribelli, che si trovano ad appena un chilometro dal quartiere cristiano di Damasco e da lì sparano per colpire i cristiani. «Ce l’hanno con noi da quando il Papa ha chiamato tutto il mondo alla preghiera e al digiuno. Il primo risultato si è visto a Maloula, poi a Sadad, dove abbiamo trovato 45 corpi di cristiani uccisi in fosse comuni». Questa, continua Samaan, «è attualmente una guerra annunciata contro i cristiani. Hollande si è detto preoccupato pochi giorni fa e ha chiesto ai cristiani di venire via dal paese. Io non so se c’è una strategia per svuotare il Medio Oriente della nostra presenza e cancellare così l’identità cristiana ma questo è sbagliato».

«VIA GLI STRANIERI». Samaan resterà con la sua famiglia a Damasco e riprenderà a mandare i figli a scuola: «Loro vogliono che i nostri ragazzi si nascondano ma noi ci teniamo a educarli. La vita deve continuare. I ribelli sparano in una zona pacifica, dove non si combatte, dove vive gente che non ha nessuna colpa. Ma questa ormai non è più una guerra di chi sta con o contro Assad: ci sono 25 mila stranieri che combattono nel nostro paese. La questione non è più la democrazia: noi dobbiamo mandare via gli stranieri dalla Siria».

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